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Sul dopo-Lampedusa pesano (anche) le prossime elezioni europee

A due settimane dal dramma di Lampedusa durante il quale circa 300 persone hanno trovato la morte su un barcone carico di migranti diretto verso le coste italiane, i governi europei stentano a trovare una posizione comune. Parlando in Parlamento a Roma, il presidente del Consiglio Enrico Letta ha avvertito oggi che "a Bruxelles non accetteremo compromessi al ribasso". Il confronto, almeno nel dibattito pubblico, è tra coloro che chiedono l'aiuto dell'Unione nel gestire l'emergenza (l'Italia, ma anche Malta o la Grecia) e coloro invece che ricordano come il Nord del continente sia già oggi più generoso del Sud in termini di concessione dell'asilo.

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Più in generale, nelle discussioni politiche pesano le prossime elezioni europee, e la paura in molti paesi di dare spazio ai movimenti populistici e xenofobi. La diplomazia italiana ha fatto del suo meglio in questi giorni per cercare di introdurre nelle conclusioni del prossimo vertice europeo del 24 e del 25 ottobre un paragrafo sul dramma dell'immigrazione clandestina e sul naufragio di Lampedusa. Così dice l'ultimo canovaccio disponibile: "The European Council (…) agrees that more should be done to prevent this from happening again. It welcomes the establishment of a Task Force led by the European Commission to identify, in the short term, concrete action designed to ensure more efficient use of existing policies and tools, in particular as regards cooperation with countries of origin and transit, FRONTEX activities and the fight against trafficking and smuggling. The European Council also calls for stronger cooperation with relevant international organizations, such as UNHCR and IOM, in countries of origin and transit". I diplomatici italiani sono riusciti a far inserire nella dichiarazione il ruolo dell'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, ma l'idea di rimettere in discussione il Principio di Dublino – vale a dire di quella norma che affida al paese di primo sbarco la gestione del migrante e il compito di gestirne l'accoglienza e la concessione dell'asilo – non ha avuto spazio.


"Difficilmente potremo avere una soluzione a breve termine su questo aspetto", spiegava nei giorni scorsi un alto responsabile europeo."Modificare oggi il Principio di Dublino sarebbe la ricetta per un disastro. Siamo perfettamente consapevoli del fatto che alcuni paesi sono in grave difficoltà. Più che all'Italia pensiamo a Malta. Siamo convinti però che il problema si possa risolvere solo con la collaborazione dei paesi limitrofi, dall'altra parte del Mediterraneo. Che senso ha mettere mano al Principio di Dublino se in Libia, per esempio, non c'è un governo che abbia il controllo delle sue frontiere?". Nessuno a Parigi o a Berlino, a Helsinki o ad Amsterdam è insensibile alle difficoltà dei paesi del Sud nel gestire l'arrivo di imbarcazioni stracariche di migranti. Si chiedono tuttavia se il controllo del territorio e delle frontiere marittime sia realmente efficace. Soprattutto notano che l'Italia concede asilo molto meno che la Germania, per esempio. A titolo di confronto, Berlino l'anno scorso ha accettato circa 270
richieste per ogni milione di tedeschi, mentre Roma ne ha accettato
circa 151 per ogni milione di italiani. Sconsolato, lo stesso ministro degli Esteri Emma Bonino faceva notare ieri in Lussemburgo che "il nostro paese non ha neppure una legge organica sull'asilo". Più in generale, l'atteggiamento di molti governi è legato alle prossime elezioni europee di maggio. A torto o a ragione, molti governanti temono nell'affrontare il problema di dare nuova linfa ai movimenti populistici e xenofobi. "Purtroppo i temi si accavallono pericolosamente – commentava ancora l'alto responsabile europeo -. Immigrazione illegale, libero movimento delle persone, welfare per gli stranieri, presenza dei Rom sono tutte questioni che vengono buttate nello stesso calderone con conseguenze imprevedibili". In ultima analisi, la partita a breve termine si gioca sul rafforzamento di FRONTEX, e sulla nascita di EUROSUR, un meccanismo di scambio di dati satellitari che entrerà in vigore in dicembre. "Il nostro obiettivo – ha detto ieri la signora Bonino – è di uscire dal dibattito sulla necessità di dimostrare o meno solidarietà, e di convincere invece i partner dell'urgenza di adottare una diversa concezione delle frontiere, che vanno difese insieme non per solidarietà ma per interesse comune". In fondo, la stessa chiave di lettura ha poi convinto il Nord a salvare il Sud all'apice della crisi debitoria.

 

(Nella foto, il presidente del Consiglio Enrico Letta in Parlamento)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook