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Germania-Russia – Tra interessi economici, responsabilità morali e aspirazioni legali

In Germania, la vicenda ucraina sta provocando non pochi mal di pancia. Il governo federale oscilla nervosamente tra critiche aspre nei confronti di Mosca e il disperato tentativo di tenere aperta la porta negoziale con la Russia. Non c'è paese in Europa che senta la crisi ucraina in modo così evidente.

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Il tema è seguito passo passo dalla televisione e dai giornali. Dopo essersi dimostrato più conciliante di altri dirigenti europei, come il primo ministro inglese David Cameron per esempio, in un discorso al Bundestag giovedì scorso il cancelliere federale Angela Merkel è stato particolarmente duro contro il presidente russo Vladimir Putin: ha minacciato "massicce" conseguenze se Mosca non accetterà di negoziare il futuro della Crimea (che ha votato l'annessione alla Russia) e quello dell'Ucraina (sull'orlo della guerra civile). Ha rimproverato a Putin di usare "la legge della giungla". Durante la riunione dei ministri degli Affari Esteri questo lunedì qui a Bruxelles, il governo federale è stato tra quelli che più ha cercato di annacquare la lista preliminare di cittadini russi e ucraini contro cui imporre sanzioni pur di evitare di peggiorare il rapporto con Mosca. Contraddizione? Schizofrenia? Gioco delle parti? In realtà, la Germania è terribilmente combattuta. Da un lato, ha con la Russia un rapporto molto particolare, che risale a Caterina II, nata a Stettin, in Pomerania, nel 1729. Durante la prima guerra mondiale, l'imperatore Guglielmo II e lo zar Nicola II erano cugini. I due paesi sono stati la culla dei due grandi imperi ideologici del secolo scorso, il comunismo sovietico e il nazismo tedesco. Si sono combattuti durante la seconda guerra mondiale, dopo aver firmato nel 1939 il patto di non aggressione Molotov-Ribbentrop. Come a cavallo tra Ottocento e Novecento, ai tempi dell'AEG di Walther Rathenau, la Germania sta contribuendo alla modernizzazione della Russia. Nel 1887, la Germania deteneva metà del debito estero russo. Il conte P.A. Valuyev, uno dei più ascoltati consiglieri dello zar Alessandro II, aveva un rapporto strettissimo con Otto von Bismarck, tanto da avere nel suo ufficio un dipinto del cancelliere di ferro. Da decenni ormai, le due economie si completano in modo straordinario: l'industria pesante tedesca da una parte, le materie prime russe dall'altro. Oggi, circa il 50% del consumo di gas in Germania dipende dall'approvvigionamento russo. Secondo la Camera di commercio russo-tedesca di Berlino, l'interscambio tra i due paesi è salito da 34,1 miliardi di euro nel 2006 a 56,3 miliardi di euro nel 2013.


Ancora oggi secolari comunità tedesche continuano ad abitare in Russia (nel Volga o sul Mar Nero), nello stesso modo in cui erano oltre 216.000 i cittadini russi residenti nella Repubblica Federale al 31 dicembre 2013. Ogni anno, secondo il Goethe Institut, sono circa 1000 i volumi in tedesco tradotti in russo. In questo contesto, la Germania sente di dover tentare un ruolo di mediazione nella crisi ucraina. Nel contempo, dietro al discorso della signora Merkel la settimana scorsa si nasconde il nervosismo di un paese che teme modifiche alle frontiere in Europa Orientale. Per via della sua storia tumultuosa e la sua passata presenza nella regione, la Germania sa bene quali conseguenze possono avere eventuali cambiamenti dei confini nazionali. In una conferenza stampa qui a Bruxelles lunedì, il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier ha spiegato che le sanzioni sono un "messaggio alla Russia, ma anche di solidarietà" ai paesi baltici, preoccupati per il futuro della loro integrità territoriale a causa delle loro estese comunità russe. Le tre repubbliche del Baltico appartengono alla NATO; immaginare  che la Russia possa giungere al punto, in un modo o nell'altro, di inglobarle è difficile. Eppure, a Vilnius, Talinn o Riga il timore è palpabile. La Germania guarda soprattutto alle ambizioni russe nel Caucaso, in Bielorussia o in Moldavia. I tedeschi sentono una particolare responsabilità nell'ordine internazionale nato dopo la caduta del Muro, e vogliono preservarlo. I motivi sono politici e morali, ma anche economici. Ad avere contribuito probabilmente all'irrigidimento della signora Merkel negli ultimi giorni, oltre alle mosse russe, è stata anche la paura di critiche provenienti dall'ala più conservatrice dell'elettorato tedesco – e in particolare dell'Alternative für Deutschland – a ridosso del delicato voto europeo. Peraltro, gli industriali tedeschi vorrebbero evitare sanzioni ai danni della Russia, per non mettere a repentaglio i loro rapporti commerciali, ma al tempo stesso sanno che il commercio mondiale ha bisogno di certezze legali, oggi messe a rischio da Mosca. Spiegava nei giorni scorsi Wolfgang Ischinger, un ex ambasciatore tedesco a Washington e oggi presidente della conferenza sulla sicurezza che ogni anno si tiene a Monaco (la Wehrkunde): "L'industria tedesca, pur tristemente, seguirà il cancelliere, ben sapendo che per avere successo a lungo termine nel mondo, non solo in Russia, è importante poter avere fiducia nel diritto e nelle norme internazionali".

 

(Nella foto, un dipinto di Franz Ludwig Catel in cui lo zar Alessandro I rende omaggio nel 1805 alle spoglie defunte di Federico il Grande, in compagnia di Federico Guglielmo III)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook