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Coronavirus – Piccola lezione dalla peste del Trecento, tra rivolte contadine e deriva morale

L’epidemia influenzale che sta colpendo il continente lascerà sequele sulla società europea. Una volta che il virus sarà scomparso e il contagio non sarà più una minaccia toccheremo con mano, poco a poco, le conseguenze della crisi sanitaria sui nostri comportamenti quotidiani, sulla vita in società, sull’economia in generale. Le ultime statistiche dettagliano la gravità della situazione, anche se per ora confermano che non stiamo vivendo una epidemia simile alla Spagnola che colpì il mondo nel 1918.

Alla ricerca di spunti per capire l’impatto di lungo periodo della crisi sanitaria ho ripreso in mano il noto studio del diplomatico e storico britannico Philip Ziegler dedicato alla drammatica peste bubbonica che falcidiò la popolazione inglese ed europea tra il 1347 e il 1350. Altri tempi e altro fenomeno; ma il volume contiene interessanti considerazioni economiche, culturali, religiose che possono servire a riflettere sulle possibili ricadute delle attuali vicende. Pubblicato ormai 50 anni fa, nel 1969, il libro si intitola The Black Death (Londra, Collins).

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Secondo Philip Ziegler, la peste bubbonica ebbe conseguenze prima di tutto economiche. La morte di molte persone accelerò profondi cambiamenti nella società inglese. Fino alla prima metà del Trecento, nel sistema feudatario i servi erano al servizio degli aristocratici in cambio di alloggio e cibo. Con la peste nera, aumentarono sensibilmente coloro che ottennero in cambio del loro lavoro uno stipendio. C’è di più: i costi di produzione aumentarono, così come gli stipendi e la mobilità del lavoro.

A Cuxham, nell’Oxfordshire, un aratore veniva pagato due scellini all’anno prima della peste, sette scellini nel 1349-1350 e oltre 10 scellini sempre all’anno nel 1350-1351. “La morte nera provocò una situazione nella quale la terra era molta e la manodopera scarsa. L’equilibrio delle forze mutò a danno del proprietario terreno”, scrive Philip Ziegler, descrivendo i fattori di una redistribuzione del reddito. Lo storico ammette che il fenomeno non fu omogeneo attraverso il paese.

La classe dirigente dell’epoca tentò di arginare l’emancipazione dei contadini, con lo Statuto del Lavoratori del 1351, che regolamentò per quanto possibile salari e redditi. I risultati economici si toccarono con mano, ma anche il risentimento, il malcontento della popolazione crebbero, fino a gettare i semi di una rivolta dei contadini. Nel 1381, Re Riccardo II mobilitò non meno di 4mila soldati per affrontare i rivoltosi. “Senza la peste nera – sostiene l’autore – tensioni e rancore non avrebbero mai raggiunto i livelli registrati” alla fine del Trecento.

The Black Death racconta altresì le conseguenze culturali della terribile malattia.  Oltre a provocare la chiusura di alcune università, come quelle di Arezzo e Siena, la peste nera dette nuova linfa a nuove forme di nazionalismo o di localismo. In Inghilterra, l’inglese prese lentamente il sopravvento sul latino, e la morte di numerosi professori, spesso uomini di chiesa, comportò la nomina di nuovi docenti, sovente laici. I colleges di Cambridge Trinity Hall, Gonville Hall e Corpus Christi videro la luce a seguito dell’epidemia.

Più in generale, la Chiesa fu particolarmente colpita dalla piaga sanitaria. Prima della peste, la comunità religiosa in Inghilterra contava circa 17.500 persone, tra monaci, suore e frati. La malattia dimezzò il numero di religiosi. C’è di più. Infastiditi dal successo popolare dei frati mendicanti, preti e sacerdoti criticarono pubblicamente gli Ordini mendicanti e chiesero l’appoggio del Papa. Senza ottenerlo: Clemente VI difese francescani e domenicani. La vicenda così come la stessa peste bubbonica contribuirono all’impopolarità della gerarchia ecclesiastica e ai timori di un anti-Cristo.

“Paradossalmente, i decenni dopo la piaga – scrive ancora Philip Ziegler – non mostrarono solo un declino del prestigio e dell’autorità spirituale della Chiesa, ma anche una crescita del fervore religioso”. Numerose chiese o cappelle furono erette in Inghilterra, ma anche in Francia e in Italia. Lo stesso Duomo di Milano fu costruito dopo la peste nera. I preti erano discreditati, ma la Chiesa continuava a godere dell’appoggio della nobiltà e della classe dirigente. “Poiché la posizione stessa degli aristocratici era seriamente minacciata, i nobili cercavano l’appoggio dell’autorità religiosa che in fondo rifletteva una gerarchia stabile e durevole”.

Infine, nel suo libro, l’autore inglese racconta che sulla scia della terribile peste il livello morale della popolazione inglese crollò. Tra i fortunati sopravvissuti aumentarono i furti e in generale i reati, l’uso del linguaggio scurrile, i maltrattamenti in famiglia e contro gli orfani, la circolazione e l’utilizzo delle armi. “Chi poteva realmente dubitare che l’umanità si stava dirigendo verso la perdizione quando le donne apparirono in pubblico vestite di ampie scollature e i seni così stretti tra loro che era possibile infilarci una candela”, dice l’autore inglese, citando con una punta di ironia un moralizzatore dell’epoca.

La deriva morale non fu molto diversa da quella che segnò il primissimo dopoguerra in Europa, nota ancora Philip Ziegler citando uno studio di J.W. Thompson del 1920 nel quale vengono paragonati i due momenti storici, a conferma che le grandi crisi provocano “caos economico, tensioni sociali, inflazione, affarismo, deprivazione morale, calo della produzione, indolenza nel fare, allegria frenetica, spesa selvaggia, lussuria, dissolutezza, isteria sociale e religiosa, avidità, avarizia, cattiva amministrazione, e decadimento dei comportamenti”.

“La peste nera lasciò un sentimento di sfiducia tra le classi sociali” oltre che tra la piccola gente e la classe dirigente, conclude Philip Ziegler nel suo The Black Death. Oggi le conseguenze della crisi sanitaria saranno diverse, non fosse altro perché l’epidemia influenzale non è la peste bubbonica e il XIV secolo inglese non è il XXI secolo nell’era del digitale. Ma le considerazioni generali appena accennate possono essere oggetto di utile riflessione sulle ricadute di lungo termine del coronavirus.

(Nella foto, un dipinto medievale dedicato alla rivolta dei contadini del 1381)