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Accordi contrattuali – Quando il cane Germania perde i denti

Ci sono circostanze nel quale il cane perde i denti. Per due anni, la Germania ha condotto una strenua battaglia per rafforzare il coordinamento tra le politiche nazionali, consapevole che la crisi debitoria fosse dovuta anche a una mancanza di controllo reciproco tra i paesi membri, e dal centro sulla periferia. Da mesi ormai i governi stanno quindi negoziando la proposta di creare accordi contrattuali tra paese membro e istituzioni europee con l’obiettivo di facilitare l’adozione di riforme economiche. L'idea, tuttavia, ha perso quota, anzi mordente. Prima di tutto,

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gli accordi contrattuali hanno assunto il nome meno impegnativo di partenariato per la crescita, l’occupazione e la competitività. Nel Consiglio europeo di questa settimana, i Ventotto daranno il benestare a linee-guida, rinviando a giugno l’approvazione definitiva, in attesa che vengano negoziati dettagli delicati. In vista del vertice di oggi e domani, le delegazioni nazionali hanno negoziato un testo di accordo che prevede che i partenariati per la crescita vengano associati a meccanismi di solidarietà. Queste intese, che sono da considerarsi “vincolanti” (politicamente, si presume), devono essere decise a livello nazionale, e poi essere approvate a livello europeo. L’obiettivo è che siano fatte proprie dal singolo paese. I partenariati diventono “legalmente vincolanti” solo quando prevedono un incentivo finanziario. “Dietro all’annacquamento dell’idea di accordi contrattuali c’è anche il cambio di posizione della Germania”, spiega un alto responsabile europeo.


“L’intesa di grande coalizione appena firmata a Berlino non prevede molte riforme economiche. Anzi: alcune riforme, come quella pensionistica, sarà riveduta e corretta. A questo punto, il cancelliere Angela Merkel teme che anche la Germania venga chiamata a firmare un contratto. Ciò creerebbe alla signora Merkel problemi nella gestione della nuova coalizione al governo”. Il cancelliere ha quindi fatto marcia indietro, nel timore che le pressioni comunitarie mettano a repentaglio i difficili equilibri tra democristiani e socialdemocratici nel nuovo esecutivo. Nel contempo, posizioni inconciliabili hanno impedito di trovare una formula soddisfacente sul fronte del meccanismo di solidarietà. Prosegue l’altro responsabile europeo: “C’è chi – come l’Italia – ha posto la questione in termini pregiudiziali, considerando l’incentivo finanziario un corollario necessario al partenariato; e chi – come l’Olanda – è contrario non solo perché non vuole pagare per altri ma perché non vuole neppure per se stesso un eventuale aiuto economico”. Su questo versante, il testo negoziato dà mandato a un gruppo di lavoro perché esplori tutte le possibili opzioni (per esempio, prestiti, garanzie o sovvenzioni). Novità ci saranno in giugno, anche perché la Germania non vorrà abbandonare completamente la presa. La diplomazia italiana guarda all’idea dei contratti in modo “criticamente favorevole”. Mentre molti uomini politici in Italia temono di dare con gli accordi contrattuali l’impressione alla pubblica opinione di sacrificare la sovranità nazionale, una parte dell’establishment vede invece in questi partenariati un modo per assicurare che le riforme economiche rimangano in carreggiata.

 

(Nella foto, Angela Merkel con il presidente della Repubblica Joaquim Gauck questa settimana dopo il giuramento da cancelliere)

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