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Attenzione: il debito pubblico portoghese? E’ ormai al 119% del PIL

Lo sguardo in Europa è tutto rivolto alla Grecia e alla Spagna. Il primo paese rischia di avere bisogno di nuovo denaro europeo. Il secondo paese tentenna all'idea di chiedere per la prima volta un salvataggio sovrano. In realtà, c'è un altro paese che da settimane sta vivendo momenti molto difficili. E' il Portogallo. 

Proteste in Portogallo
Sappiamo che il governo guidato da Pedro Passos Coelho è stato costretto clamorosamente ad abbandonare una scelta di politica economica – l'aumento dell'11-18% dei contributi previdenziali – su pressione della piazza. Più che in altre circostanze, la vicenda ha mostrato quanto sia difficile associare austerità dei conti pubblici, consenso popolare, rispetto dei principi democratici. Assai meno noto è l'incredibile andamento delle finanze pubbliche nel piccolo paese della penisola iberica. Secondo gli accordi con i partner europei, il Portogallo, che dal 2011 gode del sostegno comunitario, doveva avere alla fine di quest'anno un deficit del 4,5% del prodotto interno lordo. Sarà invece probabilmente intorno al 6,0%. Il paese è vittima di un circolo vizioso: in un contesto economico debole, il risanamento dei conti pubblici pesa sulla ripresa economica a breve termine, riducendo le entrate fiscali e aumentando di converso il disavanzo.

Secondo le stime del governo pubblicate all'inizio dell'anno, il debito pubblico portoghese doveva essere alla fine del 2012 del 113,1% del PIL e alla fine dell'anno prossimo del 115,7% del PIL. Qualche giorno fa, le stime ufficiali sono state riviste per quest'anno al 119,1% del PIL, pari a un aumento di 13 punti percentuali rispetto al 2011. L'andamento del debito pubblico portoghese è preoccupante. Per anni, da questo punto di vista il paese è stato virtuoso. Nel 2007, aveva un debito pari a 68,3% del PIL, salito al 93,3% nel 2010; secondo le ultime previsioni ufficiali, rischia di essere nel 2013 del 124% del PIL (la stima per l'Italia è 126% del PIL). Le più recenti notizie dal Portogallo sono pessime. Dall'inizio dell'anno sono fallite 4.200 imprese. Secondo un recentissimo rapporto trimestrale della Commissione Europea pubblicato la settimana scorsa, la disoccupazione è del 16% (quella giovanile appena sotto il 40%). Nei primi sette mesi dell'anno il gettito fiscale ha mostrato un buco di 2,6 miliardi rispetto alle previsioni. Come potrà il paese non chiedere un nuovo aiuto ai suoi partner europei? La ricetta comunitaria però non sembra funzionare. In un contesto di conferederazione tra stati sovrani, i mercati finanziari mettono i paesi a confronto gli uni con gli altri penalizzando quelli ritenuti più fragili. Pur di calmare gli investitori (e i paesi creditori), preoccupati dall'andamento dei conti pubblici, governi e commissione impongono cure di austerità senza poter agire né sul tasso di cambio né sul tasso d'interesse. Al di là delle manifestazioni sindacali e delle proteste pubbliche, il risultato nelle cifre è desolante e demoralizzante, tanto più che il Portogallo non soffre delle stesse magagne della Grecia: anziché diminuire, il debito che verrà ereditato dalle generazioni più giovani aumenta. In queste circostanze, la soluzione probabilmente non è nel girare le spalle alla cura d'austerità, ma è nel prevedere una qualche forma di mutualizzazione dei debiti pubblici in modo da tagliare le gambe alla tendenza dei mercati di mettere a confronto le singole economie nazionali. La Germania è sempre preoccupata all'idea di perseguire questa strada, ma è anche attraversata da molti dubbi sulla bontà della ricetta seguita finora. Non per altro sta riflettendo a nuovi modi per aiutare finanziariamente i paesi più fragili, in cambio di riforme economiche più che di semplice austerità. Nelle prossime settimane, i 17 paesi della zona euro discuteranno in vari sedi di una riforma della zona euro. Anche il caso portoghese, oltre a quelli greco o spagnolo, sarà inevitabilmente sullo sfondo.

 

(Nella foto, una immagine di una recente manifestazione di protesta contro le misure governative in Portogallo)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • giovanni |

    Kobayashi, io non sono per nulla d’accordo. é da decenni che si riconosce la necessità di riformare il welfare dell’europa continentale. Tutto il tempo che si perde nel farlo va a scapito di giovani e di immigrati che per la maggior parte patiscono il sostegno alla nazione, con un welfare che per loro de facto è già stato ridimensionato.
    Tra l’altro, è chiaramente ingenuo che si possano risolvere le cose col metodo che la sinistra più o meno occultamente cerca di far passare: protezionismo spinto e stampa selvaggia di carta moneta.
    Monti dovrebbe e vorrebbe fare di più ma le mani gli son legate da logiche corporative che vi convincono che c’è un complotto mondiale contro il nostro povero paese, quando invece la grande fregatura è il ristagno economico dovuto alla poca concorrenza!

  • Kobayashi01 |

    E’ fin troppo facile prevedere che l’effetto dell’austerity è la depressione.
    Proprio per questo, non posso accettare che un Monti ci racconti che “i sacrifici oggi sono necessari per un futuro migliore”, quando invece sta CONSAPEVOLMENTE smantellando lo stato sociale in Italia per dare un futuro migliore sì, ma solo al capitalismo finanziaro di cui è autorevole rappresentante. Monti agisce con dolo, Napolitano – suo grande sponsor – invece è semplicemente troppo vecchio per capire i nuovi processi che stanno accadendo a livello europeo. Forse avrebbe fatto bene ad andare in pensione un anno fa..

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