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Berlusconi e la crisi – Sbaglia la Germania a non fidarsi dell’Italia?

Per certi versi, l'ennesima crisi politica italiana dimostra che la Germania non ha tutti i torti a non fidarsi dei suoi partner; al di là dei risultati del voto di fiducia che si terrà domani in Parlamento sul futuro del governo Letta. Da anni ormai, molti commentatori europei – e in particolar modo italiani – accusano la Repubblica Federale di essere ingiusta, egoista, insensibile per il modo in cui ha affrontato la crisi debitoria.

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Puntano il dito contro l'opposizione tedesca a una mutualizzazione dei debiti pubblici; alla scelta sempre tedesca di chiedere alti tassi d'interesse ai paesi oggetto di aiuti europei, di ostacolare la ricapitalizzazione diretta delle banche in crisi da parte del Meccanismo europeo di stabilità (ESM), di voler imporre a tutti i costi un coordinamento delle politiche economiche associato a un forte controllo delle autorità comunitarie. Insomma, per mesi, molti osservatori hanno accusato Berlino di non essere solidale con il resto dell'Europa, e di avere addirittura mire dominatrici sul continente. Al netto delle molte colpe della Repubblica Federale – a cominciare dalla sua incapacità di affrontare con lucidità le situazioni di emergenza – la crisi politica italiana non rappresenta forse una rivincita della Germania e della politica del cancelliere Angela Merkel? Da mesi, il governo Letta è ostaggio di Silvio Berlusconi, un imprenditore-uomo politico condannato in ultimo grado dalla giustizia italiana per frode fiscale. Si rifiuta di farsi da parte, e ha chiesto ai ministri del suo movimento politico, il Partito della Libertà, di dimettersi dall'esecutivo, facendo ripiombare il paese nell'ennesima crisi istituzionale. Oggi, l'Italia è stretta tra la possibilità di nuove elezioni legislative, il tracollo dei mercati finanziari, e l'inasprirsi della recessione economica.


Agli occhi del tedesco medio, quanto sta avvenendo in Italia è inaccettabile, e forse anche incomprensibile. Molti a Dresda o a Stoccarda, a Monaco o ad Amburgo non capiscono come Berlusconi possa continuare ad avere credito nel suo partito; non capiscono il ruolo della magistratura nella vita politica; e non capiscono neppure la straordinaria capacità dell'opinione pubblica italiana ad accettare le angherie e i sopprusi dell'establishment nazionale. Mentre a Berlino alcuni ministri si sono dimessi per avere copiato la loro tesi di dottorato, a Roma un ex presidente del Consiglio ha deciso di mettere i propri interessi prima di quelli del paese. In cuor suo, la signora Merkel può giustificare le scelte che ha compiuto in questi mesi, nonostante le critiche che le sono piovute addosso. Anzi, indirettamente e in una ottica tedesca, la crisi italiana dimostra che il cancelliere ha preso per certi versi rischi enormi a concedere prestiti ai paesi in crisi. Certo, lo ha fatto perché anche alla Germania conviene la sopravvivenza dell'euro, ma se avesse accettato formule di solidarietà più impegnative, senza il corollario di una cessione di sovranità, quali sarebbero stati i risultati politici in patria alla luce della nuova incertezza italiana che potrebbe facilmente avere ripercussioni di mercato su altri paesi? Gli ultimi avvenimenti a Roma rischiano di provocare nuove conseguenze nella politica europea della Germania. Confermeranno la prudenza della signora Merkel nell'affrontare eventuali nuovi impegni nella zona euro, tanto più che il successo riscosso dal partito euroscettico Alternative für Deutschland alle elezioni legislative del 22 settembre (fondato in febbraio, ha raccolto il 4,7% dei suffragi) è stato un campanello d'allarme per il partito democristiano, e la sua politica europea. Gli italiani hanno ragione quando ricordano alla Germania gli impegni di solidarietà che sottintendono a una unione monetaria. Forse, i tedeschi non hanno torto quando fanno notare agli italiani che la loro vita politica non sempre è compatibile con la partecipazione del loro paese a questa stessa unione monetaria.

 

PS: A proposito di una eventuale esautorazione di Silvio Berlusconi, forse Angelino Alfano, l'attuale delfino del presidente del Partito della Libertà, potrebbe ricordare quello che fece Angela Merkel il 22 dicembre 1999 quando con un lungo articolo sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung prese le distanze dal suo mentore, un Helmut Kohl allora inguaiato in uno scandalo finanziario. La signora Merkel costrinse l'ex cancelliere a farsi da parte, e si candidò alla guida della CDU. Il paese è diverso, i leader e i partiti anche. Ma forse il metodo resta valido.

 

(Nella foto pubblicata in questi giorni dal quotidiano Bild l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • lola |

    Interessante leggere questo post alla luce di quel che è successo ieri 🙂

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