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“Est Europa al riparo dall’onda” – 30/04/10

BERLINO – Prima la Grecia, poi il Portogallo, poi ancora la Spagna. E l'Europa dell'Est? Saranno i paesi dell'Europa centro-orientale le prossime vittime delle turbolenze finanziarie? Non secondo Jacek Rostowski, ministro delle Finanze polacco. Economista di professione, è convinto che i paesi dell'Est siano al riparo, o meglio più al riparo di altri. Rostowski è nato nel 1951 a Londra in una famiglia polacca in esilio. A margine di un convegno dell'Aspen Institute Italia a Berlino, parla del calo di popolarità dell'euro nell'Europa centro- orientale, della crisi del patto di stabilità e del miracolo economico polacco.

Come valuta il rischio contagio della crisi greca nell'Est Europa?
Stiamo affrontando una crisi molto grave per tutti, dentro e fuori dalla zona euro, ma non in modo particolare per i paesi dell'Europa dell'Est. I nostri paesi hanno dimostrato una certa resistenza ed è quindi meno probabile che vengano colpiti da un contagio diretto. In media il nostro debito è circa del 40% del Pil, la metà di quello dei membri della zona euro. Le nostre istituzioni politiche e finanziarie hanno dimostrato di essere robuste. Un tempo si pensava che ci sarebbe stato un circolo vizioso tra crisi economica e instabilità politica. Non è successo.
Sta cambiando la capacità di attrazione dell'euro?
Le turbolenze riflettono una grave crisi della governance dell'euro. Il patto di stabilità e di crescita è in serie difficoltà. Ridurre il deficit pubblico è un obbligo economico, ma chiedere a un paese come la Grecia di tagliare il disavanzo dal 14 al 3% in appena tre anni non ha senso. La governance dell'euro va migliorata nel prossimo anno. Ammesso che i cambiamenti vengano introdotti in modo efficace, i paesi dell'Est Europa non hanno motivo di non voler entrare nella zona euro, esattamente come prima.
Ma i sondaggi mostrano che la moneta unica ha perso popolarità.
Certo, la crisi non è positiva per la moneta unica. Sarà necessario risolvere i problemi della governance dell'euro per riguadagnare la fiducia delle persone. Ciò detto, per la Polonia l'adozione della moneta unica non è in agenda nei prossimi due anni.
Il presidente della Bce JeanClaude Trichet ha detto di recente che i paesi candidati all'ingresso nella zona euro devono avere un approccio bipartisan. Percepisce freddezza da parte degli attuali membri per un nuovo allargamento dell'Unione monetaria?
Non credo che possiamo aggiungere via via nuovi criteri. In ogni caso, la Polonia deve cambiare la propria costituzione per entrare nella zona euro. E per questo è necessaria una maggioranza dei due terzi, quindi un ampio sostegno. Peraltro, direi che la crisi attuale mostra come in passato sia stato commesso l'errore di ignorare il criterio del debito al momento della selezione dei paesi.
Crede che la crisi greca abbia fatto capire l'importanza delle riforme economiche per partecipare pienamente alla zona euro?
I paesi dell'Est Europa sono economie flessibili, con debiti bassi. Potrebbe essere che non dovremmo adattarci all'euro quanto alcuni degli attuali membri occidentali. Guardi ai livelli di indebitamento della Polonia. Nel 2009, il debito è stato pari al 38% del Pil, escluso il finanziamento del sistema pensionistico, e del 51%, se lo includiamo. La Polonia ha all'interno della propria costituzione il limite di debito del 60% del Pil.
A sorpresa l'economia polacca è cresciuta l'anno scorso, quando molti paesi hanno registrato una violenta recessione. Come mai?
Il mio paese è cresciuto dell'1,8%. Non abbiamo introdotto misure di stimolo; piuttosto misure di risparmio, quando la maggior parte degli altri paesi occidentali hanno garantito aiuti all'economia. Sapevamo che la crisi finanziaria avrebbe causato un aumento generale dell'indebitamento pubblico e abbiamo agito d'anticipo. La nostra scelta ha rafforzato la fiducia delle imprese e delle famiglie. Di solito viè sempre stato tra la nostra crescita e quella tedesca un divario di due punti percentuali. L'anno scorso è stato di quasi sette punti, tenuto conto della recessione del 5% in Germania. Questo mostra quanto sia resistente la nostra economia nonostante l'importanza della Germania per noi.

B.R.