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Un altro flop della politica estera dell’Unione – 21/03/13

La crisi del debito sta facendo una nuova vittima: l'ambizione dell'Unione Europea ad avere una propria politica estera. Il destino vuole che i 27 si stiano dividendo su due fronti in questi giorni. Da un lato c'è la Siria, in piena guerra civile. La Francia e la Gran Bretagna hanno proposto di levare l'embargo alle armi. Altri Paesi sono freddi, se non contrari. Se ne parlerà questo fine settimana in un incontro informale tra i ministri degli Esteri a Dublino. Dall'altro c'è la Russia, che potrebbe rivelarsi decisiva nel salvataggio di Cipro, e sta provocando nuovi contrasti nell'Unione.


Il Trattato di Lisbona ha modificato il
modo in cui l'Europa fa politica estera, riunendo Commissione e
Consiglio, e affidando le relazioni esterne a un vice presidente
dell'esecutivo comunitario, Catherine Ashton. È stato creato anche il
Servizio europeo per l'azione esterna. L'operazione avrebbe dovuto
permettere ai 27 di avere una politica estera più chiara e più incisiva,
tanto più che l'allargamento del 2004 ha rafforzato il peso demografico
dell'Unione. Almeno due elementi provocati dalla crisi economica e
finanziaria stanno indebolendo questo disegno.
Per un verso, nota
Spyros Economides, professore alla London School of Economics, la crisi
della moneta unica sta mettendo a rischio l'integrità del mercato unico,
provocando anche «un calo della competitività» europea. Poiché la
politica estera è anche funzione della forza economica di un Paese o di
un gruppo di Paesi, l'indebolimento dell'influenza internazionale
dell'Unione è inevitabile. Al tempo stesso, la crisi debitoria sta
inducendo gli Stati membri dell'unione monetaria ad essere sempre più
attenti ai propri interessi nazionali, sempre meno disposti a cercare
compromessi.
Dietro alla scelta francese e inglese sul fronte siriano
c'è anche il tentativo di dare ai propri cittadini motivi di orgoglio
nazionale. Sul versante cipriota, la decisione di Nicosia di chiedere
aiuto a Mosca provoca nuove divergenze tra i 17. C'è chi vede
l'opportunità di rafforzare i propri rapporti con la Russia, fornitore
di gas e mercato in crescita. Chi pensa pragmaticamente all'urgenza di
trovare una soluzione alla vicenda cipriota. E chi teme di indebolire
l'immagine di un'Europa, impotente nel gestire la crisi debitoria, e di
assistere a una crescente influenza russa nel Mediterraneo.
Nel
prendere le prossime decisioni relative a Cipro, l'Europa dovrà
riflettere anche all'impatto che queste avranno sulle prossime
trattative internazionali. Il Consiglio ha appena approvato il mandato
con il quale la Commissione negozierà un accordo di libero scambio con
il Giappone. Nel contempo, Stati Uniti e Unione europea hanno deciso di
puntare nella stessa direzione. Nei due casi, non mancano ostacoli
giuridici e rischi protezionistici. Giappone e America hanno le loro
fragilità, ma la crisi debitoria complicherà la posizione negoziale
delle autorità comunitarie. B.R.