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L’economia tedesca resiste – 14/03/08

BAD HOMBURG – Tra crisi finanziaria, aumento del prezzo delle materie prime e rallentamento americano, i motivi di pessimismo sul futuro dell’economia tedesca non mancherebbero. Eppure in questa piccola cittadina sulle sponde del Taunus, nella grande regione di Francoforte, si respira ancora ottimismo. «Abbiamo quasi raggiunto il nostro obiettivo di un fatturato di 10 miliardi di dollari con tre anni di anticipo. Ora puntiamo agli 11,5 miliardi entro il 2010», dice Emanuele Gatti, membro del consiglio di gestione di  Fresenius Medical Care.

La società di Bad Homburg produce reni artificiali e gestisce cliniche per dialisi: le sue vendite dipendono per il 70%  dagli Stati  Uniti e per questo motivo l’azienda pubblica i propri risultati in dollari. Il più grande produttore  mondiale in questo settore ha messo a segno nel 2007 un fatturato di circa 9,7 miliardi di dollari, in aumento del 14% rispetto  al 2006. I profitti netti sono stati pari a 717 milioni di dollari, con un incremento annuo del 34%. «Siamo una classica impresa  anti-ciclica – commenta Gatti – la gente continua a farsi curare anche se l’economia rallenta».
Gli ultimi dati mostrano un’economia tedesca sorprendentemente  solida, a dispetto delle previsioni più negative. Proprio mercoledì l’associazione degli esportatori Bga ha ammesso che la forza dell’euro sta iniziando ad avere effetti negativi ed è stata costretta a rivedere la sua stima di crescita dell’export nel 2008-dal 6 al 5%. Un piccolo aggiustamento: la tendenza rimane positiva,tenendo conto che il settore
    metalmeccanico esporta il 12% della sua produzione negli Stati Uniti, il 25% nell’area del dollaro.
Spiega da Berlino Wolfgang Bartel, portavoce di Gesamtmetall,  l’associazione imprenditoriale di categoria: «Salvo sorprese negative prevediamo una crescita del 5% quest’anno, dall’8% del 2007. Non c’è dubbio che le profonde ristrutturazioni degli anni scorsi stiano ancora pagando. In alcuni campi le
        società tedesche spiegano di avere già ordini fino alla fine dell’anno». Nel primo trimestre, l’istituto berlinese Diw prevede in Germania una crescita dello 0,5%, rivista al rialzo dalla stima precedente dello 0,3%.
Eppure,l’elevato prezzo delle materie prime, la paura di un forte rallentamento mondiale e le richieste  salariali molto generose in Germania non lasciano le imprese tedesche indifferenti: fino a quando riuscirà l’economia a cavalcare questa delicata fase congiunturale? In questo contesto, c’è chi taglia ulteriormente i costi, chi annuncia nuovi esuberi, chi modifica il ciclo della produzione o dei rifornimenti. «Razionalizzare  è una filosofia di fondo», commenta Bartel.
Fresenius Medical Care produce i macchinari per la dialisi in Germania, ma ha stabilimenti in tutto il mondo dedicati alla produzione delle soluzioni medicinali e dei filtri. «Negli Stati Uniti tagliamo continuamente i costi spiega Gatti – mentre ci stiamo rafforzando nei Paesi emergenti in generale e in Asia in particolare: questa regione è sempre più importante per noi. Da qualche mese produciamo in Cina in modo da essere più vicini a un mercato che cresce del 20% all’anno». La società di Bad Homburg ha anche deciso di aumentare la capacità produttiva in Giappone per meglio assorbire le fluttuazioni  dello yen, mentre in America Latina, dove esiste un polo produttivo, sta puntando su un’integrazione più verticale della produzione: «A differenza di prima abbiamo deciso di ridurre  le importazioni
        dall’Europa – precisa Gatti – per diminuire i costi  del trasporto delle materie prime plastiche che possiamo acquistare sul posto ».
Dal canto suo, Henkel, il produttore di detersivi, ha chiuso il 2007 con un aumento dei profitti  netti
    dell’8% a 941 milioni di euro, mentre il fatturato è salito del 3% a 13 miliardi. Ciononostante,  il gruppo ha annunciato alla fine di febbraio nuovi esuberi:  l’azienda, che ha sede a Düsseldorf, vuole tagliare fino a tremila posti di lavoro, circa il 5% del totale. Il tentativo è di risparmiare 150 milioni di euro all’anno dal  2011 in poi.  «Stiamo affrontando cambiamenti nelle condizioni di mercato-  spiega la società- in particolare  per una concorrenza sempre più agguerrita e un aumento della  pressione dei costi. Ecco perché abbiamo deciso di mettere a punto un programma che ha come obiettivo  di migliorare la nostra  efficienza e di ottimizzare i processi produttivi».
La Bundesbank spiega che l’economia tedesca è assai meno sensibile al cambio che alla forza della domanda internazionale. In una situazione particolare sono  però le imprese che hanno rapporti stretti con gli Stati Uniti.  Il 62% delle imprese presenti oltre-Atlantico interpellate da Droege & Comp. si aspetta che la debolezza del dollaro duri ben più di un anno. In questo contesto,  il 56% vuole espandere il ciclo  produttivo in America. Proprio  ieri Volkswagen ha confermato che sta riflettendo sull’ipotesi
        di aprire un nuovo stabilimento  negli Stati Uniti in grado di produrre 100-150mila auto all’anno. Una decisione verrà presa in estate.
In generale, comunque, le società tedesche stanno guardando  ai Paesi emergenti (nella speranza che il
rallentamento americano non sia talmente forte da pesare anche sulla crescita asiatica o dell’Europa centro orientale). Lo stesso incremento  del costo del lavoro in Cina è considerato da alcuni osservatori in Germania un fattore  positivo: provocherà un aumento  della domanda di macchinari  per l’automazione industriale  nel Paese asiatico che le imprese tedesche sono pronte a soddisfare.
B.R.