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Voto tedesco – Cosa significano i risultati dell’AfD per la politica europea della Germania

Forse il vero segnale importante delle elezioni di domenica in Germania non è la vittoria schiacciante del cancelliere Angela Merkel. Era stata prevista, bene o male, da tutti i sondaggi. L'elemento più interessante della batteria di risultati che le reti televisive tedesche hanno trasmesso dalle 18 di ieri pomeriggio è probabilmente la parziale sconfitta del partito euroscettico Alternative für Deutschland.

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Ha ottenuto il 4,7% dei voti, e non potrà sedere nel Bundestag, non avendo superato la soglia di sbarramento del 5%. Questo movimento, guidato da un 51enne professore universitario di Amburgo, Bernd Lucke, ha strappato voti ai democristiani, ai liberali e in parte anche al partito della sinistra radicale Die Linke. AfD sostiene che il Trattato di Maastricht è stato violato con l'acquisto di obbligazioni pubbliche da parte della Banca centrale europea e con gli aiuti finanziari ai paesi in crisi; è convinto che l'esperimento della moneta unica non possa sopravvivere; chiede quindi che la Germania esca rapidamente dall'unione monetaria. Fondato qualche mese fa, nel febbraio di quest'anno, l'AfD è riuscito a ottenere circa 2 milioni di voti alla proporzionale e circa 800mila voti all'uninominale nelle elezioni di domenica per il rinnovo della Camera Bassa del Parlamento. Almeno in parte, la tendenza della signora Merkel ad abbandonare progressivamente il metodo comunitario, gestendo la crisi europea in modo intergovernativo, è anche il riflesso della presenza di questo partito nato alla destra della CDU e che difficilmente può essere paragonato al Movimento 5 Stelle italiano dell'ex comico Beppe Grillo.


Se la Germania del cancelliere Merkel ha insistito sulla necessità di riformare le economie in crisi, rallentato il processo di
integrazione europea e affidato nei fatti alle istituzioni tedesche
– il Bundestag, la Corte costituzionale e la Bundesbank – un ruolo cruciale nel valutare le scelte dell'Unione è anche per rispondere alla presenza di un numero
crescente di elettori scettici sia sulla gestione della crisi debitoria, sia sul futuro della zona euro. La parziale sconfitta dell'AfD è probabilmente positiva per la Germania e per l'Europa. Certo, il risultato ottenuto dal movimento di Lucke è un chiaro avvertimento politico di cui la signora Merkel terrà conto, ma l'ingresso del partito nel Bundestag avrebbe avuto rispercussioni maggiori sulla politica europea della Repubblica Federale. Avrebbe molto probabilmente influenzato la strategia del prossimo governo, inducendolo ad avere a Bruxelles posizioni ancora più dure. Rimanendo fuori dal Bundestag, Lucke e i suoi potranno intervenire nel dibattito pubblico attraverso la stampa e i comizi. Fossero entrati al Reichstag avrebbero avuto modo di esprimersi quotidianamente dalla tribuna del Parlamento, nei dibattiti che il Bundestag organizza prima e dopo qualsiasi vertice europeo, e al momento del voto sui programmi di aiuto ai paesi in difficoltà. Ignorarli del tutto sarebbe più stato difficile per il tribunale di Karlsruhe o per la Bundesbank di Francoforte. Insomma, per la signora Merkel, un conto è affrontare l'AfD in televisione, un altro nell'emiciclo. In questo senso, si può pensare che il cancelliere non sarà indotto a irrigidire ulteriormente la sua politica europea. Se fosse costretta a governare con i socialdemocratici in una grande coalizione si può sperare in qualche forma di ammorbidimento, e forse in ultima analisi a un qualche ritorno al metodo comunitario, ma probabilmente saranno cambiamenti marginali.

 

(Nella foto, Bernd Lucke ieri sera mentre commenta i primi risultati delle 18me elezioni legislative tedesche dalla fine della Seconda guerra mondiale. Alle sue spalle si intravede la scritta: Mut zur Wahrheit, il coraggio della verità)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook