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Crisi dell’Europa – sfida greca e questione tedesca

Europa-Merkel
La speranza è che il paracadute messo a punto dal Fondo monetario internazionale e dalla Commissione europea per salvare la Grecia possa aiutare il paese mediterraneo a introdurre le necessarie misure per riformare l'economia e ridurre il debito. La partita è tutt'altro che finita. Perché l'unione monetaria possa sopravvivere è necessario anche un netto balzo in avanti verso una maggiore integrazione politica e un profondo adattamento culturale. Non solo nei paesi più lascivi, ma anche in quelli più virtuosi. Cominciamo dai primi. La crisi greca ha dimostrato che per partecipare alla zona euro è necessario ridurre l'indebitamento e adattare la propria economia, rendendola più competitiva. La Grecia, sull'orlo del fallimento, sarà chiamata a uno sforzo particolarmente difficile: non può né svalutare la propria valuta né agire sul costo del denaro. Convincere la popolazione greca ad accettare un aumento delle tasse, un taglio delle spese, una riduzione dei salari e delle pensioni non sarà facile. Il compito di altri paesi meno virtuosi non sarà dissimile. Bisogna sperare che la drammatica crisi greca li induca a una nuova consapevolezza. Detto ciò, anche la Germania, paese virtuoso per eccellenza, dovrà probabilmente compiere un esame di coscienza.

La Germania da un lato è riuscita a costringere i greci a raddoppiare gli sforzi per risanare i conti pubblici difendendo la stabilità dell'euro; dall'altro però ha mostrato grande incertezza: una delle tesi è che propri i dubbi tedeschi abbiano reso il salvagente più costoso di quanto non avrebbe potuto essere. La Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung è giunta al punto di chiedersi: Quanto europeista è Angela Merkel? In un incontro organizzato dall'Aspen Institute Italia a Berlino la settimana scorsa il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha ammesso che è necessario rispiegare il progetto europeo ai tedeschi. L'uomo politico democristiano si è riferito così ai sondaggi dai quali è emerso come i suoi concittadini abbiano espresso la loro contrarietà al salvataggio della Grecia. Nello stesso modo in cui i greci (e molti altri) devono capire che partecipare all'unione monetaria richiede anche riforme e sacrifici, i tedeschi devono prendere coscienza di un destino comune. Questo il ragionamento di Schäuble. Proprio la settimana scorsa, un sondaggio Allensbach ha segnalato la sorprendente freddezza dell'europeismo tedesco. Alla domanda se la Germania ha avuto più vantaggi o svantaggi dalla partecipazione all'Unione (attenzione, all'Unione, non alla zona euro), il 20% dei tedeschi ha risposto vantaggi, il 28% svantaggi, mentre per il 42% benefici e danni si sono bilanciati a vicenda. In un commento pubblicato stamani su Die Welt, lo storico Michael Stürmer sostiene che è tornata d'attualità la questione tedesca: a cosa appartiene la Germania, a chi appartengono i tedeschi. La sua risposta è la seguente: "La visione europea è andata persa, i tedeschi hanno smesso di sognare l'Europa (…) Ma questa non è la fine della storia, perché la Germania è sempre stata troppo piccola per guidare (i suoi vicini, ndr) e troppo grande per puntare sull'equilibrio" delle potenze.

  • danilo72 |

    Il tesoro italiano collocherà titoli del debito pubblico presso i risparmiatori al tasso corrente dell’1% circa, con tali capitali acquisterà titoli ellenici al 5% garantiti dagli organismi internazionali e dagli impegni di austerità presi dallo Stato Greco in questi giorni.
    La differenza sarà utile da intermediazione finanziaria per il tesoro.

  • Beda Romano |

    Grazie Pasquale Marchese, un saluto anche a Lei.
    B.R.

  • Pasquale Marchese |

    Ciao Danilo,
    lo sai che quei soldi non torneranno mai indietro vero? La Grecia è praticamente insolvente. I prestiti servono per pagare gli interessi sul debito greco. Inoltre i paesi che prestano devono indebitarsi a tassi di mercato, che in alcuni casi sono maggiori del 5%. Insomma perchè parli provocatoriamente di investimenti?
    La Germania è sicuramente colpevole per aver temporeggiato e per aver fatto troppi calcoli politici. Quello che mi sorprende è che gli italiani o i francesi e soprattutto gli spagnoli non si chiedano da dove devono uscire quei soldi.
    Un saluto a Beda Romano, che sta facendo un racconto attento e lucido dell’attuale isteria tedesca.

  • danilo72 |

    Pare che prestare denaro alla Grecia renda il 5% … Insomma non è un cattivo affare, al di là del dovere di sostenere la moneta unica e la stabilità finanziaria europea (e quindi tedesca).
    C’è crisi di liquidità in Germania e quindi si preferirebbe investire quei denari in altri modi? O si tratta di superiorità snobistica non proprio razionale?

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