In campagna per fare il commissario – Modello Moscovici per Mogherini?

Il processo di designazione dei dirigenti europei si sta europeizzando sempre più. C’era un tempo quando le scelte erano decise dai governi, a porte chiuse. Oggi non è più così. Si sta creando poco alla volta uno spazio politico europeo, ben distinto da quello nazionale. Gli stessi governi sono stati costretti a designare il nuovo presidente della Commissione europea – Jean-Claude Juncker – dopo che questi aveva fatto campagna elettorale come capolista dei Popolari alle ultime elezioni europee, arrivando primo allo spoglio dei voti. Oggi a seguire lo stesso esempio è per certi versi Pierre Moscovici, deputato socialista del Doubs, che a 57 anni è uno degli uomini politici francesi più noti in Europa. BswCV2iIIAA7tO4.jpg_largeÈ stato ministro delle Finanze (2012-2014) e ministro per gli Affari europei (1997-2002). Nel 2004-2009 è stato membro del Parlamento europeo e uno dei suoi vice presidenti. L’uomo non nasconde di voler diventare il commissario francese nella prossima Commissione che vedrà la luce nelle prossime settimane. Complice una missione affidatagli dal Parlamento francese sul contributo delle politiche europee a favore della crescita e dell’occupazione, Moscovici sta facendo campagne elettorale. Nell’ultimo mese, si è recato almeno due volte a Bruxelles, e ha visitato tra le altre città Berlino, Roma, Lussemburgo, Madrid e Londra. Nella capitale belga l’ex ministro francese ha visto alcuni presidenti di commissioni parlamentari (tra cui Roberto Gualtieri, presidente di quella responsabile degli affari economici) e direttori generali della Commissione europea. Questa settimana in Lussemburgo ha incontrato oltre che il primo ministro Xavier Bettel anche i responsabili di alcune istituzioni europee, tra cui la Banca europea degli investimenti e il Meccanismo europeo di stabilità (su Twitter ha postato una sua foto dinanzi alla casa natale di Robert Schuman, qui a fianco).  A Roma, all’inizio di luglio, ha avuto colloqui con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco. A Londra, a fine giugno, ha visto esponenti del governo Cameron e il governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney. Potrei continuare. C’era un tempo quando la scelta del commissario era imposta dall’alto. Oggi non è più così. I commissari devono essere approvati a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo, subire una audizione parlamentare ed essere oggetto di un voto di fiducia del Parlamento europeo. Moscovici non fa mistero di volere il portafoglio degli affari economici nella Commissione Juncker. È un posto politicamente molto delicato, e si capisce che voglia presentare le sue idee e le sue ricette e farsi conoscere da coloro che in fondo decideranno del suo futuro. Ma la scelta è soprattutto il riflesso di come lo spazio politico europeo stia cambiando. La settimana prossima alcuni ministri italiani saranno ascoltati dal Parlamento europeo mentre il governo assume la presidenza semestrale dell’Unione. Nella passata legislatura, il Parlamento ha organizzato audizioni di vari ministri di governi europei per meglio capire politiche e strategie di specifici paesi. Nello stesso modo in cui Juncker è diventato presidente della Commissione perché il Parlamento ha imposto la scelta ai governi personalizzando la campagna elettorale per il rinnovo dell’assemblea di Strasburgo, oggi i principali partiti europei (il Partito popolare e il Partito socialista) stanno imponendo al Consiglio europeo di selezionare le principali cariche politiche secondo linee anche ideologiche, non più solo nazionali. La crisi degli ultimi anni e la minaccia proveniente dagli euroscettici hanno scosso l’establishment europeo. Il cammino verso uno spazio politico europeo è ancora lungo, ma rispetto al passato quest’ultimo si sta rafforzando. L’uomo politico – sia esso un ministro nazionale o un candidato europeo – non può più ignorare né le istituzioni comunitarie né i governi dei vicini. Forse l’esempio di Pierre Moscovici dovrebbe essere seguito da altri, a cominciare dal ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini, candidato ad Alto Rappresentante per la Politica estera e la Sicurezza. Una ultima annotazione: il conto Twitter dell’uomo politico francese conta 104.400 adesioni rispetto a un totale di 3.500 tweets. Quasi 30 adesioni per ogni tweet.

(Nella foto, l’ex ministro delle Finanze francese, il socialista Pierre Moscovici, 57 anni dinanzi alla casa natale di Robert Schuman a Lussemburgo. “Il prossimo mandato della Commissione – ha detto – deve essere rivolto a un solo obiettivo: la crescita)

Dal Fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • giovanni |

    Gent. sig. Beda, la ringrazio della risposta. Oramai les jeux sont faits.

    con stima
    Giovanni

  • Beda Romano |

    Giovanni, leggo il suo commento con grande ritardo, e me ne scuso. Non credo comunque che Karel De Gucht sia mai stato candidato ad Alto Rappresentante. B.R.

  • giovanni |

    una curiosità, se posso: la ventilata candidatura di de gucht ad alto rappresentante aveva qualche solida base?

    cordialmente

    http://euobserver.com/tickers/125196

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