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In Germania nasce una nuova generazione politica, post-Muro

Sta già emergendo in Germania la classe dirigente del futuro. I governanti tedeschi di oggi hanno tra i 50 e i 60 anni e rispetto a molti di quelli italiani sono dei giovincelli. Non hanno memoria della guerra e molti di loro neppure del Sessantotto.

Philipp Roesler
Eppure, a livello regionale, nelle segreterie dei partiti e nei comuni delle grandi città, si sta già formando una generazione nuova di politici, che per semplicità potremmo chiamare post-Muro. Certo, sono nati prima della caduta del Comunismo e prima dell'unificazione tedesca, ma sono diventati adulti negli ultimi  due decenni di Germania unita. Uno dei più noti ormai è Karl-Theodor von und zu Guttenberg, 37 anni, diventato nei giorni scorsi ministro nel Governo tedesco. Il cristiano-sociale bavarese è il più giovane ministro dell'Economia nella Storia della Repubblica Federale. Ma non è il solo rappresentante di questa nuova generazione di politici: nei giorni scorsi ha giurato da ministro della Bassa Sassonia un giovane liberale, Philipp Rösler, nato nel 1973 (nella foto tratta da internet).

La Frankfurter Allgemeine Zeitung lo ha definito uno Schnelldenker, una persona che riflette rapidamente, sottolineando tra le altre cose che è l'unico tra i politici tedeschi con una certa notorietà a non essere nato in Europa. In effetti, Rösler è nato in Vietnam, ma è stato adottato da una coppia di tedeschi ed è quindi cresciuto in Germania. Ha studiato medicina, è stato ufficiale dell'esercito e da qualche anno ormai è una stella montante della politica tedesca. Non è l'unico trentenne in ascesa. Alexander Dobrindt, il nuovo segretario generale della CSU bavarese, è del 1970. Tarek Al-Wazir, capogruppo dei Verdi in Assia, è del 1971. Carsten Schneider, parlamentare socialdemocratico e portavoce del partito per le questioni di bilancio, è del 1976. Katja Kipping, vice presidente di Die Linke, è del 1978. Philipp Mißfelder, leader dei giovani democristiani e deputato al Bundestag, è del 1979. La lista è lunga. Della divisione del Paese hanno un ricordo lontano e ne sono certamente meno impregnati dei tedeschi più anziani: in politica hanno conosciuto soltanto la Germania unita. Molti di loro parlono le lingue e conoscono l'Europa, ma non è ancora chiaro il loro grado di europeismo. In un commento per la Berliner Zeitung una giovane scrittrice, Nicol Ljubic, ha rimproverato loro di essere troppo perentori e sicuri delle loro idee; e in questo senso troppo simili ai loro predecessori. La crisi economica, soprattutto se durerà oltre le attese, sarà un banco di prova anche per loro. 

  • Beda Romano |

    Ne approfitto per dare conto di un studio di Infocamere pubblicato sul Sole/24 Ore del 23 febbraio 2009, solo in parte legato all’argomento del post. In Italia, tra il 2000 e il 2008, il numero di trentenni che ricoprono la carica di titolare, socio o amministratore di società è diminuito del 35%. Nello stesso periodo la quota del 30-49enni è rimasta pressoché stabile, mentre il numero di coloro con più di 50 anni è aumentato del 7%.
    B.R.

  • Sergio |

    Due le differenze macroscopicamente rilevabili rispetto al nostro Paese: l’assenza di una vera e propria gerontocrazia, e la presenza di giovani con un interesse politico d’ampio respiro (o almeno non soffocati nella culla).
    In una parola, una società diversa. Profondamente diversa.

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