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Tasse UK e multinazionali USA – Una sorprendente audizione alla Camera dei Comuni

Nonostante i molti tentativi per uniformare i sistemi tributari, aumentare i controlli reciproci e ostacolare i paradisi fiscali, le scappatoie in questo campo a livello internazionale sono tantissime. Spesso lo sguardo corre al trasferimento di capitali in Svizzera o nel Liechtenstein, o alla scelta di alcuni cittadini francesi di traslocare in Belgio, dove la tassazione dei patrimoni è minore che in Francia (d'attualità le vicende di Bernard Arnault e Gérard Depardieu). Ma ci sono casi per molti versi ancor più eclatanti.

Margaret Hodge
Nei giorni scorsi il Public Accounts Committee della Camera dei Comuni a Londra ha ascoltato i dirigenti di tre aziende americane molto radicate in Gran Bretagna: Google, Starbucks e Amazon, tre società che hanno scelto di installarsi in Irlanda, Olanda e Lussemburgo per motivi fiscali. Il resoconto dell'audizione – così come trasmesso dalla società Dods che dal 1832 trascrive i dibattiti di Westminster – è sorprendente. E non solo perché queste tre aziende in un modo o nell'altro riescono a godere di una tassazione poco elevata, ma anche per il modo ingenuo (o meglio, sfuggente?) in cui i loro rappresentanti hanno risposto alle domande dei deputati inglesi. Cominciamo da Google. Il vice presidente per il Nord Europa della società americana Matt Brittin non ha voluto confermare che il 92% del fatturato extra-Stati Uniti è tassato in Irlanda; si è limitato a parlare di vast majority (grande maggioranza). Nel 2011, secondo lo stesso Brittin, Google ha registrato in Gran Bretagna un fatturato di 396 milioni di sterline, pagando tasse societarie (corporate taxes) per 6 milioni di sterline. L'impressione è che il basso livello di imposte sia da attribuire al fatto che Google UK offre i suoi servizi a Google Ireland e che i servizi proposti ai consumatori sono basati su una scienza informatica "tutta messa a punto" in California. I deputati inglesi hanno quindi incalzato Brittin a proposito del ruolo delle Bermude nell'impianto fiscale della società americana. Brittin ha ammesso che la filiale caraibica detiene i diritti intellettuali del gruppo californiano. A un certo punto, Margaret Hodge, presidente della Commissione e parlamentare laburista di Barking, ha spiegato che agli occhi di molti deputati Google sta approfittando del mercato inglese senza pagare il giusto livello di imposte. La signora Hodge ha poi precisato che la Commissione della Camera dei Comuni non stava accusando Google di essere "illegale", bensì "immorale". Brittin ha risposto: "Non è una questione di scelta personale".


Anche Troy Alstead, direttore finanziario di Starbucks, è stato costretto a difendersi. I caffè inglesi della catena americana versano royalties del 6%. Alstead ha precisato che le royalties sono versate ad Amsterdam, e la metà viene poi trasferita "alla fine" negli Stati Uniti. Le royalties generate in Gran Bretagna sono tassate in parte in Olanda e in parte negli Stati Uniti per una media negli ultimi cinque anni del 16%, ha aggiunto Alstead. Un deputato conservatore di Peterborough, Stewart Jackson, si è domandato pubblicamente quali fossero le proprietà intellettuali che Starbucks può legittimamente dire di poter tassare all'estero. Il terzo caso sentito dalla Camera dei Comuni è stato quello di Amazon, che ha la sua base europea in Lussemburgo, come ha confermato il direttore degli affari legali, Andrew Cecil. Alcuni deputati inglesi ne hanno approfittato per ricordare che curiosamente quando acquistano libri online li ricevono in un pacchetto affrancato dalla British Royal Mail. A una domanda specifica su chi è proprietario della società in Lussemburgo, Cecil non è stato in grado di rispondere. Nick Smith, un laburista di Blaenau Gwent, ha quindi chiesto al dirigente di Amazon se potesse precisare ai deputati il fatturato del gruppo americano in Gran Bretagna. La risposta di Cecil – non a un giornalista ma davanti a una Commissione della Camera dei Comuni – è stata che finora Amazon non ha mai pubblicato dati per paese. Smith ha definito la risposta "ridicola", mentre la signora Hodge ha aggiunto che ciò "non è accettabile" e che "risposte appropriate" sono necessarie a "domande appropriate". Nel concludere l'animata audizione, durata tre ore, il presidente della Commissione di Westminster ha affermato che dal suo punto di vista le tre aziende starebbero manipolando il sistema fiscale ed evitando le tasse societarie. Parlando alla stampa inglese ha quindi esortato al boicottaggio delle tre imprese. L'appello è fine a se stesso, ma mentre i governi cercano disperatamente di risanare i loro conti pubblici è certamente probabile il tentativo di un nuovo giro di vite fiscale in Gran Bretagna e in altri paesi, non più solo nei confronti delle persone ma anche delle imprese. Non basta: per anni Londra si è opposta a qualsiasi armonizzazione fiscale in Europa. Che almeno in parte possa cambiare idea a un certo punto?

 

(Nella foto, Margaret Hodge, 68 anni, deputata laburista e presidente del Public Accounts Committee della Camera dei Comuni)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Rabo |

    È quello che speriamo, signor Romano.
    Buon lavoro e grazie per i suoi post !

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