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Dal 2016 l’Italia dovrà tagliare il debito di 1/20 all’anno – 17/02/14

BRUXELLES – C'è evidente attesa a Bruxelles (ma anche in Italia) per capire la politica europea del premier in pectore Matteo Renzi. Il passaggio di potere ha sorpreso non pochi osservatori, anche perché l'ora è delicata. La Commissione europea pubblicherà a breve attese previsioni economiche da cui dipenderanno in ultima analisi la possibilità per l'Italia di detrarre investimenti pubblici dal calcolo del disavanzo. Dal 2016, poi, l'Italia dovrà sottostare a rigide regole di riduzione del debito pubblico.



Negli ultimi giorni, i commenti della Commissione sulla crisi politica italiana sono stati di routine. Tuttavia, tra le righe, erano evidenti i messaggi provenienti da Bruxelles. «In generale – ha spiegato venerdì il presidente dell'esecutivo comunitario José Manuel Barroso – la posizione italiana è sempre molto leale» rispetto al progetto europeo. Esortazione? Speranza? La presa di posizione è quella di un uomo politico che non ha dimenticato le uscite controverse di Renzi.
Nell'aprile del 2012, il premier in pectore aveva criticato esplicitamente il patto di stabilità italiano, strumentale al controllo dei conti pubblici nazionali in una ottica europea, definendolo «un patto di stupidità». Qualche settimana fa, lo stesso Renzi, che in passato ha criticato il limite di deficit del 3,0% del prodotto interno lordo, ha proposto investimenti nel settore scolastico per cinque miliardi di euro, da escludere dal calcolo del disavanzo pubblico.
La Commissione si è detta pronta a concedere questa clausola nel 2014 purché ci fosse entro metà febbraio un piano dettagliato e preciso per rimettere in carreggiata il debito. Il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni dovrebbe presentare oggi a Bruxelles in occasione di un Eurogruppo e di un Ecofin nuovi impegni di riduzione della spesa pubblica da adottare nel 2014. Saranno sufficienti queste promesse a convincere in extremis la Commissione a concedere la clausola degli investimenti?
Molti esponenti comunitari ricordano che l'Italia non può esimersi dal mettere mano alla stagnazione economica e all'elevato debito. Recenti riforme del Patto di stabilità e di crescita, tra cui il Trattato di Bilancio, prevedono che un paese con un debito superiore al 60% del prodotto interno lordo debba ridurre il passivo di un ventesimo all'anno su una media di tre anni (il debito italiano supera il 130%). La regola entra in vigore dopo tre anni dall'uscita dalla procedura di deficit eccessivo.
«Il 2015 è l'ultimo anno del periodo di transizione prima della piena applicazione della regola sul debito – spiegava ieri mattina Simon O'Connor, il portavoce del commissario agli affari economici Olli Rehn –. Dal 2016 in poi questa regola verrà pienamente applicata». La regola è stringente e preoccupa l'establishment politico e amministrativo italiano, anche se in occasione delle trattative che si svolsero nel 2011 e nel 2012 furono introdotte circostanze attenuanti.
Il regolamento comunitario, approvato alla fine del 2011 per modificare un testo del 1997, prevede che la Commissione debba tenere conto di «tutti i fattori rilevanti». La lista è lunga e comprende, tra gli altri, gli sviluppi del ciclo economico, i livelli di attivo primario, l'adozione di riforme economiche, la qualità delle finanze statali, la struttura del debito pubblico. «La Commissione – si legge inoltre nel documento – dovrà tenere conto di tutti i fattori considerati rilevanti dal paese membro in questione».
«La vera domanda è se il nuovo premier in pectore accelererà veramente il ritmo delle riforme così urgenti», afferma Daniele Antonucci, economista di Morgan Stanley. In questo senso, l'ennesima crisi italiana, un paese che si appresta ad avere il quarto governo in due anni, rafforza la convinzione di chi – come la Germania – insiste per immaginare accordi contrattuali tra stato membro e istituzioni comunitarie in modo da imporre le necessarie riforme economiche ai paesi più fragili.
«I tedeschi – spiega un alto responsabile europeo – hanno una grande sfiducia nei confronti della classe politica italiana. Come non ammettere che la crisi a Roma non dia loro ragione e li rafforzi nella convinzione che questi contratti sono necessari se vogliamo rafforzare l'integrazione della zona euro?». In cuor suo, Bruxelles spera che Renzi seguirà le orme del presidente francese. Nel 2012 François Hollande fece campagna chiedendo modifiche al Patto di stabilità, per poi assumere maggiore realismo politico. B.R.