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Tra i francesi del Belgio in fila per votare alla Fiera di Bruxelles

Si vota anche in Belgio oggi. O quasi. Sono 67mila gli elettori francesi iscritti nelle liste elettorali in questo paese in occasione delle elezioni presidenziali. La legge francese permette ai connazionali all'estero di votare nel luogo di residenza, piuttosto che tornare in Francia. 

La queue 2
Il Belgio è stato quindi diviso in 13 zone, e quella più popolosa è certamente quella di Bruxelles. Le autorità francesi hanno affittato un intero padiglione del parco delle esposizioni di Heysel, un enorme edificio costruito tra la fine degli anni 20 e l'inizio degli anni 30 in occasione dell'esposizione universale del 1935. Secondo le indicazioni tecniche recuperate sul sito di Brussels Expo, il palazzo affittato dalla Francia ha una superficie di 4.500 metri quadrati. È lungo 80 metri e largo 50. "Aspettiamo un massimo di 32mila persone – spiegava oggi in tarda mattinata Didier Boiko, vice console generale di Francia a Bruxelles mentre fuori dall'edificio la fila degli elettori era tra i 50 e i 100 metri -. La capitale belga è al terzo posto per il numero di iscritti all'anagrafe consolare, dopo Ginevra e Londra". La scelta di prendere in affitto addirittura un intero padiglione di queste dimensioni – per ospitare 26 seggi – dipende da quanto successe nel 2005, in occasione del referendum sul Trattato di Lisbona. Allora il voto dei francesi in Belgio si svolse al Liceo francese di Bruxelles. La scuola è grande ma non sufficientemente grande per accogliere migliaia di persone. Le code intorno al Lycée Jean Monnet si moltiplicarono e le porte dei seggi furono chiuse a un certo punto, nonostante molti non avessero ancora potuto votare. La vicenda scatenò non poche polemiche. Nonostante la folla, stamani la situazione nel Hall 2 del Parc des Expositions du Heysel appariva tranquilla.


Cinque anni fa, in occasione delle presidenziali del 2007, gli elettori erano 48mila; da allora sono aumentati di un terzo. D'altro canto, sono almeno 200mila i francesi residenti in Belgio. Alcuni sono degli exilés fiscaux. Risiedono nel paese per non essere soggetti alle imposte in Francia: ils font du fiscal, come dicono gli stessi francesi. Più in generale, secondo le statistiche pubblicate dal quotidiano belga La Libre Belgique, tra i residenti 16mila sono studenti, 5mila sono funzionari delle istituzioni internazionali, 500 sono detenuti. 

Hall 2
Il Belgio ha un buon servizio di welfare e offre infrastrutture comode: queste hanno tra i loro clienti 6.000 handicappati e 5.600 pensionati francesi, che vivono soprattutto in Vallonia, nelle case di riposo alla frontiera con la Francia. Due giorni fa alle sezioni elettorali in giro per il paese sono state distribuite 720mila schede (i candidati all'Eliseo sono 10, gli elettori iscritti 67mila, ma è stato deciso per evitare sorprese di abbondare). Le schede sono state trasportate in urne sigillate con un doppio lucchetto. Al primo turno del 2007, il 36,5% dei "belgi" aveva votato per il neogollista Nicolas Sarkozy, il 28,3% per la socialista Ségolène Royal. Quest'anno le cose potrebbero capovolgersi: secondo Ladbrokes, la società di scommesse online, il socialista François Hollande è dato vincente tra gli elettori francesi del Belgio, seguito molto da vicino da Sarkozy. Ad influenzare il voto saranno tra le altre cose le proposte fiscali e le strategie europee dei due principali candidati. Nelle scorse settimane, il presidente uscente ha lanciato l'idea di tassare gli esiliati fiscali. In Alsazia, poi, ha fatto distribuire di recente un volantino in cui ha promesso di "difendere la dimensione europea di Strasburgo, garantendo la presenza del parlamento europeo" che ogni mese si riunisce in sessione plenaria nella città francese. L'impegno piacerà agli strasburghesi, ma è stato criticato da molti funzionari della Comunità, costretti ogni mese a fare una spola costosa e stancante con Bruxelles.

 

(Nella foto in alto, la coda fuori dal padiglione della fiera di Bruxelles questa mattina; in quella in basso uno scorcio dell'interno. Ambedue le foto sono state prese con il telefono cellulare) 

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • giovanni |

    tra l’altro, una cosa che non ho mai capito della mentalità dei francesi è perché sono spesso loro i propositori di avanzamenti nel cammino dell’integrazione europea e poi finiscono per darci contro… senza dover rivangare la solita comunità di difesa europea, rimando alla vicenda della costituzione e alla recente proposta di Hollande, del ritorno al Franco (indicizzato al valore dell’euro…almeno provvisoriamente).

  • giovanni |

    Ad integrazione delle rivendicazioni di Strasburgo, ricordo che c’è un motivo storico per cui il parlamento sta lì, appartenendo (con una prospettiva un po’ ampia rispetto al confine che la tradizione vorrebbe più limitato) alla Groussregioun, il cuore d’Europa, che per l’appunto include il basso belgio (tirato fino a Bruxelles), la Lorena e l’Alsazia, il Lussemburgo, il Saarland ed il Pfalz, infatti la banca centrale sta a Frankfurt.
    Aggiungo che ben gli sta ai francesi! Il simpatico generale De Gaulle vedeva di cattivo occhio questa presenza straniera su suolo francese, rappresentata dall’istituzione parlamentare comunitaria, e ne ha sfavorito quanto più possibile le sedute, spingendo perciò verso la creazione d’una seconda sede a Bruxelles. La fonte è il mio professore di integrazione europea, ex capo di divisione del segretariato generale CEE

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