L’Italia – Il paese dove la politica si fa a colpi di battute

Le battute riuscite sono il sale della politica, e forse anche della democrazia. Alcune feroci dichiarazioni di Churchill o di Clemenceau sono rimaste nella storia dell’Inghilterra e della Francia.

Un giorno alla Camera dei Comuni il premier inglese fu accusato da una deputata di essere ubriaco. Lui gli rispose: “Io domani sarò sobrio. Lei domani rimarrà brutta”.

Irritato dall’influenza dei mandarini in Francia, l’uomo politico francese disse un giorno: “I funzionari sono un po’ come i libri di una biblioteca: sono quelli più in alto che servono meno”.

I dirigenti politici italiani si rincorrono a vicenda con battute che spesso nella migliore delle ipotesi sono banali e goliardiche, in altri casi volgari e offensive, e che comunque non hanno lo stile dei tempi passati.

Di seguito, alcuni esempi degli ultimi giorni. Lascio al lettore valutarne la diversa qualità e gravità.

In un dibattito in Parlamento, l’ex premier Matteo Renzi ha definito l’esecutivo in carica un “governo Vinavil”, sottolineandone la mancata coesione tra i partiti che lo compongono.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che nel negoziato con la Commissione europea per strappare flessibilità di bilancio il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis avrebbe “il passo di un alpino lettone”.

In una recente allocuzione, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha fatto una battuta dal sapore sessista, rallegrandosi di un prossimo “incontro” politico “a tre” con due deputate.

In passato, anche la premier Giorgia Meloni ha imboccato la stessa strada, con battute in un marcato accento romanesco.

Il circolo vizioso è micidiale. La battuta ad effetto si presta alle reti sociali che propagano le dichiarazioni con foto, video e audio, approfittando del nostro ormai bassissimo tasso di attenzione.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa, 78 anni (in una foto tratta da Internet)

Assettati di popolarità e preoccupati di cadere nell’oblio, i dirigenti politici sperano di provocare un sorriso, una risata, e in televisione anche un applauso. Nei fatti avranno più spesso contribuito a fare della politica una nuova forma di intrattenimento.

Non per altro il dibattito pubblico che rimbalza in televisione e sui siti si va degradando di giorno in giorno, in un momento in cui il paese si sta drammaticamente impoverendo. Mi limiterò a citare le statistiche pubblicate negli ultimi giorni.

Abbiamo appena scoperto, grazie al rapporto annuale dell’ISTAT, che nel 2025 il prodotto interno lordo reale dell’Italia è risultato di poco superiore al livello del 2007 (+1,9%). Nel frattempo, il PIL reale di Francia, Germania e Spagna cresceva intorno al 20%.

C’è di più. Abbiamo anche scoperto che il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni è in Italia il più basso d’Europa, di appena il 60%. Il secondo paese peggiore in classifica è la Grecia, con un tasso di occupazione del 71%.

Infine, sempre in questi giorni Eurostat ha rivelato che solo il 19,9% degli italiani di età compresa tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale nel 2025, rispetto a una media europea del 32,%.

Per lavoro seguo il dibattito pubblico in molti paesi europei. Quello italiano mi pare di gran lunga tra i più modesti, ostaggio delle reti sociali, di litigiosi talks shows televisivi, di giornali di qualità discutibile e purtroppo di livelli d’istruzione particolarmente bassi.

Secondo l’OCSE, l’Italia è ormai penultima in classifica per percentuale di diplomati universitari tra i 25 e i 64 anni, appena davanti al Messico.

A questo punto, c’è da chiedersi quanto le battute dei dirigenti politici italiani contribuiscano a diseducare ulteriormente la società. E quanto contribuiscano non solo alla crisi economica, ma anche alla deriva democratica.