Stasera va in onda il naufragio – 02/03/08

MAGONZA – Non succede spesso, neppure nella seriosa e impegnata Germania, che metà dei deputati al Bundestag presenzi insieme al cancelliere Angela Merkel alla prima di un film. È accaduto alla fine di gennaio quando in un grande cinema della Potsdamer Platz di Berlino è stato presentato al mondo politico Die Gustloff, un kolossal destinato a un grande successo di pubblico e che verrà trasmesso dalla rete televisiva pubblica Zdf in due puntate, tra oggi e domani.

Il film racconta l’affondamento della «Wilhelm Gustloff», una nave stracarica di rifugiati tedeschi provenienti dalla Prussia Orientale che negli ultimi mesi della guerra tentavano disperatamente di rifugiarsi a Ovest, dinanzi all’avanzata dell’Armata Rossa. Era la notte tra il 30 e il 31 gennaio 1945: il sommergibile sovietico S 13 silurò la nave tedesca provocando la morte di novemila persone nelle acque gelide del Baltico. È tuttora la più grave tragedia navale della storia.
Die Gustloff si inserisce in un filone ormai noto: a oltre mezzo secolo dalla fine della guerra la Germania vuole sottolineare che anche i tedeschi hanno sofferto durante il conflitto. Negli anni scorsi, il Paese ha ricordato i bombardamenti di Dresda o la fuga dei profughi dai territori orientali del Reich. In I ragazzi della rosa bianca ha onorato la memoria di coloro che si sono opposti al nazismo. In La caduta ha raccontato gli ultimi giorni di Adolf Hitler nel suo bunker berlinese.
Marc Rothemund od Oliver Hirschbiegel sono i nuovi registi della cinematografia tedesca. Da un lato confermano quanto nota Sabine Hake nel suo Film in Deutschland – Geschichte und Geschichten seit 1895: vale a dire l’indissolubile rapporto tra la Storia tedesca e le storie che il cinema tedesco racconta. Dall’altro, riflettono «il desiderio di offrire una nuova prospettiva alla storia della Germania», come ha detto lo stesso Hirschbiegel, il regista di La caduta.
Ma Die Gustloff è anche il riflesso di un Paese che sui grandi momenti della guerra preferisce ormai “fiction”, rispettosa naturalmente dei fatti, più che documentari. Per decenni, la televisione pubblica ha avuto un ruolo pedagogico, offrendo ai telespettatori con straordinaria puntigliosità trasmissioni sul periodo nazista. Da direttore della Redazione storia della Zdf, Guido Knopp ha firmato non meno di 20 reportage sulla Seconda guerra mondiale.
«Non ci saranno più in Germania megadocumentari sul nazismo, le serie con sei o sette puntate dedicate al conflitto, agli uomini di Hitler, all’Olocausto o alla Wehrmacht – spiega Knopp, uno degli storici tedeschi viventi più noti dopo la scomparsa nel 2006 di Joachim Fest –. Quella fase è terminata: il periodo della guerra è stato sviscerato anche in certi casi con virulente polemiche. Oggi i tedeschi sono pronti a trattare quel passato con maggiore calma, minori emozioni».
«Mi sembra che documentari storici sul periodo della guerra verranno prodotti soltanto sulla base di tre ragioni particolari – prosegue Knopp, 60 anni, nel suo ufficio di Magonza dove ha sede la Zdf –: nel caso in cui emergano nuove informazioni, oppure quando viene scoperto nuovo materiale oppure ancora quando anche per motivi legati all’attualità vi sia modo di provocare una discussione più larga. Lo stesso fenomeno si tocca con mano alla Bbc britannica o al History Channel americano».
In questo senso va inserito un documentario di Knopp appena terminato e dedicato all’Anschluss, l’invasione dell’Austria da parte della Germania hitleriana settant’anni fa. Il tema è ancora controverso e potrebbe naturalmente scatenare nuove discussioni sul ruolo avuto dagli austriaci durante il conflitto e magari anche sul modo in cui il vicino di lingua tedesca ha gestito il dopoguerra, i suoi ricordi e le sue responsabilità.
Nel contempo, il direttore della Redazione storia della Zdf è anche il protagonista di una corsa contro il tempo: per raccogliere le ultime testimonianze di coloro che hanno vissuto in prima persona il periodo nazista. «Abbiamo fatto finora circa cinquemila videointerviste – nota ancora Knopp –. Spero di raggiungere i dieci-dodicimila intervistati entro i prossimi quattro anni. Credo che nell’era di internet i loro ricordi saranno più efficaci di una pagina di libro, soprattutto per i più giovani».
Die Gustloff è destinato ad avere un certo successo, spiega ancora lo storico tedesco, perché risponde a un certo desiderio di intrattenimento da parte del pubblico tedesco. Il kolossal firmato da Joseph Vilsmaier, cinque anni di lavoro, è costato dieci milioni di euro e ha visto la partecipazione di oltre cinquecento comparse. In quest’ultima settimana il quotidiano popolare «Bild », che ben riflette umori e passioni del Paese, ha dedicato all’avvenimento una pagina al giorno.
A oltre sessant’anni dalla fine della guerra la Germania continua imperterrita a celebrare più che i suoi successi i suoi fallimenti. A Berlino sono previsti due nuovi monumenti: in memoria dei Rom e degli omosessuali, vittime anch’essi della repressione nazista. A Erfurt sta nascendo un museo tutto dedicato ai forni crematori. A Dachau sarà presto inaugurato un nuovo centro di accoglienza dei visitatori. Eppure, in un certo senso, con l’arrivo di Die Gustloff, il passato in Germania diventa sempre più Storia.
B.R.