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La battaglia sul futuro della vigilanza bancaria – Da che parte sta il Parlamento?

Si poteva pensare che dopotutto il Parlamento europeo sarebbe stato un fedele alleato della Commissione nel tentativo di riformare la vigilanza bancaria in Europa, trasferendo l'impegno dagli stati membri alla Banca centrale europea, come deciso dai governi a fine giugno. In realtà, il primo dibattito che si è svolto stamani nella Commissione affari economici dell'assemblea a Bruxelles ha mostrato una varietà di posizioni, ma soprattutto ha fatto emergere il desiderio di molti deputati di privilegiare la qualità della riforma a una sua rapida adozione.

Werner Langen
In poche parole, l'obiettivo dell'esecutivo comunitario di trovare un accordo politico sulla futura sorveglianza creditizia da qui alla fine dell'anno appare sempre più difficile da raggiungere. Il Parlamento ha potere di codecisione solo sul regolamento che modifica le modalità di voto dell’Autorità bancaria europea (EBA), ma intende avere un ruolo anche nel dibattito sul trasferimento della sorveglianza bancaria alla Banca centrale europea (per cui ufficialmente è necessaria solo l'unanimità dei 27 paesi dell'Unione). Nel dibattito di oggi, sono emerse tre correnti principali: c'è chi ha messo l'accento sulla necessità di difendere il mercato unico; chi ha sottolineato l'importanza di garantire il principio della sussidiarietà; chi infine vuole difendere l'indipendenza della BCE. Tra i primi a esprimersi è stato Sven Giegold, un ecologista tedesco. Dopo avere salutato con soddisfazione il progetto presentato della Commissione, proposto due anni fa dallo stesso parlamento allora senza successo, ha spiegato: "Non vogliamo in questa circostanza privarci dei nostri diritti. Vogliamo avere la libertà di discutere prendendoci tutto il tempo necessario". Dal suo punto di vista, nei confronti della nuova istituzione l'assemblea dovrebbe poter: porre domande; ottenere rapporti regolari; nominare i membri del consiglio di vigilanza bancaria che siederà alla BCE; controllare il bilancio del nuovo organismo; e avere il diritto d'inchiesta.


Un altro tedesco, il democristiano Burkhard Balz, ha detto di non volere un "matrimonio incestuoso" tra vigilanza bancaria e politica monetaria, sottolineando la necessità di evitare conflitti d'interesse alla BCE. Ha aggiunto: "Tre mesi non sono sufficienti per creare il nuovo meccanismo. La speranza della Commissione di una entrata in vigore il 1° gennaio 2013 non è realistica". Ivo Strejcek, un conservatore ceco, ha ricordato che in molti casi il ruolo delle autorità nazionali di vigilanza bancaria è stato inserito nelle diverse costituzioni dei paesi membri. "Modifiche – ha avvertito – potrebbero essere necssarie, con l'accordo degli elettori". Un altro parlamentare dell'Est, il conservatore polacco Slawomir Witold Nitras, ha messo l'accento sull'urgenza di non segmentare il mercato unico alla luce di una sorveglienza a 17 rispetto a una Unione a 27. La deputata portoghese di centro-sinistra Elisa Ferreira ha spiegato l'importanza di armonizzare i regolamenti nazionali di vigilanza bancaria e di creare "una cultura omogenea" in questo campo. Anche lei è sembrata scettica sulla possibilità di una rapida messa a regime della vigilanza creditizia. La parlamentare democristiana belga Marianne Thyssen è stata più precisa: "La rapidità è importante, ma anche la qualità (della riforma, ndr) è importante". Dal canto suo, con un intervento veemente, il deputato democristiano tedesco
Werner Langen ha sostenuto che la proposta della Commissione “è solo
strumentale a una ricapitalizzazione di Bankia perché la Spagna non vuole
presentare domanda ufficiale di sostegno europeo”. Dinanzi a una sfilza di reazioni negative, due deputate liberali hanno tentato di ricordare ai colleghi l'urgenza di dare alla zona euro un nuovo assetto istituzionale. L'olandese Sophia in 't Veld si è chiesta se non valga la pena di cercare "una soluzione temporanea per il breve termine", pur di evitare pericolose lungaggini. La francese Sylvie Goulard ha esortato alla coerenza: "Tutti vogliono in questa aula vantaggi senza svantaggi. L'accordo del consiglio europeo di fine giugno prevede che si lavori rapidamente. Cosa succederà alla Spagna se non creiamo una sorveglianza bancaria centralizzata propedeutica a una diretta ricapitalizzazione delle banche da parte del fondo ESM?". Per tutta risposta il suo connazionale Jean-Paul Gauzès, un neogollista, ha chiesto un rinvio della data entro la quale i relatori presenteranno i loro rapporti. La nuova scadenza è stata fissata al 20 ottobre, con la possibilità di presentare emendamenti entro il 26 ottobre. Ciò detto, nessuno tra i deputati intervenuti oggi ha messo realmente in dubbio la necessità di centralizzare la vigilanza bancaria in Europa. La seduta ha mostrato prevedibili divisioni nazionali – i
tedeschi sempre molto in linea con i sentimenti prevalenti nel loro
paese – ma soprattutto il desiderio del Parlamento europeo di fare sentire la sua voce in questa partita. Stamani in aula il rappresentante della Commissione sembrava affranto.

 

(Nella foto, Werner Langen, un eurodeputato democristiano tedesco)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook