Risposta a un lettore – Come discutere della crisi italiana all’estero

Un lettore, Giovanni, ha lasciato qualche giorno fa in questo blog una domanda: "Ma com'è la prospettiva sulla possibile ingovernabilità del paese dal punto di vista di un giornalista che vive all'estero?". Dietro alla sua domanda, Giovanni probabilmente si chiede come se la cava un italiano quando il proprio paese è ripetutamente sulle prime pagine dei giornali europei per via di sconquassi finanziari (lo scandalo Monte dei Paschi di Siena), crisi politica (lo straordinario esito elettorale del comico Beppe Grillo e del suo Movimento Cinque Stelle) o vicende giudiziarie (legate principalmente a Silvio Berlusconi). Beppe GrilloIn effetti non passa giorno, o quasi, senza che qualcuno mi chieda con una aria tra il curioso, il perplesso e l'ironico cosa stia succedendo in Italia. E così capita a chiunque abiti all'estero, che sia un diplomatico, uno studente o un imprenditore. Non vorremmo essere giovedì e venerdì nei panni del presidente del Consiglio Mario Monti, qui a Bruxelles per partecipare a un vertice europeo. Tendenzialmente, alle domande rispondo alzando mentalmente le spalle. Un po' perché il quesito contiene spesso già la risposta e un po' perché la situazione italiana è forse estrema, ma non così insolita. Quando studiavo a Chicago all'inizio degli anni 90 stava scoppiando lo scandalo di Mani Pulite. I miei compagni di studio, americani e non, volevano capire la portata dello scandalo, e non esitavano ad attribuire la vicenda a un'innata corruzione della vita politica italiana. Mi era facile ricordare che vivevamo in una delle città più corrotte degli Stati Uniti, dove l'ex sindaco Richard J. Daley (1902-1976) era stato accusato più volte di aver manomesso il risultato delle elezioni e di avere gestito una macchina clientelare con pochi confronti. Quando vivevo a Chicago, il figlio di Richard J. Daley, Richard M. Daley, era stato appena rieletto alla carica per la seconda volta nel 1992 e sarebbe stato anche lui coinvolto in vari scandali. In uno in particolare il sindaco era accusato di incassare contributi elettorali da società private che avevano firmato contratti di lavoro fittizi con il comune.


Mentre ero a Parigi, qualche anno dopo, l'arrivo sulla scena politica di Silvio Berlusconi provocò sconcerto. Non tanto, o non solo, per la presenza di un imprenditore alla guida del paese, ma per il fatto che il nuovo uomo politico era proprietario di televisioni e quotidiani. Quando rispondevo ai miei interlocutori che l'esperienza di Bernard Tapie non mi sembrava dopotutto molto dissimile incassavano con un sorriso, fatte le debite proporzioni. Da imprenditore a cavallo tra gli anni 80 e gli anni 90, Tapie riacquistò un certo numero di aziende (tra cui Adidas), entrò in politica (fu ministro della città in un governo a guida socialista) e rimase coinvolto in uno scandalo di corruzione nel calcio francese (subendo una condanna in appello a due anni di prigione). Oggi, il quotidiano Le Figaro è di proprietà del Gruppo Dassault, il costruttore dei Rafales vicinissimo al partito gollista, e la rete Tf1 appartiene per oltre il 40% al Gruppo Bouygues, sospettato di avere ricevuto l'aiuto di Jacques Chirac al momento della privatizzazione del canale televisivo negli anni 80. In un libro intitolato L'omertà française e uscito nel 1999, Sophie Coignard e Alexandre Wickham raccontano gli storici rapporti ambigui tra politica e media in Francia. Mentre ero a Francoforte nel primo decennio degli anni 2000 la presenza ingombrante di Berlusconi mise in crisi i rapporti con la Germania, prima con Gerhard Schröder, poi con Angela Merkel. Ammetto che in quella circostanza era (più) difficile ribattere agli interlocutori tedeschi. Ma non impossibile. Nei rapporti tra politica e media, il Partito socialdemocratico non è forse proprietario di una società che ha quote azionarie in aziende editoriali in tutto il paese? Quanto alle vicende più scabrose della politica italiana, dirigenti e sindacalisti di Volkswagen non sono stati forse condannati per un boccaccesco giro di prostitute, tangenti e viaggi di favore? E Dagmar Wöhrl, deputato cristiano-sociale ed ex sottosegretario di Stato al ministero dell’Economia, non è forse una ex Miss Germania che da giovane è stata protagonista di un film pornografico? Per venire direttamente alla domanda di Giovanni, oggi da Bruxelles non è (così) difficile vivere l'ingovernabilità italiana. Ai belgi, basta fare notare (ma lo fanno prima loro) che il Belgio è rimasto senza governo per 541 giorni. Ai francesi, è sufficiente segnalare il successo politico del comico Coluche all'inizio degli anni 80, e forse anche la forza del Fronte Nazionale oggi. Ai tedeschi, basta ricordare quanto la vita politica tedesca sia diventata più incerta con la presenza al Bundestag di cinque partiti e quanto sia imbarazzante l'ingresso di partiti neonazisti in alcuni parlamenti regionali. Insomma, la situazione italiana è per l'italiano all'estero una sfida intellettuale. Ciò significa – per usare un'espressione banale – che tutto il mondo è paese? No, evidentemente. L'Italia ha le sue (innegabili) particolarità. Ma anche in questa circostanza ci sono risvolti positivi. All'estero, l'italiano verrà giudicato spesso sulla base di clichés e pregiudizi. Convincerà i suoi interlocutori grazie al proprio stile e alla propria credibilità. In un paese, l'Italia, dove l'appiattimento è la regola e il merito non viene premiato, la necessità di persuadere il prossimo del proprio valore si rivela essere un pungolo per fare meglio.

 

(Nella foto, una immagine del comico Beppe Grillo)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Alfdam |

    Grazie Beda Romano! Anche io penso che noi italiani siamo dei campioni a tirarci sempre il fango addosso…purtroppo vediamo sempre il giardino del nostro vicino più verde…a torto

  • giovanni |

    GRAZIE!!!!
    Gran bell’articolo!

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