Vertice Nato e Difesa UE – A Vilnius, le pressioni di Parigi e i dubbi dei partner

Da un mese e mezzo la diplomazia francese sta cavalcando a grande voce e come non mai il tema della sicurezza europea. A dire il vero non è una novità, già nel 2017 alla Sorbona il presidente Emmanuel Macron aveva posto le basi della discussione, ma nelle ultime settimane le prese di posizione si sono moltiplicate, mentre la guerra in Ucraina si dilunga. A ridosso del prossimo vertice della Nato a Vilnius, dell’11-12 luglio, due recenti momenti valgono la pena di essere analizzati: il discorso del presidente a Bratislava il 31 maggio e il Consiglio europeo del 29-30 giugno.

Nella capitale slovacca, Emmanuel Macron ha esortato i partner europei a pensare europeo anche nella difesa. “Dobbiamo – ha detto – costruire una capacità europea più sovrana in campo energetico, tecnologico e militare. Questa è l’agenda che abbiamo lanciato a Versailles nel marzo del 2022. Ora dobbiamo attuarla in modo molto concreto e accelerato, vale a dire costruendo europeo, comprando europeo, innovando sempre più europeo”.

In buona sostanza, il presidente francese vuole che ci sia nel campo della sicurezza “un pilastro europeo nella Nato”. Non si tratta soltanto di aumentare la cooperazione industriale e militare tra i paesi membri della UE, ma anche di partecipare pienamente ai trattati internazionali in materia di difesa, trattati che in passato sono stati delegati agli Stati Uniti e alla Russia. Su questo tema vale la pena citare per intero il discorso del presidente francese.

“Negli ultimi anni, mi ha colpito il fatto che noi europei non siamo usciti dallo stato di minoranza geopolitica. È molto difficile per un presidente francese dirlo così apertamente (…) Ma ho fatto l’esperienza di arrivare a un vertice della Nato con un’altra amministrazione americana che non ci amava altrettanto e che, informandoci a malapena e coordinandosi con gli europei in modo molto burocratico, ci ha detto che congelava il Trattato INF dedicato alle forze nucleari intermedie, affermando: ‘i russi non lo rispettano più’ ”.

“Così, nel 2019, noi europei scoprimmo l’esistenza di un trattato che riguardava i missili puntati contro il nostro territorio. Scoprimmo altresì che l’inosservanza russa e la decisione americana potevano lasciarci nudi perché non ne facevamo parte (…) Lo dico chiaramente: noi europei dobbiamo essere gli attori dei trattati che riguardano la nostra sicurezza (…) Se lasciamo ad altri il compito – la Russia, gli Stati Uniti d’America o chiunque altro – non saremo mai attori credibili. Dobbiamo quindi adoperarci per mettere a punto le soluzioni diplomatiche per il futuro”.

Un altro momento chiave si è verificato all’ultimo Consiglio europeo. Nelle conclusioni si legge che «l’Unione europea e i suoi Stati membri sono pronti a contribuire a futuri impegni in materia di sicurezza per garantire la stabilità a lungo termine dell’Ucraina». Spiega un diplomatico europeo: “Si tratta sostanzialmente di continuare quello che stiamo facendo: finanziare armamenti attraverso il Fondo europeo per la Pace; formare personale militare; e, se e quando ci saranno le condizioni, eventualmente pensare ad una missione sul posto”.

La Francia dà alla frase contenuta nelle conclusioni del summit europeo un significato più ampio e profondo. Non si tratta soltanto di rafforzare l’Ucraina mentre Kiev gioca un ruolo essenziale nella sicurezza europea. Spiegava nei giorni scorsi un diplomatico francese: “L’Ucraina oggi dispone di un numero così elevato di armi che è nel nostro interesse che abbia garanzie di sicurezza credibili con noi in un quadro multilaterale, con un sostegno multilaterale o bilaterale”.

Il presidente Macron giungerà a Vilnius nei prossimi giorni con l’obiettivo di fare progressi sul suo doppio obiettivo, quello di rafforzare sia l’Europa della difesa che il pilastro europeo nella Nato. Raccontava di recente un diplomatico che quando nell’organizzazione militare si è discusso recentemente di rafforzare la collaborazione dell’Alleanza atlantica in Africa, il delegato francese ha subito chiesto che la cooperazione avvenisse anche con la presenza dell’Unione europea.

Dietro ai ragionamenti francesi vi sono alcune premesse. L’amministrazione americana potrebbe rivelarsi in futuro molto meno amichevole con l’Europa; la Nato è alle prese con proprie divisioni interne malgrado attiri nuovi membri (la Finlandia e la Svezia); l’Europa non può più essere solo un mercato economico, deve diventare una potenza politica in un mondo sempre più instabile. Per certi versi, ciò sta avvenendo. Ho già raccontato in questo blog il processo di militarizzazione dell’Unione europea.

Tuttavia, le iniziative francesi si scontrano con la cautela, la circospezione, forse anche il sospetto di molti partner. C’è chi teme quasi epidermicamente una Europa a immagine e somiglianza della Francia; chi crede che Parigi voglia nei fatti rafforzare la propria industria militare ai danni delle altre industrie nazionali; chi non vuole abbandonare l’ombrello americano; e chi in fondo non crede al futuro dell’integrazione europea. Altri ancora sostengono che Parigi rimane ambigua sul futuro ruolo della sua forza nucleare.

Sono preoccupazioni comprensibili, ma quanto anacronistiche? Ciò detto, più concretamente bisogna chiedersi da dove proverranno le risorse di una futura difesa europea, con quale tempistica e se il mercato sarà solo europeo o integrato con quello anglosassone. Non dimentichiamo che se i paesi europei per oltre mezzo secolo hanno devoluto la loro sicurezza agli Stati Uniti, lasciando a Washington un potere decisivo in Europa, è perché in cambio hanno potuto finanziare un generoso welfare state.

A Bratislava, Emmanuel Macron ha proposto agli europei che lo vorranno “di sviluppare una capacità di attacco in profondità (in francese: une capacité de frappe dans la profondeur, ndr) che rafforzi la nostra sicurezza e ci dia un vantaggio in tutti i negoziati futuri”. Stava parlando di una politica nucleare? Sta ai partner stanare la Francia e capire fin dove vuole arrivare nella cooperazione militare. Nel frattempo, al vertice Nato di Vilnius, la proposta del presidente francese aleggerà, se non nelle conclusioni del summit, almeno nelle discussioni tra gli europei.

(Nella foto tratta dal sito di France 24 il presidente francese Emmanuel Macron a Bratislava lo scorso 31 maggio)