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“Ever Closer Union” – Vantaggi e svantaggi della morte di un proposito

L’ultimo vertice europeo potrebbe aver segnato per sempre l’abbandono di un obiettivo cardine del progetto europeo: una unione sempre più stretta tra i 28 paesi membri (an ever closer union, secondo il testo in inglese). La Gran Bretagna ha dato battaglia contro la nomina dell’ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, 59 anni, alla guida della Commissione europea. David Cameron è stato sconfitto e ha dovuto abbandonare la partita. In cambio, tuttavia, ha strappato alcune importanti concessioni. Nel prossimo futuro verranno prese in considerazione le sue richieste di rimpatrio delle competenze. Altri paesi sono dell’avviso che il rapporto tra Bruxelles e le capitali nazionali vada riequilibrato.

David Cameron at the European council
Ma il linguaggio utilizzato nelle conclusioni finali del vertice del 26-27 giugno 2014 non è assolutamente banale. Si legge nel documento: “Il Regno Unito ha manifestato alcune preoccupazioni sul futuro sviluppo della UE. A queste preoccupazioni occorrerà far fronte. In questo contesto il Consiglio europeo ha rilevato che il concetto di unione sempre più stretta lascia spazio a percorsi di integrazione diversi per paesi diversi, permettendo a quelli che intendono approfondire l’integrazione di andare avanti in tal senso e rispettando nel contempo il desiderio di chi non intende procedere oltre nell’integrazione”. Da tempo su alcune materie, i paesi dell’unione seguono percorsi diversi. Alcuni hanno la moneta unica, altri no. Alcuni hanno abolito le frontiere, altri no. Alcuni hanno l’opzione di non adottare misure in campo giudiziario, altri no. Eppure, la presa di posizione di questo venerdì è un passo ulteriore non solo verso una Europa a geometria variabile. Potrebbe anche significare l’abbandono dell’obiettivo di una unione sempre più stretta tra i 28 paesi membri. Il premier David Cameron ha spiegato ufficialmente di voler modificare il Trattato di Lisbona per togliere questo concetto nel preambolo del testo. Venerdì scorso durante una conferenza stampa, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha respinto la richiesta con veemenza.La posizione della Gran Bretagna sta minando l’unità dell’Unione. Alle prese con l’euroscetticismo della propria pubblica opinione, Cameron sta ponendo sul tavolo la questione della permanenza del paese nella UE. Vi sono due possibilità. La prima è che la Gran Bretagna esca dall’Unione, abbandonando per strada gli altri 27 paesi. La seconda possibilità è che Londra rimanga nella UE, allentando i legami tra gli stati e annacquando le prerogative dell’Unione. In questo frangente, gli altri paesi, tendenzialmente quelli della zona euro, sarebbero liberi di decidere di rafforzare la loro integrazione con maggiore decisione e forza. Come nei vasi comunicanti, l’allentamento dei legami a 28 potrebbe indurre un rafforzamento dei legami a 18. Dopotutto, da tempo ormai il perseguimento di una unione sempre più stretta è un concetto retorico e invecchiato, che molti paesi faticano ad accettare. Come ricordava questo fine settimana a La Libre Belgique l’ex primo ministro francese Michel Rocard: “Dai tempi di Guglielmo il conquistatore nel 1066, il paese non ha mai conosciuto invasioni né è mai stato sconfitto. Il modello mondiale che la Gran Bretagna ha in testa è un modello saldato dal mare e dove si parla inglese. Ha orrore del continente perché dal continente non sono venute che minacce, epidemie e guerre. Ecco ciò che i piccoli inglesi imparano a scuola”. Rocard non ha torto. Ma come non essere riconoscente all’Inghilterra per i suoi lasciti? La Magna Carta e il periodo elisabettiano; Shakespeare e Dickens; Agatha Christie e Sherlock Holmes; i teatri di Picadilly e le pietre di Stonehenge; il coraggio di Aidano contro i pagani del VII secolo e quello dei londinesi sotto i bombardamenti della Luftwaffe; il senso dell’umorismo di Winston Churchill; lo snobismo di Eton; il rock e il pub; le biblioteche di Oxford e i colleges di Cambridge; il cheddar cheese, il tuna sandwich e la Ribena; la BBC, il British Museum e l’eleganza dell’understatement. Può l’Europa continentale girare le spalle all’Inghilterra? Con Londra dentro alla UE la zona euro sarebbe forse indotta a maggiore integrazione, se si riesce a trovare un nuovo radicale modus vivendi con la Gran Bretagna. Con Londra fuori dalla UE il rischio è che non vi sarebbe neppure questa sollecitazione.

(Nella foto, il primo ministro inglese, David Cameron, 47 anni, durante una conferenza stampa a Bruxelles il 27 giugno 2014)

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  • giovanni |

    Se da un lato anch’io mi sentirei più povero senza l’UK in Europa, difficilmente penso siano disposti a rompere. Con gli Inglesi è spesso stato così. Non bisogna permettere loro di contrattare e ottenere vantaggi diversificando le posizioni. Quando è chiaro l’obiettivo che tutti devono perseguire, loro si adeguono; altrimenti strenuamente fino all’ultimo cercheranno di nicchiare, Monnet insegna.

    Il problema che Cameron presenta (al di là delle tattiche e della politica) è veramente serio. I cittadini di ogni paese sono disposti a cambiare e accettare ciò che la cittadinanza europea comporta? Multilinguismo, pressioni verso l’omologazione culturale, multiculturalità diffusa? In paesi che ancora importano relativamente pochi europei (italia, portogallo, grecia)questo non sembra un problema ma lo diventerà presto. Anche i paesi germanici hanno già espresso le loro perplessità. Per non parlare di certi paesi slavi o balcanici che vivono con sofferenza persino il turismo straniero.

    Sulla scorta dell’esperienza, il profilo amministrativo mi lascia indifferente. Nuove crisi, nuovi poteri di governance verso BXL. Sempre stato, sempre sarà.

    Il modo con cui un paese o una regione concepisce l’ambiente circostante invece è destinato a cambiare e i nostri compatrioti negli ultimi 20 anni prima con Berlusconi, poi con la ghigliottina dei tecnici hanno inviato un messaggio inequivocabile… fate di corsa, fate presto ma sappiate che se le riforme incideranno sul nostro consueto modo di fare vi spediamo a casa.

  • LUCATRAMIL |

    Allora non hanno capito il messaggio delle elezioni europee: la gente vuole una UE che cominci davvero ad essere unificata, non solo “ravvicinata” burocraticamente. Nel giro di tre anni si dovrebbe varare l’avviso di un singolo ministero Ue, per esempio quello della salute, o della giustizia, ma il più urgente sarebbe quello delle finanze, ossia le tasse. Allora sì che la gente comincerà a sentirsi cittadina europea, metre oggi si patiscono solo squilibri.

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