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A rilento il cantiere europeo – 12/03/13

La politica europea viaggia su due binari. Da un lato c'è il lavoro quotidiano di una Unione che – usando anche il margine di manovra offerto dai Trattati sul fronte del bilancio – deve rilanciare l'economia, ridurre la disoccupazione, promuovere il mercato interno. Se ne parlerà nel Consiglio europeo di giovedì e venerdì. Dall'altro, c'è un negoziato diplomatico dedicato al rafforzamento della zona euro. Su questo versante, l'impegno si è pericolosamente affievolito in questi ultimi mesi.


«Non c'è niente da fare – dice un alto responsabile europeo – i leader
prendono decisioni quando hanno il coltello alla gola. Con i mercati che
si sono stabilizzati tra fine 2012 e inizio 2013, l'incentivo a
rafforzare l'unione monetaria è diminuito. Bisogna però ammettere che il
quadro istituzionale è cambiato molto negli ultimi due anni. Se
riusciamo ad attuare in modo credibile le decisioni che sono già state
prese, possiamo sperare di tenere sotto controllo i mercati. Altrimenti
la situazione peggiorerà».
L'obiettivo dei 27 è di darsi una unione bancaria e una unione di
bilancio. In dicembre, il consiglio europeo ha trovato un accordo sul
trasferimento della vigilanza bancaria dagli stati membri alla Banca
centrale europea. In questo momento, Consiglio e Parlamento stanno
negoziando il testo legislativo che consentirà il trasferimento dei
compiti all'istituto monetario. L'entrata a regime della riforma, che
l'ex banchiere centrale Tommaso Padoa-Schioppa chiedeva a gran voce già
10 anni fa, è prevista nel 2014.
Le questioni più controverse riguardano il rapporto tra i 17 paesi della
zona euro e gli altri 10 paesi dell'Unione. A molti deputati europei
non piace il quasi potere di veto che la Gran Bretagna ha ottenuto
nell'Autorità bancaria europea, l'ente che continuerà a regolamentare il
mercato unico. Nel contempo, si discute di ricapitalizzazione diretta
delle banche da parte del Meccanismo europeo di stabilità (Esm). I
negoziatori europei sperano che si possa trovare un accordo entro due o
tre mesi.
Gli altri tasselli dell'unione bancaria sono le regole relative alle
garanzie comuni dei depositi, alla risoluzione delle banche in crisi,
alla nascita di un nuovo organismo chiamato a gestire l'eventuale
fallimento degli istituti di credito in difficoltà. La Commissione ha
già presentato proposte per le prime due iniziative, e sta preparando un
progetto sul terzo aspetto. «La questione più controversa è quella del
burden sharing, della condivisione dei costi», conferma un diplomatico
europeo.
Alcuni paesi temono di dover pagare per altri, tanto che la Commissione
ha proposto il coordinamento degli schemi nazionali, non una
responsabilità in solido. Non è un caso se venerdì il Commissario alla
concorrenza Joaquín Almunia ha esortato i paesi ad andare oltre i loro
dubbi, per spezzare rapidamente il circolo vizioso tra bilanci bancari e
bilanci sovrani. «Non sono temi facili – aggiunge un negoziatore
bruxellese -. Per esempio, uniformare le regole di diritto fallimentare è
complesso». Sul fronte di bilancio, il quadro è cambiato molto negli ultimi due
anni, sulla scia della crisi debitoria. Con due pacchetti legislativi –
il six-pack e il two-pack – è stato rafforzato il Patto di Stabilità,
«praticamente fino al massimo consentito dai Trattati attuali», secondo
l'espressione di un alto responsabile europeo. Varato in febbraio, il
two-pack stabilisce tra le altre cose che i governi dovranno presentare
la loro finanziaria all'Eurogruppo e alla Commissione entro il 15
ottobre.
Se il progetto di bilancio non rispetta il Patto di Stabilità o le
raccomandazioni delle autorità comunitarie, la Commissione potrà
chiedere modifiche. Se queste fossero disattese, il paese potrebbe
subire la procedura di deficit eccessivo che prevede controlli ancor più
stringenti. Il tentativo è di rafforzare il controllo del centro sulle
politiche economiche nazionali, ed evitare quelle derive che hanno
portato a debito eccessivo (pubblico o privato) in Spagna o in Grecia.
Da qui a giugno, i paesi devono lavorare su altri tre aspetti: un
ulteriore sforzo di coordinamento ex ante delle politiche nazionali,
eventuali contratti bilaterali tra i paesi membri e le istituzioni
comunitarie su riforme economiche e aiuti finanziari, la dimensione
sociale dell'unione monetaria. «Siamo ormai in un campo molto delicato,
che tocca da vicino le sovranità nazionali», avverte l'alto responsabile
europeo. «Il rapporto che dobbiamo preparare per il Consiglio europeo
di giugno non sarà l'ultimo».
Gli aspetti più delicati del rafforzamento della zona euro, legati a una
mutualizzazione dei debiti, sono stati invece rinviati sine die, o
comunque a dopo il rinnovo del parlamento europeo nel 2014. I motivi
sono due. Da un lato non c'è (per ora) l'appetito politico. Dall'altro,
queste misure richiederanno probabilmente cambiamenti ai Trattati. Entro
marzo 2014, la Commissione deve comunque presentare un rapporto su un
eventuale fondo di riscatto dei debiti pubblici. La speranza del governo
italiano è che nel vertice di questa settimana venga almeno confermata
la possibilità di escludere gli investimenti pubblici dal calcolo del
deficit dei paesi che hanno un disavanzo sotto al 3% del Pil, come
l'Italia.