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Equilibrio delle potenze – Un concetto che in Europa torna d’attualità

Questa settimana durante un incontro con un alto diplomatico europeo il mio interlocutore ha usato una espressione che appartiene (apparteneva?) al pa

Bismarck
ssato. Ha spiegato che "la crisi debitoria sta creando uno squilibrio delle potenze" in Europa. E ha aggiunto: "E naturalmente sappiamo cosa accadde quando lo stesso è avvenuto nel XIX e nel XX secolo". Il concetto di equilibrio delle potenze risale all'Ottocento. Prevede che la forza dei diversi paesi si compensi reciprocamente. Lo applicava alla lettera Otto von Bismarck che grazie anche all'unificazione tedesca permise all'Europa di godere di un periodo di pace tra il 1871 e il 1914 proprio grazie all'emergere di un equilibrio tra l'Austria, la Francia, il Regno Unito e appunto il Reich. Con la nascita del Mercato comune, la Comunità economica europea e l'Unione europea il concetto non è più stato d'attualità in Europa. Gli stati membri  erano uniti da un destino comune, il processo di integrazione europea, che annullava per così dire le differenze tra i paesi. Per decenni, l'antico equilibrio delle potenze nell'Unione è stato  anche facilitato dal rapporto paritario tra Francia e Germania. La crisi debitoria ha cambiato improvvisamente le carte in tavola, accentuando le divergenze nazionali e complicando le relazioni tra i paesi. Non c'è dubbio che la Germania appaia oggi particolarmente forte rispetto ai suoi partner. Lo sconquasso è scoppiato mentre la Repubblica Federale usciva da un lungo periodo di recessione economica, forte di una nuova competitività e di un bilancio pubblico relativamente sano. Viceversa, la crisi ha messo in evidenza il grave ritardo francese. La Francia è in chiara difficoltà nel gestire il rapporto con il partner tedesco, che di paritetico ha ormai poco. Nei giorni scorsi, il presidente francese François Hollande ha proposto di levare l'embargo alle armi in Siria. A molti osservatori è sembrato (anche) il tentativo di mettere in difficoltà la Germania, fredda a questa idea, e di sviare l'attenzione tedesca ed europea dalla situazione economica in Francia. In questo contesto, la Repubblica Federale è accusata di non offrire sufficiente solidarietà ai paesi più fragili, di coltivare un attivo delle partite correnti, di fare poco per rilanciare la sua domanda interna e quindi le sue importazioni dai vicini europei. Ma la situazione non è forse il riflesso tanto della forza della Germania quanto della debolezza del vicino francese (o italiano)?


A complicare il quadro è anche l'isolamento crescente della Gran Bretagna sulla scena europea. Non solo perché Londra, come Parigi, soffre da un punto di vista economico, ma anche perché il processo di integrazione europea ha provocato nelle file inglesi un nuovo sentimento euroscettico che spinge il paese a prendere posizioni sempre più lontane dal compromesso comunitario. Inevitabilmente, anche questa tendenza contribuisce a far apparire la Germania più forte dei suoi partner, tanto più che nell'Italia, né la Spagna sono in grado di controbilanciare la forza tedesca o la debolezza francese. La situazione è quindi segnata da un preoccupante squilibrio delle potenze. Chi ha partecipato alla recente riunione dei ministri delle Finanze della zona euro venerdì 15 marzo, nella quale si è discusso di un piano di salvataggio di Cipro, ha notato come l'influenza tedesca sia stata preponderante, e come la Francia non sia riuscita o non abbia potuto pesare nel dibattito. L'espressione equilibrio delle potenze ha una connotazione ottocentesca che si pensava non appartenesse più all'Europa del XXI secolo. E' un'espressione, soprattutto, che sembra improvvisamente ignorare o almeno tralasciare il quadro comunitario degli ultimi 50 anni, e il processo di integrazione europea, riportando l'Europa al primo dopoguerra. In questo senso non è rassicurante. Nella gestione della crisi alcune colpe della Germania sono innegabili, anche se come dicevo prima la debolezza dei partner europei è un fattore che non va dimenticato nel valutare l'atteggiamento tedesco. C'è un qualche parallelo tra quanto avviene oggi e quanto avvenne nel 1871 e nel 1919? Allora, nei due casi il vincitore – prima la Germania e poi la Francia – imposero al perdente risarcimenti draconiani. Nella Francia della Terza Repubblica, i francesi dovettero vendere i propri gioielli per raccogliere i 5 miliardi di franchi-oro da versare al Reich, provocando un risentimento anti-germanico. Nel 1919, le radicali condizioni del Trattato di Versailles contribuirono all'ascesa di Hitler e all'emergere di un nazionalismo estremista. In questo senso, dietro alla crisi cipriota di queste settimane, l'aspetto forse più
preoccupante è il sentimento anti-tedesco che ormai ha messo radici in
molti paesi del Sud Europa, a cui contribuiscono anche numerosi commentatori. In ultima analisi, tutto dipenderà dalla coesione comunitaria. La speranza è che gli stati membri restino legati a un progetto comune. In questo caso forse staremmo solo assistendo a un (delicato) mutamento del peso degli azionisti nella società "Europa".

 

(Nella foto, il cancelliere di ferro Otto von Bismarck – 1815-1898)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Martin |

    L’Europa è un fallimento.
    Prima finisce meglio è.
    Tedeschi, accontentatevi di comandare solo a casa vostra.
    Viva i paesi liberi e sovrani.

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