Analisi dal vertice europeo di Cipro – Quali le prospettive di nuovo debito in comune?

Le rinnovate richieste italiane di flessibilità di bilancio sono un evergreen della politica europea. A trent’anni dalla nascita del Patto di Stabilità, l’Italia continua ad avere immani difficoltà a rispettare le regole fissate nel Patto di Stabilità, nato in un vertice ad Amsterdam nel 1997.

A Cipro questa settimana la premier italiana Giorgia Meloni ha chiesto di scorporare dal calcolo del deficit pubblico il denaro pubblico varato per aiutare meglio affrontare lo shock energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente.

Per il momento, l’iniziativa italiana non ha ottenuto ragione. I partner non credono per ora che la crisi economica sia sufficientemente grave, temono una nuova deriva dei conti pubblici come nel 2020 e poi nel 2022, ritengono che la ventennale stagnazione italiana sia un caso a sé.

Indubbiamente, la posizione italiana è debole, tanto più quando la premier Meloni, sempre a Cipro, se la prende con i costi elevati della ristrutturazione della sede del Consiglio europeo a Bruxelles.

“Non si può proporre la ristrutturazione del palazzo della sede del Consiglio europeo a 800 milioni di euro – ha detto la presidente del Consiglio -. È una cosa che l’Italia non è in grado di sostenere, che sarebbe un segnale sbagliato nei confronti dei cittadini”.

La premier Giorgia Meloni in occasione di un vertice europeo informale a Cipro, 23-24 aprile 2026 – Fonte: Reuters

Mi chiedo cosa dovrebbero rispondere i partner europei (e molti cittadini italiani) alla luce dei costi mirabolanti dell’autostrada Napoli-Reggio Calabria (50 anni di lavori), o dei ripetuti salvataggi pubblici di Alitalia (per un totale di 13 miliardi di euro) o ancora del fatto che l’evasione fiscale e contributiva, secondo le ultime stime del ministero dell’Economia, ammonta a 100-102 miliardi di euro all’anno.

A proposito: vale la pena fare una precisazione. L’elevato debito italiano non è solo un problema italiano, come tendono a pensare a Roma. È anche una questione europea poiché il fardello è uno dei tanti fattori che contribuiscono al valore dell’euro e in ultima analisi anche alla stessa politica monetaria della Banca centrale europea.

Al di là di tutto, è pur vero che la politica economica dell’Unione europea vada rivista. Dall’inizio del decennio, la Commissione europea ha adottato numerose eccezioni al regime degli aiuti di Stato pur di affrontare prima la pandemia, poi l’invasione russa dell’Ucraina, poi ancora per facilitare la transizione ambientale.

Ora in ballo c’è una nuova revisione questa volta per consentire ai paesi membri di meglio affrontare la crisi energetica. La Commissione europea dovrebbe presentare un piano entro la fine del mese, dopo averne discusso con i governi.

Secondo Bruxelles l’importo totale degli aiuti di Stato concessi dagli Stati membri nel 2024 è stato pari a 168,2 miliardi di euro (esclusi i settori ferroviario e agricolo). L’aumento è stato dell’11%, rispetto al 2023.

Più interessante è la prospettiva storica. Secondo il centro-studi Think Tank Europa, dal 2000 al 2020 gli aiuti di Stato sono oscillati tra lo 0,7 e lo 0,9% del prodotto interno lordo. Nel 2020, per via della pandemia, sono saliti a quasi il 2,5% del PIL. Da allora, il dato è sceso, ma rimane ben sopra l’1% del PIL.

Alcuni paesi hanno fatto uso degli aiuti più di altri. In Polonia, il sostegno pubblico ha raggiunto il 5,1% del PIL, in Germania il 3,7% del PIL, in Francia il 2,3% del PIL, sempre nel 2020.

Può l’Europa permettersi di continuare a rispondere alle numerose crisi di questi anni a colpi di misure ad hoc, mentre gli equilibri mondiali stanno cambiando radicalmente, i focolai di crisi si moltiplicano, e le economie di Cina e India sono diventate terribili concorrenti?

Peraltro, molti osservatori hanno sottolineato l’impatto distorsivo degli aiuti di Stato. Chi ha denaro a disposizione potrà essere più generoso dei paesi più indebitati. A rischio è sempre la tenuta del mercato unico, tanto più se la flessibilità nell’uso degli aiuti di Stato è diventata nei fatti strutturale.

L’andamento degli aiuti di Stato in Europa dal 2020 ad oggi in percentuale del prodotto interno lordo – Fonte: Think Tank Europa

A Cipro i Ventisette hanno iniziato una lunga discussione sul futuro del bilancio europeo. Le circostanze riunite dal destino – dalla crisi economica alle guerre in Ucraina e Iran – dovrebbero indurre i paesi membri a imporsi un salto di qualità, centralizzando per quanto possibile la politica economica e aumentando quindi sensibilmente la taglia del bilancio comunitario.

Per ora la Germania tentenna all’idea di nuove operazioni di debito in comune, preoccupata di assumersi troppi oneri finanziari, ma anche fedele a una visione confederale dell’Unione europea, ad immagine e somiglianza del Sacro Romano Impero.

Si può immaginare, tuttavia, un cambio di atteggiamento.

Una ulteriore segmentazione del mercato unico non andrebbe a vantaggio della Repubblica Federale, tanto più da quando Berlino si è detta pronta a gettare le basi di un solo mercato finanziario, trasferendo la vigilanza dai paesi membri alle agenzie comunitarie – a Nicosia, Parlamento e Consiglio si sono detti d’accordo per trovare una intesa sulla proposta della Commissione entro fine anno.

Inoltre, anche la Germania si rende conto che di questi tempi turbolenti l’Unione europea non può rimanere l’unica zona monetaria nella quale gli aiuti di Stato sono proibiti, o quasi.

Infine, dal futuro bilancio europeo non dipende solo l’incisività della politica economica dell’Unione, ma anche il futuro dell’euro. L’avvento delle cripto-valute rischia di indebolire la centralità della moneta unica nel sistema finanziario e quindi penalizzare la stessa efficacia della politica monetaria della Banca centrale europea nella lotta all’inflazione.

  • carl |

    Avendo constatato come non sia possibile lasciare un commento sotto l’articolo del 04.05.2026 riguardante il futuro della NATO, ad ogni buon fine lo lascio qui.
    L’articolo del 4 maggio contiene un paio di concetti più che evidenti. Il primo si trova alla fine dell’articolo e cioè “La vita politica (ossia molti di coloro che la incarnano e vi recitano, o svolgono delle preminenti funzioni) è parolaia..”
    E questa evidenza può sostanzialmente cambiare? Ne dubito assai, dato che “L’uomo è un animale di abitudini (W.James)”, ed essendo i politici degli uomini anch’essi, dunque, sono degli animali di abitudini”. D’altronde è arcinoto come in genere le abitudini siano facili da acquisire, ma che (specie alcune di esse) sia invece difficilissimo scrollarsele di dosso..
    Quanto alla NATO, lo scollamento degli USA della presidenza Trump non fa sì che automaticamente i membri europei si “uniscano a coorte..:o) e, se del caso, sian pronti alla morte.. E se non alla morte alla “pugna”..:o). D’altronde l’U.E. sul piano socio-politico, economico, fiscale, ecc. sostanzialmente altro non è che un simulacro di Unione. E, a maggior ragione lo sarebbe sul piano militare (il quale, quando entra in gioco anche solo “convenzionalmente”, presenta sempre e comunque all’incasso un’assai salata fattura.. Che in questo nostro tempo e quand’anche si limitasse ad essere soltanto “tatticamente nucleare”, sarebbe arci-salatissima..). Pertanto, che cosa sarebbe possibile aspettarsi?
    “In primis” che, senza anni, anni ed anni di rodaggio pratico, ben difficilmente potrebbe esserci un euro-esercito con quadri e formazioni multinazionali.. E se si concretizzasse la minaccia di un conflitto, mente ci sarebbe chi cambierebbe subito casacca e/o si dichiarerebbe neutrale oppure, al limite, chi si limiterebbe a difendere da sè i propri confini.. Infine, la Francia magari minaccerebbe il ricorso alla sua autonoma “force de frappe”, ma in tal caso e pensando alla possibilità che venissero colpiti anche i 56 reattori elettro-nucleari che ha disseminato sul proprio territorio..Beh.. le conseguenze sarebbero ingestibili, invivibili e quant’altro.. No?
    Dunque, non sarebbe forse meglio ragionare, insomma essere ragionevoli anzichè bellicosi..?

  • habsb |

    Egr Dr. Romano
    “Mi chiedo cosa dovrebbero rispondere i partner europei (e molti cittadini italiani) alla luce dei costi mirabolanti dell’autostrada Napoli-Reggio Calabria (50 anni di lavori)”

    Facciamo un piccolo raffronto
    L’autostrada Salerno Reggio, A2, 423km su terreno montuoso e instabile a rischio frane, con decine di viadotti e gallerie é costata 7.5 miliardi di Euro ossia 17 milioni / KM
    L’autostrada A100 di Berlino (tratto urbano), è costata 720 milioni di Euro ossia 225 milioni/KM
    Credo che i partner europei farebbero meglio a tacere

  • carl |

    “..Le circostanze riunite dal destino – dalla crisi economica alle guerre in Ucraina e Iran (ed altri, eventuali e problematici accadimenti..)– dovrebbero indurre i paesi membri a imporsi un salto di qualità, centralizzando per quanto possibile la politica economica e aumentando quindi sensibilmente la taglia del bilancio comunitario.”
    Ecco delle considerazioni degne non solo della dovuta attenzione ed anche di una loro concreta attuazione.. Ma qui “casca l’asino” e magari scompare anche quella “cordialità politica” che, almeno stando alle riprese giornalistiche di questo o quell’incontro dei rappresentanti dei membri dell’UE, suole apparire, per così dire, “stampata” sui loro volti, oltre che nei consueti sorrisi da orecchio a orecchio, abbracci, strette di mano e pacche sulle spalle..
    Centralizzare (sia pure per quanto possibile…) la politica economica..? Mentre a distanza di decenni e decenni dalla fondazione dell’UE siamo ben lontani dall’avere concordato (e trovato il miglior modo) di farlo…? E che dire dello striminzito bilancio (parecchi anni fa rimasi sopreso nell’apprendere che era all’incirca l’1% dell’euro PIL..)?
    E che dire del futuro dell’euro (e dell’approccio borsistico nella sua quotazione) ? Quando sappiamo come siano tutt’ora numerosi gli abitudinari “tifosi” del ricorso alla semplicistica prassi della svalutazione monetaria in vista dell’aumento dell’export, in un mondo sempre più difficile e complesso da gestire..?
    Infine l’articolo, e sia pure di striscio, accenna anche alle cosiddette “cripto valute”.. E qui mi limiterei a chiedere: “Clicchi col mouse chi non vorrebbe essere stipendiato in questa o quella “cripto” caratterizzata da elevatissime quotazioni in dollaroni USA? Ma per correre subito dopo a trasformarla, e cioè investirla in averi meno “incatenati o concatenati” (ma la mia è solo una battuta sulla cosiddetta “blockchain”..) come il mattone, ecc. ecc.
    Ma basti così.

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