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Come Bruxelles vede il voto tedesco e il futuro dei dossiers europei – 24/09/13

BRUXELLES – In cuor loro molti dirigenti europei, e non solo quelli del Sud Europa, sono contenti del risultato del voto tedesco. Il rischio di un monocolore democristiano o di un remake dell'alleanza della Cdu-Csu con i liberali è stato sventato. Il cancelliere Angela Merkel sarà costretto a governare con l'attuale opposizione, i socialdemocratici o i verdi. La speranza è che sui dossier aperti vi sia un atteggiamento più conciliante, anche se la cautela di molti a Bruxelles è d'obbligo.


"Per molti versi governare con
l'Spd potrebbe essere comodo al cancelliere Merkel – spiegava ieri
Fabian Zuleeg, capo economista dello European Policy Center a Bruxelles
-. Sarebbe al centro dell'alleanza" tra l'ala conservatrice della
democrazia cristiana e l'ala più progressista della socialdemocrazia.
"Sarebbe chiamata a cercare un compromesso, arte in cui eccelle. Le
permetterebbe nel caso di spostare leggermente i limiti da non superare
nelle trattative europee". In questi mesi, complice la campagna
elettorale, il governo Merkel ha ostacolato il cammino verso una unione
bancaria, chiedendo tra le altre cose una riforma dei Trattati per dare
al meccanismo unico di gestione delle crisi bancarie una solida base
legale. Ha rallentato i negoziati in vista di una riforma dell'unione
monetaria e della nascita di un controverso bilancio della zona euro. Ha
negoziato con i denti i programmi di aiuto a favore di Grecia e Cipro,
imponendo non poche condizioni ai Paesi in crisi. In questo contesto,
sono tre i dossiers che da qui alla fine della legislatura terranno i
governi impegnati: il completamento dell'unione bancaria, la riforma
dell'unione monetaria, nuovi aiuti ai Paesi in crisi, e in particolare
alla Grecia. Sul fronte dell'unione bancaria, i negoziati sono
complicati.
La Banca centrale europea assumerà entro la fine del 2014 la vigilanza
bancaria. Consiglio e Parlamento hanno trovato un accordo definitivo sui
livelli di patrimonializzazione delle banche. Stanno invece ancora
negoziando sulle norme da applicare nel caso di crisi bancaria, dopo che
i governi hanno raggiunto una difficile intesa prima della pausa
estiva. Il calendario prevede un accordo entro la fine dell'anno tra le
due istituzioni. Nel Consiglio, il piatto forte dell'autunno saranno i
negoziati in vista di un meccanismo unico di risoluzione delle crisi
bancarie, associato a un fondo finanziario. La speranza è trovare un
compromesso entro dicembre, per poi trasferire il dossier al Parlamento. Il
ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha chiesto una impopolare e
controversa modifica dei Trattati perché il meccanismo abbia una solida
base legale. «Bisognerà capire se la sua posizione verrà fatta propria
dal nuovo governo», spiega un diplomatico bruxellese. Aggiunge un alto
responsabile europeo: «Non vogliamo mettere la Germania sotto pressione
su questo. Aspettiamo un'apertura, e puntiamo su un accordo in dicembre
tra i governi e con il Parlamento in marzo». A Bruxelles prevale un
cauto ottimismo su questo versante. L'altro dossier sul tavolo riguarda i
nuovi passi da compiere per rafforzare l'integrazione della zona euro.
In giugno, i 28 avevano deciso di lavorare su due fronti: nel vertice di
ottobre si discuterà di analisi macroeconomica e dimensione sociale; a
dicembre si parlerà di accordi contrattuali tra Paesi membri e
Commissione così come di un embrione di bilancio della zona euro. I
temi sono politicamente delicati. Finora, il confronto è stato tra una
Germania preoccupata di tenere sotto controllo le politiche economiche
nazionali e una Francia desiderosa di rafforzare la solidarietà
finanziaria tra i Paesi. A Bruxelles domina la prudenza sui risultati
che si otterranno su questo fronte, ma c'è la sensazione che la presenza
di una grande coalizione a Berlino consentirà al futuro governo tedesco
di avere posizioni più accomodanti. Infine i 28 saranno chiamati a
decidere se dare nuovi aiuti alla Grecia. Commenta l'alto responsabile
europeo: «L'Spd non ha posizioni molto diverse da quelle dalla Cdu sui
temi europei, al di là di un'evidente maggiore sensibilità per le
difficoltà sociali dei Paesi in crisi. Oggi il governo non ha la
maggioranza al Bundesrat; in futuro con un esecutivo appoggiato da Cdu e
Spd l'avrà e questo dovrebbe aiutare la signora Merkel e quindi i
negoziati europei». B.R.