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Come si negozia in Belgio, il paese dell’altra crisi europea

Mentre lo sguardo di tutti è rivolto alla Grecia, all'Italia, alla Spagna o alla Francia, c'è un altro paese che rischia di cadere nel vortice della crisi debitoria: il Belgio. Il paese di Alberto II non ha ancora un governo. Da quando si sono svolte le ultime elezioni politiche, il 13 giugno del 2010, la classe politica belga sta negoziando la formazione di un nuovo esecutivo.

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Le riunioni tra i sei partiti che dovrebbero a un certo punto formare il nuovo governo si susseguono, notturne e infinite. Qualche giorno fa è intervenuta anche la Commissione europea per ricordare al paese che deve assolutamente presentare al più presto la finanziaria per il 2012. Il deficit è sopra al 3,0% del prodotto interno lordo, il debito oscilla vicino al 100% del Pil, il rendimento dell'obbligazione decennale è salita nei giorni scorsi oltre il 5%. Da oltre 16 mesi il Regno è retto da un governo, guidato dal democristiano fiammingo Yves Leterme, che può gestire solo gli affari correnti. Per di più il paese è attraversato da preoccupanti divisioni culturali, linguistiche ed economiche tra un Nord fiammingo e ricco e un Sud francofono e povero. I belgi riescono a cogliere nella situazione tutti i paradossi più divertenti. I programmi del mattino danno spazio a piccoli pamphlets radiofonici che mescolano vis polemica e senso dell'umorismo come in pochi altri paesi d'Europa. D'altro canto il Belgio – 42 governi in 60 anni – è riuscito a trasformare il negoziato politico – e le lunghe maratone notturne che ne conseguono – in uno straordinario rituale.


Ad essere incaricato dal Re di formare il nuovo governo è stato il socialista francofono Elio Di Rupo. Ha ricevuto il mandato il 16 maggio 2011 e il suo ruolo è chiamato formateur in francese. Prima di assumere questa funzione Di Rupo era stato préformateur, fin dall'8 luglio 2010 quando Alberto II lo incaricò di valutare se fosse possibile formare un nuovo esecutivo. Nella formazione dei nuovi governi il sovrano si avvale anche di informateurs, di persone che raccolgono le prime informazioni, e di explorateurs, uomini o donne che nella giungla politica belga si presume siano incaricati di sfoltire e aprire varchi. Le lunghe trattative politiche sono diventate talmente usuali in questo paese che i ruoli anche in questa fase sono ambiti, nello stesso modo in cui nelle burocrazie i titoli sono importanti. Il compito di explorateur è ritenuto un privilegio, tanto che alla fine del 2010 quando si trattò di nominare appunto un esploratore la questione è stata oggetto di un negoziato nel negoziato. Il compito doveva essere affidato a Bart De Wever, il presidente del partito nazionalista fiammingo, violentemente repubblicano. A Corte gli fu detto che il ruolo è "riservato a persone serie…". In passato lo hanno avuto solo in due: nel 2007 Herman Van Rompuy, l'attuale presidente del consiglio europeo, e nel 1968 Adhémar d'Alcantara, un aristocratico fiammingo. Quindi quando nell'ottobre 2010 si trattò di chiedere a De Wever di esplorare le possibilità di un'intesa il Re lo nominò clarificateur. Il successo fu limitato: da allora Alberto II è stato costretto a nominare anche due médiateurs, un négociateur e un conciliateur.

 

(Nella foto, il formateur ed ex préformateur Elio Di Rupo, 60 anni)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Roberto |

    Se continuano a negoziare in questo modo, il bunga bunga lo avranno dai mercati finanziari! eccome se lo avranno… inoltre, visto il perdurare dello stallo politico, una bella letterina dalla UE non sarebbe male 🙂

  • Beda Romano |

    Assolutamente: come non darle ragione!
    B.R.

  • rosa |

    Per fortuna non si hanno bungabunga o no?

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