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Accordi contrattuali – La crisi Letta-Renzi complica il lavoro della diplomazia italiana

La crisi politica italiana tutta incentrata sulle ambizioni personali di Enrico Letta e di Matteo Renzi rischia di avere conseguenze sull’immagine dell’Italia in Europa e più in generale sulla stessa politica europea. Il confronto tra i due leader politici, e l’incertezza che sta creando sul futuro del governo Letta, è seguito con attenzione a Bruxelles. I mercati finanziari, per ora, non sembrano troppo preoccupati, ma ciò non significa che la vicenda non sia fonte di dubbi e interrogativi. “Come minimo – spiega un alto responsabile europeo – la vicenda rafforzerà la posizione dei tedeschi così ostinati sulla questione degli accordi contrattuali tra stato membro e istituzioni comunitarie”.

Matteo Renzi
L’idea discussa da tempo è di inserire in un contratto gli impegni economici di un paese, prevedendo in cambio una forma di solidarietà. L’obiettivo è di imporre in qualche modo la modernizzazione delle economie più fragili. “I tedeschi – prosegue l'interlocutore – hanno una grande sfiducia nei confronti della classe politica italiana, ma anche francese. Come non ammettere che la crisi di questi giorni a Roma non dia loro ragione e li rafforzi nella convinzione che questi contratti sono necessari se vogliamo rafforzare l’integrazione della zona euro?”. A dire il vero la stessa Germania ha posizioni ambivalenti. Crede fermamente negli accordi contrattuali, ma sa che se le fossero imposti potrebbero creare problemi ai delicati equilibri della grande coalizione oggi al governo.


La crisi degli ultimi giorni, poco comprensible anche a molti avveduti osservatori italiani, rischia di complicare il lavoro della diplomazia italiana. Da tempo il ministro degli Affari Europei Enzo Moavero sta dando battaglia a Bruxelles perché questi contratti, se veramente devono vedere la luce, introducano una certa flessibilità sul fronte dei conti pubblici. “L’Italia sta cercando di mercanteggiare sulle regole, per esempio cercando di avere maggiore libertà di manovra sul fronte del debito pubblico, poiché la regola di una riduzione di un ventesimo all’anno dovrebbe entrare in vigore nel 2015, e anche sul versante del deficit”, racconta l’alto responsabile europeo, che parla in questo ambito di "energia colossale" da parte italiana. L'effetto ottico, a Berlino o a Bruxelles, non piace. Alla luce della crisi politica Letta-Renzi, il rischio è di mettere in pericolo i frutti di questa battaglia diplomatica, vale a dire il meccanismo di solidarietà e il margine di discrezionalità che l’Europa era pronta a concedere all’Italia, in cambio dell’accettazione di un accordo contrattuale e degli sforzi che il paese ha compiuto negli ultimi due anni. Peraltro, proprio in queste settimane la Commissione deve decidere se concedere all'Italia di detrarre dal deficit del 2014 gli investimenti pubblici, come richiesto dal governo Letta. Una ultima annotazione, a onore del vero. Alla controversa immagine dell’Italia in Europa contribuisce non solo la classe politica ma anche la stampa italiana. Nel mettere in scena ogni mattina il chiassoso dibattito politico, giornali e televisione trasformano la notizia in intrattenimento, e sacrificano all’ultimo tweet un approccio più costante e più assettico che forse avrebbe il merito di tentare di responsabilizzare l’establishment del paese.

 

(Nella foto, il sindaco di Firenze e presidente del Partito democratico Matteo Renzi, 39 anni, mentre lascia Palazzo Chigi al volante della sua automobile, il 12 febbraio 2014. Riferendosi alle scelte politiche del figlio, il padre di Renzi avrebbe scritto sulla sua pagina Facebook: "Mai e poi mai (gli) suggerirei di rifiutarsi di battere un calcio di rigore per paura di sbagliarlo")

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • giovanni |

    Quanto all’ultima annotazione, il buon Freccero, che ha una spocchia infinita ma nel suo campo di lavoro è bravino, notava come sia da anni in atto in televisione la conversione dell’informazione politica in reality show low cost, mancando la pubblicità per offrire spettacoli più elaborati. Il problema della pubblicità nelle testate cartacee è ancora più rilevante tanto che inizio a dubitare della qualità del Corriere, pronto ad esporsi secondo indicazioni dell’editore; per non parlare del Fatto, che per offrire un servizio variegato e appetibile attacca sistematicamente Berlusconi (vedasi intervista rilasciata da Gomez a Ottoemezzo qualche tempo fa in cui ammette) e il capo dello stato, per assicurarsi visibilità e lettori.

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