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Sharing Economy – In Belgio si condivide anche la cucina

L’economia di condivisione (sharing economy, in inglese), nata grazie alle possibilità offerte da Internet ma anche a causa della difficile situazione economica, sta influenzando tutti i settori. Non più solo i trasporti, con Uber e Bla Bla Car, o il turismo, con AirBnB. In Belgio, un paese a cui piace il buon cibo, sono nati negli ultimi mesi siti internet su cui le persone possono mettere in vendita la loro produzione agricola o i loro menu famigliari. 396989_10151193499495057_1813976378_nPer il venditore, l’obiettivo è commerciale. L’acquirente invece può pensare di ridurre i tempi della spesa, imparare la preparazione di nuovi piatti, o avere una alternativa al ristorante e alla pizzeria. La stampa belga ha segnalato in questi giorni almeno due iniziative. La prima, smartmat.be, consente di vendere le proprie ricette personali. L’acquirente si vede recapitare a casa non solo le istruzioni dell’uso, ma anche tutti gli ingredienti del caso. Gli abbonamenti sono settimanali o mensili, e il giorno di consegna è tendenzialmente il lunedì. La materia prima deve essere di ottima qualità, come minimo al 25% di origine biologica. L’altra iniziativa è ancor più originale. Il sito menunextdoor.com mette a disposizione dei clienti i piatti preparati a casa. Chiunque può mettere in vendita la sua produzione culinaria, semplici piatti o interi menù. Per ora, Menu Next Door conta circa 50 cuochi o cuoche e propone un migliaio di ricette alla settimana. È l’occasione per provare piatti diversi e conoscere cucine meno note. Sul sito della società, i clienti possono scegliere il menù, anche a seconda del quartiere in cui risiede il cuoco o la cuoca. Chi acquista deve recarsi nel luogo di residenza per recuperare le portate (durante precise fascie orarie), anche per toccare con mano l’originalità e l’autenticità della preparazione. Addirittura, il sito consiglia ai cuochi di accogliere le persone con un bicchiere di tè freddo per rendere l’atmosfera accogliente e piacevole. È il cuoco a decidere i prezzi. Menu Next Door suggerisce tre forchette di prezzi per persona: 6-9 euro per una portata, 9-12 euro per due portate, 10-14 euro per tre portate. La società creata da un trentenne di Bruxelles, Nicolas Van Rymenant, calcola che un cuoco possa guadagnare tra i 100 e i 350 euro a serata. Ogni piatto viene assaggiato e certificato da Menu Next Door prima di essere messo in vendita. La società, naturalmente, incassa una commissione. Come in altri settori della sharing economy, il cliente può – anzi – deve dare un proprio giudizio. Ogni cuoco deve dettagliare gli ingredienti utilizzati, e personalizzare la propria presentazione, dando qualche dettaglio personale. C’è chi è pensionato, chi vuole arrotondare il reddito alla fine del mese, chi è appassionato di cucina, e sa di avere un dono. Nel caso malaugurato di intossicazione alimentare – si legge nel sito – interviene l’assicurazione di responsabilità civile. Per ora il rischio non sembra avere raffreddato gli entusiasmi. Su Facebook, i membri clienti di Menu Next Door sono oltre 39.800.

(Nella foto, l’imprenditore belga Nicolas Van Rymenant, 31 anni)

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