Donald Trump e l’Europa – L’esempio moderno di Charles de Gaulle

A oltre 50 anni dalla sua scomparsa, la figura di Charles de Gaulle continua a dominare la vita politica francese. Come nelle sedute spiritiche, viene evocato a destra e a sinistra, in televisione e nei comizi. Per ogni buon esponente pubblico, dichiararsi gollista rimane un atto di fede, un pressoché indiscutibile certificato di lealtà patriottica e di onestà politica.

A uno straniero l’atteggiamento può far sorridere – e probabilmente fa sorridere anche molti francesi, almeno quelli più lucidi.

Fatto sta che in questi giorni i cinema francesi ospitano una serie di due film dedicati al generale. Il primo è uscito nelle scorse settimane – La bataille de Gaulle – L’âge de fer, mentre il secondo è atteso a breve, La bataille de Gaulle – J’écris ton nom.

Ho visto il primo dei due film, dedicato alla scelta di Charles de Gaulle di rifiutare l’étrange défaite, la capitolazione francese, e ritirarsi a Londra, dove si auto-nomina rappresentante della France Libre, in opposizione al collaborazionista regime di Vichy.

L’attore Simon Abkarian, 64 anni, nei panni di Charles de Gaulle. Fonte: Pathé Films/TF1 films production

La trama è interessante perché mette in luce le difficoltà di de Gaulle, impersonato dall’attore Simon Abkarian, nel gestire il rapporto con il premier inglese Winston Churchill. Oggi è tradizione sottolineare i loro buoni rapporti, quando invece a quanto pare la relazione era segnata da molti alti e bassi.

Difficile per il governo inglese considerare il generale un interlocutore credibile ed affidabile. Charles de Gaulle aveva intorno a sé appena una manciata di funzionari francesi. L’esercito, l’aviazione e la marina erano rimasti in mano a Vichy, mentre il Nord della Francia era ormai occupato dai nazisti.

Privo di mezzi, isolato a Londra e combattuto a Vichy, il generale fece del senso dell’onore e dell’atteggiamento morale le sue armi. Poco alla volta Charles de Gaulle riuscì a conquistare il cuore e le menti degli alleati, oltre che di molti francesi.

Quotidianamente il generale rifiutava di permettere alla BBC e al governo inglese di valutare i suoi discorsi prima che fossero letti alla radio, insisteva con Winston Churchill per essere trattato da capo di Stato, esprimeva minacce che suscitavano rispetto.

Nel film di Antonin Baudry emergono almeno tre momenti topici.

Nel settembre del 1940, il generale insieme agli alleati inglesi tentarono di portare l’Africa occidentale francese dalla parte della France Libre. Di fronte alla forte resistenza delle batterie costiere e delle navi di Vichy, la flotta franco-britannica subì danni ingenti. Ciononostante, Charles de Gaulle non volle rispondere al fuoco, per evitare uno scontro militare tra francesi.

Nel dicembre del 1941, c’era il rischio che gli americani prendessero il controllo dell’arcipelago di Saint-Pierre-et-Miquelon. Washington temeva che l’isola potesse essere usata dai tedeschi per attaccare il continente americano ed era tentata dall’invasione. Il 24 dicembre 1941, il viceammiraglio Emile Muselier, su ordine di de Gaulle, sbarcò a sorpresa, assunse il controllo delle isole a nome della France Libre, e minacciò di bombardare la flotta americana nel caso si fosse avvicinata.

Nel maggio-giugno del 1942, in occasione della battaglia di Bir Hakeim, 3.700 soldati della France Libre, armati di fucili e mortai, resistettero per 15 giorni alle forze tedesche e italiane (in tutto 45.000 soldati), permettendo alle forze inglesi di evitare l’accerchiamento nel deserto libico.

“Il minimo cedimento avrebbe provocato il crollo”, scrive il generale nelle sue memorie. In questo senso, c’è forse una lezione attuale che emerge dal film di Antonin Baudry. E non mi riferisco al nazionalismo gollista.

Oggi i leader di molti paesi europei sono in bilico: Keir Starmer si è appena dimesso, Friedrich Merz è instabile, Emmanuel Macron è criticato da più parti. Gli elettori chiedono misure efficaci, rivendicano l’urgenza di agire e in assenza di risposta si rivolgono sempre più spesso ai partiti più estremisti.

Mi chiedo se l’esempio di Charles de Gaulle non possa essere utile di questi tempi in cui domina tra le altre cose anche l’atteggiamento prevaricatore di Donald Trump – a questo proposito, chissà se in queste circostanze il generale si sarebbe recato all’ambasciata americana in occasione dei prossimi festeggiamenti del 4 luglio. Più in generale, quanto i principi morali e l’azione coraggiosa possono diventare lo strumento politico per contrastare la deriva dei nostri tempi?

  • carl |

    “Nel settembre del 1940, il generale insieme agli alleati inglesi tentarono di portare l’Africa occidentale francese dalla parte della France Libre. Di fronte alla forte resistenza delle batterie costiere e delle navi di Vichy, la flotta franco-britannica subì danni ingenti. Ciononostante, Charles de Gaulle non volle rispondere al fuoco, per evitare uno scontro militare tra francesi.”
    Ignoravo del tutto l’emblematico episodio che mi induce a raccomandare di non ignorare i “trascorsi” che accomunano la Francia (Vichy) e l’Italia (metaforica “placenta” del fascismo), per non parlare di quelli di altre nazioni…
    Una raccomandazione che è, non ultimo, basata sul fatto che, a sommesso parere dello scrivente e specie nel corso dell’ultimo secolo, le cittadinanze non sono di certo migliorate (sul piano mentale, ecc. ecc.) e/o che, comunque, sono molto mutate e, diciamo pure, non sempre in meglio…

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