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Pressing tedesco nel Golfo – 01/09/09

FRANCOFORTE – Otto chilometri: è la lunghezza gigantesca di un centro commerciale in costruzione a Doha, nell'emirato del Qatar. La Barwa Commercial Avenue, circa 900mila metri quadrati di negozi e l'equivalente di 110 campi da calcio, dovrebbe vedere la luce entro il 2012. A costruirlo è Hochtief, una delle tante società tedesche che di questi tempi ha trovato nel Golfo Persico crescenti opportunità economiche.

Mentre in molte regioni del mondo la recessione è ancora d'attualità, l'economia in molti paesi della Penisola araba continua a crescere. Così nel primo trimestre del 2009 le aziende tedesche hanno continuato a registrare un aumento delle esportazioni verso la regione. L'export verso gli Emirati arabi uniti (Eau) è cresciuto tra gennaio e marzo del 9% annuo, mentre nello stesso periodo le esportazioni tedesche verso la Cina e la Russia sono calate, del 3,3 e del 31,4 per cento.
I paesi della regione approfittano delle entrate petrolifere. Non è quindi sorprendente se in maggio il ministro dell'Economia Karl-Theodor zu Guttenberg si è recato nel Golfo per incontrarne i principali attori economici e politici: «Mi aspetto – ha detto recentemente in un'intervista -un aumento sostanzioso degli investimenti degli Emirati arabi uniti in Germania e delle imprese tedesche nella regione».
La Germania ha bisogno dei capitali del Golfo, mentre i paesi arabi cercano il know-how tedesco. L'emiratodel Qatar è appena entrato nell'azionariato del nuovo gruppo VolkswagenPorsche, mentre qualche mese prima Abu Dhabi era diventato socio di Daimler. Altre operazioni di questo tipo potrebbero seguire. Intanto, le grandi imprese tedesche stanno beneficiando di un boom infrastrutturale che neppure la crisi economica sembra avere frenato.
Fabio Scacciavillani, direttore della ricerca economica del Dubai International Financial Centre, sostiene che i paesi della regione vogliono ridurre la dipendenza dalla rendita petro-lifera e diversificare le loro economie. «Nonostante la crisi – spiega l'economista al telefono da Dubai – i paesi del Golfo hanno mantenuto sostanzialmente inalterati gli impegni di spesa grazie a una politica fiscale prudente».
Secondo la National Bank of Kuwait, i progetti infrastrutturali nei paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo (Arabia Saudita, Bahrain, Qatar, Kuwait, Oman ed Emirati arabi uniti) ammontano a 2.100 miliardi di dollari. «Un'area del mondo in crescita per noi – dice una portavoce di Siemens –. Nel 2008 in Oman, Yemen, Bahrain, Qatar ed Emirati arabi uniti abbiamo registrato un fatturato di 1,7 miliardi di euro con 1.700 dipendenti di 60 nazionalità diverse».
Anche il Qatar è un enorme cantiere: oltre al centro commerciale Barwa Commercial Avenue bisogna segnalare che il nuovo aeroporto, del valore di 14,5 miliardi di dollari, dovrebbe vedere la luce entro il 2012. Nello stesso anno è prevista l'apertura di un nuovo complesso petrolchimico. Nel 2014 dovrebbe essere inaugurato un nuovo porto, del valore di 7 miliardi di dollari. Tra il Qatar e l'isola di Bahrain è poi prevista la costruzione di un ponte che sarà lungo 45 chilometri.
Alcune cifre danno la misura della forte crescita della presenza tedesca nella regione. Secondo l'associazione berlinese Numov, che raggruppa le aziende attive nel Vicino Oriente, le esportazioni della Germania verso il Qatar sono salite da 946 milioni nel 2006 a 1,595 miliardi di euro nel 2008. Tutte le grandi aziende tedesche hanno nel frattempo messo radici nella Penisola araba: oltre a Hochtief e Siemens, anche Eon, Linde, Süd Chemie, Deutsche Bahn, Bilfinger Berger.
«Abbiamo buone cifre sul fronte degli ordini» ha spiegato di recente a Handelsblatt Christian Selch, il rappresentante di Siemens in Arabia Saudita. Ciononostante, nel suo rapporto la National Bank of Kuwait esprime anche una certa cautela sulle prospettive future: fa notare che spesso i progetti infrastrutturali accumulano ritardo e subiscono cambiamenti dell'ultimo minuto. Altri ricordano che Dubai è stata vittima di una crisi immobiliare all'inizio dell'anno.
«Il Golfo rappresenta in questo difficile 2009 una delle poche aree al mondo dove le imprese occidentali trovano ancora mercati aperti e opportunità di sviluppo. E in futuro tali opportunità tenderanno a crescere», precisa dal canto suo Scacciavillani, notando che le riserve di petrolio e gas nella regione ammontano a 18mila miliardi di dollari, sulla base di un prezzo medio del greggio di 50 dollari al barile. «Per dare un'idea degli ordini di grandezza, questa cifra equivale a metà della capitalizzazione delle borse mondiali a fine 2008».
B.R.