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Il film su François Hollande – Un presidente troppo normale?

Ci sono film che, se possibile, andrebbero visti nei luoghi di origine. Non tanto per la città in cui lo si vede, ma per il pubblico con il quale lo si vede. Le reazioni sono importanti quanto le immagini. Un conto è vedere Habemus Papam a Roma, un conto è assistere alla rappresentazione a Berna o a Helsinki. Lo stesso vale per Operazione Valchiria, il film del 2008 che racconta con un certo successo l'attentato ad Adolf Hitler del 20 luglio 1944. A Francoforte qualche anno fa la sala era rimasta ammutolita, impressionata, e per certi versi anche orgogliosa a 60 anni da quei fatti del coraggio dimostrato dai resistenti e in particolare da Claus von Stauffenberg.

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Ieri pomeriggio ho visto a Parigi Le pouvoir, il potere, il documentario sui primi mesi all'Eliseo di François Hollande. In un momento in cui la Francia si dice pronta a una maggiore integrazione europea, anche questo film uscito il 15 maggio, può offrire qualche spunto di analisi per capire il presidente francese. Il film di Patrick Rotman dura circa una ora e mezza ed è naturalmente, come certe biografie, "autorizzato". Per la prima volta c'è il tentativo di raccontare come lavora il presidente francese. Nelle sale sfarzose dell'Eliseo, lo si vede incontrare i suoi collaboratori, prepararsi alle riunioni internazionali, riscrivere i discorsi, parlare al telefono con il suo primo ministro. In molti casi ci sono suoi commenti fuori campo. Alcune situazioni sono buffe, come quella in cui Hollande è preparato da tre persone per la foto ufficiale – uno lo trucca, l'altro gli rimette in ordine la giacca, il terzo lo pettina. La situazione ricorda il personaggio del Borghese gentiluomo, l'opera teatrale nella quale Molière si fa beffa del Re Sole, Luigi XIV. Le risate in sala non sono mancate.


Per certi versi, Hollande appare migliore in queste circostanze che
durante le conferenze stampa, quando le pause e le incertezze nelle sue risposte sono
sempre un po' sconcertanti. In alcuni casi critica i discorsi che gli
vengono preparati: "Contengono le informazioni che si leggono nei
giornali", dice a un certo punto (un appunto che potrebbe essere fatto a
molti esponenti politici italiani). Quando parla del mestiere di
presidente spiega che le prime
settimane sono state quelle più difficili: "O si nuotava. O si
affondava. Non si poteva camminare sull'acqua". Riferendosi ai suoi
collaboratori e ai ministri del suo governo precisa: "L'amicizia può
esistere; non la famigliarità. Ognuno deve rimanere al suo posto. Il
presidente ha una posizione di preminenza. Una certa distanza è
indispensabile, anche perché il ruolo del presidente è di mostrare la
strada". Hollande ha ben chiara la necessità della politica di uscire dal tempo breve e
avere lo sguardo lungo. Più volte spiega che il
giudizio sulla sua presidenza dovrà avvenire solo nel 2017, alla scadenza del
suo mandato, non prima. Più in generale, i dialoghi, tuttavia, sono un po' artificiali, soprattutto quando a parlare sono i collaboratori, evidentemente imbarazzati dalla presenza di una telecamera. A un certo punto, il presidente assiste in televisione alla conferenza stampa
dell'ex moglie Ségolène Royal che ammette la sua sconfitta alle ultime
legislative del 2012; il presidente si gira verso un collaboratore dicendo con aria pensosa: "Elle a été très digne", è stata molto dignitosa. Alla luce del rapporto tra i due, il
commento non convince. Purtroppo, il film non mostra la frenesia dell'esercizio del potere. Il ritmo è tutt'altro che incalzante. Sappiamo che Hollande vuole essere un presidente normale, ma è il mestiere del presidente che non è normale. Il film non lo racconta veramente e così rischia di non fare un favore all'attuale inquilino dell'Eliseo. Un'ultima considerazione: durante una riunione, un suo collaboratore spiega con lucidità la posizione tedesca sul futuro dell'Europa – maggiore integrazione in cambio di una cessione di sovranità -, ma quando si tratta di illustrare la risposta francese rimane vago. Anche Hollande, qualche giorno fa quando si è detto pronto a lavorare per una nuova integrazione europea, è rimasto vago. A Bruxelles e a Berlino aspettano risposte più concrete. Quanto siano prevedibili, dal film non si capisce.

 

(Nella foto, la locandina del film Le pouvoir, di Patrick Rotman)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook