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Cresce in Europa la fiducia nell’Unione – Perché non in Italia?

A sorpresa l’ultimo sondaggio Eurobarometro della Commissione europea ha mostrato da parte degli europei maggiore fiducia nei confronti dell’Unione. I più ottimisti potrebbero considerare i risultati dello studio demoscopico pubblicato stamani il riflesso della scelta dei principali partiti politici di inaugurare una campagna elettorale più personalistica per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo, nominando dei capifila candidati alla presidenza della Commissione europea. L’ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker

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è stato designato presidente dell’esecutivo comunitario dopo essere arrivato primo nel conteggio delle schede. Secondo il sondaggio, effettuato dopo il voto del 22-25 maggio scorso, il 35% degli interpellati considera che l’immagine dell’Europa è oggi positiva, in salita dal 31% di fine 2013. La percentuale di coloro che la considerano negativa è scesa dal 28 al 25%. Alla domanda “La mia voce conta in Europa?”, il 42% degli interpellati dice di sì, il dato è ai massimi da 10 anni; il 52% dice no, era il 66% nell’autunno dell’anno scorso. I risultati paese per paese sono interessanti.Il 57% dei tedeschi è convinto che la loro voce conti in Europa, rispetto ad appena il 19% degli italiani. Si dirà che le risposte non sorprendono e che sono semplicemente il risultato del peso specifico della Germania, accusata peraltro di imporre senza scrupolo le proprie scelte agli altri 27 paesi dell’Unione. Come spiegare, tuttavia, che il 24% dei greci, il 28% degli spagnoli, il 54% dei francesi, il 75% dei danesi e il 78% degli svedesi considerano che la loro voce è ascoltata in Europa? E’ lecito chiedersi se la  colpa non sia della classe politica italiana, la quale non difende con sufficiente costanza i propri interessi nei consessi europei e non comunica con sufficiente coerenza il dibattito europeo in casa propria, in presenza di una stampa che anziché raffreddare gli animi mette in scena un happening quotidiano. Quanto più la classe politica usa due linguaggi contradditori – a Bruxelles e a Roma – tanto più gli italiani rischiano di avere dell’Unione e del ruolo dell’Italia nell’Unione una immagine distorta. Sempre il sondaggio Eurobarometro nota che ormai a livello europeo il 31% degli interpellati ha fiducia nell’Unione, il 28% ha fiducia nel suo parlamento nazionale, il 27% ha fiducia nel suo governo nazionale. Il 56% degli interpellati è ottimista sul futuro della UE, ai massimi dalla primavera 2011; mentre il 38% è pessimista. Dei 28 paesi dell’Unione, 22 stati membri contano più ottimisti che pessimisti. Nel (piccolo) gruppo dei pessimisti c’è l’Italia. Anche su questo fronte, è probabile che classe politica (e stampa nazionale) abbiano le loro colpe, al di là dell’impatto che la difficilissima crisi economica ha inevitabilmente sulla fiducia degli italiani. Una ultima annotazione. Nel sondaggio, l’Eurobarometro ha chiesto alle opinioni pubbliche nazionali quali siano “i problemi più importanti” che ai loro occhi l’Unione deve affrontare in questo momento. Per il 45% degli italiani, il tema più urgente è la situazione economica. Per il 42% dei tedeschi è invece lo stato delle finanze pubbliche (pur avendo il paese un bilancio in pareggio o quasi, ma un debito pubblico pari al 77% del prodotto interno lordo). Non si può certo accusare la Germania di incoerenza quando critica l’Italia per l’andamento preoccupante dei suoi conti pubblici.

(Nella foto, il presidente-designato della Commissione europea Jean-Claude Juncker, 59 anni. Dovrebbe entrare ufficialmente in carica il 1° novembre prossimo)

Dal Fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • giovanni |

    Gent. Beda,

    questo articolo cade a fagiolo con un simpatico aneddoto che ieri mi raccontava un amico trasferitosi recentemente a Bruxelles.

    La sua padrona di casa infatti sembra mostrare un insolito euroscetticismo. Oltre a lamentare tutti i danni provocati al mercato del lavoro belga dagli immigrati dell’est, con vezzo insolente non usa mai l’espressione ‘Unione europea’, preferendo riferirvisi con il ben più riduttivo ‘le marché commun’.

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