In pochi giorni si sono tenute interessanti votazioni in tre grandi paesi europei. Nei tre casi, il successo della destra radicale è stato relativo, se non addirittura una sconfitta, come in Italia. È un caso o c’è un legame?
Andiamo per ordine. In Francia si sono tenute le elezioni locali. In Germania si è votato per il rinnovo del parlamento regionale nel Baden-Württemberg e nella Renania-Palatinato. In Italia si è tenuto un atteso referendum sulla riforma della giustizia. Nei tre casi la forza della destra nazionalista ne è uscita temperata.
Iniziamo dalla Francia. Nelle 3.343 città con più di 3.500 abitanti, l’estrema destra, in altre parole il Rassemblement National, nei due turni ha ottenuto appena 2,5 milioni di voti, rispetto ai 9,1 del centro-sinistra, agli 8,7 del centro-destra e ai 3,8 milioni dei partiti centristi.
Tenendo conto solo delle città con più di 30.000 abitanti, il Rassemblement National ha vinto in 13 comuni, rispetto ai Républicains (77), ai socialisti (50) e al partito di Edouard Philippe, Horizons (23).
In Germania, nel Baden-Württemberg Alternative für Deutschland ha certamente raddoppiato i seggi nel Landtag regionale, passando da 17 a 35, ma i partiti centristi hanno tenuto, soprattutto i verdi, che hanno ottenuto il 30,2% dei seggi e i democristiani che sono passati dal 24,1 al 29,7%.
Anche nella Renania Palatinato, l’AfD è andata particolarmente bene, salendo da 9 seggi a 24 seggi, ma anche la CDU ha visto la percentuale dei voti aumentare, da 27,7 al 31,0% (39 seggi). Stabili sono rimasti i verdi, in calo netto l’SPD.
Vengo all’Italia. In questo caso la destra nazionalista è al governo, e aveva messo in gioco le sue scelte di revisione della Costituzione in un referendum nel quale il progetto approvato dalla maggioranza parlamentare è stato bocciato.

Secondo le ultime informazioni, i voti a favore della riforma sono stati il 46%, mentre quelli contrari hanno toccato il 54%. Come detto, il voto italiano non è stato un voto direttamente sull’operato del governo, ma certamente su una proposta proveniente dal governo e che il partito della premier Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, aveva fatto propria.
Non è piaciuta la sostanza della proposta, né probabilmente il modo frettoloso in cui la modifica costituzionale è stata discussa in Parlamento. Non possiamo escludere che alcuni abbiano voluto punire anche una certa arroganza romana della presidente del Consiglio, non dissimile dalla saccenteria fiorentina di Matteo Renzi, un altro premier uscito sconfitto in un referendum.
Sappiamo che gli elettori guardano agli interessi in gioco. E sappiamo altresì che le ragioni del voto cambiano da paese a paese. Al tempo stesso c’è da chiedersi se le posizioni nazionaliste abbiano perso mordente in un contesto nel quale l’Unione europea, fosse solo per la sua taglia, appare sempre più uno strumento utile per contrastare i predatori in Cina, Russia e Stati Uniti.
Quando Cipro si è sentita minacciata dai droni iraniani cinque paesi membri sono accorsi in sua difesa (Italia, Francia, Spagna, Olanda, e Grecia). L’operazione era comunitaria nei fatti, se non nel nome. Lo stesso era avvenuto in precedenza quando si trattava di difendere la Groenlandia dalle mire americane.
Non basta. C’è da chiedersi se l’ambigua vicinanza ideologica con il Trumpismo non penalizzi i partiti nazionalisti nel loro paese. Donald Trump non è mai stato popolare in Europa, se non in alcuni settori delle società nazionali. Oggi, men che meno dopo che ha fatto scoppiare una guerra in Medio Oriente e provocato un vertiginoso aumento dei prezzi del petrolio e del gas di cui gli europei sono i primi a pagare lo scotto.
In buona sostanza, i partiti nazionalisti soffrono oggi di tre debolezze: la vicinanza a Donald Trump, gli effetti dirompenti delle scelte del presidente americano, e le gravi difficoltà ad affrontare queste conseguenze a livello nazionale.
Questi partiti promettono di difendere la sovranità nazionale, ma la loro promessa appare sbiadita, se non velleitaria. Non tutti i cittadini apprezzano pienamente l’Unione europea, ma come non sentirsi in un mondo in subbuglio più sicuri insieme ai paesi vicini che da soli?
Infine, Fratelli d’Italia, che in Italia guida il governo, ha grandi difficoltà a dare risposte solo nazionali ai grandi problemi del momento. Il sostegno europeo appare le più delle volte indispensabile. Peraltro, nel prendere le difese della Groenlandia o di Cipro lo stesso partito si è ritrovato paradossalmente a difendere non tanto la sovranità nazionale quanto la sovranità europea.