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In un anno di elezioni, anche la stabilità politica è importante nel giudicare le riforme economiche

La stabilità politica è diventato un nuovo fattore nel modo in cui l'establishment politico europeo giudica le politiche economiche degli stati membri. Negli scorsi mesi l'incertezza economica e sociale ha indotto la Commissione europea a rivedere la tempistica del risanamento dei conti pubblici, dando più tempo alla Francia o alla Spagna per riportare il deficit sotto al 3,0% del prodotto interno lordo. Al di là dell'andamento delle finanze statali, lo sguardo oggi corre alle riforme economiche. Queste sono difficili da adottare, spesso impopolari, soprattutto in un momento di grave crisi economica ed elevata disoccupazione.

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In questo contesto, sembra emergere sempre più la consapevolezza che sia necessario avere un atteggiamento, se non flessibile, almeno pragmatico nel giudicare le misure prese a livello nazionale. L'obiettivo è di preservare la stabilità politica – merce rara in molti paesi europei, dall'Italia alla Francia, dalla Grecia al Portogallo – purché la direzione di politica economica venga mantenuta. Lo abbiamo visto in due occasioni recenti. La scelta del governo Letta di abolire almeno in parte l'imposta sulle proprietà immobiliare (nota con l'acronimo IMU) senza prevedere nell'immediato una copertura finanziaria è stata accolta con un atteggiamento conciliante. Il portavoce della Commissione Simon O' Connor si è limitato a dirsi "fiducioso" che l'Italia rispetterà i suoi obiettivi di bilancio, come promesso dall'esecutivo italiano. In questo modo ha tenuto il governo sotto pressione, ma gentilmente. Qualche giorno prima, la Francia aveva presentato una controversa riforma pensionistica, a dire di molti senza grande mordente. Non è piaciuta a Bruxelles, e neppure a Berlino, perché troppo debole. Eppure, anche in questo caso, la Commissione si è limitata a un commento che è sembrato di routine. "Mantenere la stabilità politica dei paesi membri è diventato un chiaro obiettivo – mi spiegava nei giorni scorsi un esponente comunitario -, senza per questo naturalmente mostrare auto-compiacimento o abbassare la guardia sulla necessità di riformare le nostre economie e risanare il debito".


Parlando dinanzi al Parlamento europeo giovedì scorso, il presidente
dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha sottolineato più volte che le
autorità comunitarie indicano la via con le loro raccomandazioni agli stati membri, "ma il modo in cui
affrontare i nodi strutturali dell'economia nazionale spetta ai singoli
paesi". Come spesso accade la via è strettissima. Sarà cruciale evitare che il bastone scappi di mano a chi deve tenere sotto controllo le politiche economiche degli stati membri proprio mentre per la prima volta la riforma del Patto di Stabilità imporrà ai paesi di presentare a Bruxelles le finanziarie per il 2014, consentendo alla Commissione una analisi ex ante dei bilanci dell'anno prossimo. Eppure, la preoccupazione della stabilità politica tiene banco a Bruxelles. C'è il tentativo di evitare che gli impegni europei vengano visti a livello nazionale come una costrizione impopolare imposta dall'alto, tale da rafforzare i partiti più estremisti. In molti paesi, i governi in carica sono terribilmente deboli. Si voterà nelle prossime settimane in Germania, Austria e Lussemburgo, ma lo sguardo di molti è rivolto verso Sud e all'ipotesi sempre reale di nuove elezioni in Italia, con eventuali risultati tali da rendere ingovernabile il paese. In Francia si vota nel 2014 per le comunali e per il rinnovo parziale del Senato, in un momento in cui alcuni sondaggi danno il Front National primo partito del paese e il Front de Gauche preme al fianco il Partito Socialista del presidente François Hollande. L'anno prossimo si vota anche in Belgio, dove il partito indipendentista fiammingo N-VA sostiene con forza l'idea di una confederazione belga. Non a caso il ministro degli Esteri, il liberale francofono Didier Reynders, si è già detto pronto ad appoggiare un remake dell'attuale governo di grande coalizione guidato dal premier Elio Di Rupo. In Grecia, il rinnovo del parlamento è previsto solo nel 2016; nel frattempo però il governo Samaras guida il paese con una manciata di seggi di maggioranza, mentre il partito di estrema destra Alba Dorata ha circa il 13% delle intenzioni di voto nei sondaggi. L'anno prossimo si voterà anche per le presidenziali in Lituania e in Slovacchia, per non parlare delle elezioni europee del 22-25 maggio. A Bruxelles è forte la preoccupazione che il nuovo Parlamento europeo possa cadere in mano ai partiti euroscettici o populistici. In questo contesto, si capisce meglio perché la stabilità politica è ritenuto un elemento essenziale nella cura economica della zona euro, "più importante della mera attuazione al millimetro delle raccomandazioni della Commissione", mi spiega un diplomatico. I mercati sembrano condividere questa visione, confortati probabilmente dai deboli segnali di ripresa economica. La strategia potrebbe anche funzionare, purché i governi in carica non tradiscano la fiducia delle autorità comunitarie e degli investitori finanziari.

 

(Nella foto, militanti di Alba Dorata festeggiano a Salonicco i risultati ottenuti alle ultime elezioni parlamentari greche del maggio 2012)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook