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Piano di investimenti europeo – 25/06/13

BRUXELLES – I 27 leader dell'Unione tenteranno giovedì e venerdì di dare nuovo sostegno al rilancio dell'economia in un momento in cui le autorità comunitarie hanno deciso di rallentare il ritmo di risanamento dei conti pubblici. Oltre a misure contro la disoccupazione giovanile, i Paesi dovrebbero impegnarsi in «un nuovo piano di investimenti per l'Europa» nel quadro del prossimo bilancio comunitario. L'idea ha un sapore keynesiano, ma non vi sono per ora cifre sul valore dell'iniziativa.


I ministri per gli affari europei discuteranno oggi in Lussemburgo
l'agenda del prossimo vertice dedicato principalmente al preoccupante
andamento della congiuntura. L'emergere di partiti estremisti in alcuni
Paesi sta contribuendo a un cambio di enfasi nella politica economica a
livello comunitario. Secondo la più recente versione delle conclusioni
del summit i 27 dovrebbero utilizzare la riunione per annunciare nuove
misure di sostegno al finanziamento delle piccole e medie imprese.
Oltre a fare il punto sulla riforma dell'assetto istituzionale della
zona euro, i 27 intendono preparare al meglio l'uso di fondi strutturali
fin dal 2014, quando entrerà in vigore il nuovo bilancio comunitario
settennale, e accelerare l'adozione di obbligazioni a progetto (project
bonds
, secondo l'espressione inglese). L'obiettivo di questi strumenti
finanziari è di consentire la costruzione di nuove infrastrutture con la
collaborazione tra soggetti privati e mano pubblica.
Nel contempo, il Consiglio europeo intende rilanciare il ruolo della
Banca europea per gli investimenti, utilizzando appieno l'aumento di
capitale da 10 miliardi di euro deciso nel 2012. Secondo le più recenti
indicazioni, i 27 faranno proprio l'impegno della Bei di aumentare i
prestiti alle Pmi del 50% nel periodo 2013-2015. Il vertice servirà
anche ai governi per accogliere positivamente un rapporto preparato
dalla Commissione e dalla Bei sui modi più innovativi di aiutare le
aziende più piccole.
Distribuita giovedì nelle 27 capitali, la relazione di 18 pagine propone
tre diverse opzioni che attraverso un meccanismo di leva finanziaria
creerebbero occasioni di prestiti rispettivamente per 55-58, 65 e 100
miliardi di euro (si veda Il Sole 24 Ore di venerdì). Il contesto è
preoccupante. Molte piccole e medie imprese del Sud Europa hanno enormi
difficoltà a rifinanziarsi sui mercati e nelle banche. La situazione sta
pesando sull'occupazione, gli investimenti e l'economia.
«Il Consiglio preciserà in luglio i parametri per la creazione di questi
strumenti in modo da garantire economie di scala, diversificazione dei
portafogli ed un effetto elevato di leva finanziaria», si legge in un
canovaccio delle conclusioni. «Le necessarie preparazioni dovrebbero
essere portate a termine per permettere a questi strumenti di iniziare a
operare nel gennaio 2014». Inoltre, il Consiglio vuole modificare il
mandato del Fondo europeo degli investimenti per rafforzare le sue
capacità di prestito. I 27 intendono anche «rafforzare la cooperazione tra le banche di
sviluppo nazionali e la stessa Banca europea per gli investimenti in
modo da aumentare le opportunità di co-finanziamento». Infine, i governi
vogliono sostenere il ruolo della Bei anche nel finanziamento del
commercio. L'idea di un nuovo piano di investimenti giunge dopo il
lancio di un growth compact nel 2012 dai risultati limitati. Il
tentativo è di rilanciare il ruolo dell'Europa in quanto volano
economico.
Mancano per ora cifre per capire la portata della nuova iniziativa. Da
un punto di vista politico, il tentativo dei 27 è interessante perché
nasconde la conferma di voler aggiungere al risanamento dei conti
pubblici anche un pilastro economico. Nel canovaccio delle conclusioni
si ribadisce (come in passato) la possibilità di rendere compatibili gli
investimenti pubblici con la disciplina di bilancio. Di più, sul
desiderio italiano di escludere la spesa strutturale dal calcolo del
disavanzo, non si dice.
Nelle conclusioni del vertice che si svolgerà qui a Bruxelles c'è anche
la conferma di voler rafforzare il tessuto industriale europeo, cavallo
di battaglia del commissario all'Industria Antonio Tajani. Inoltre, sul
fronte dell'occupazione, i previsti aiuti pari a sei miliardi di euro
saranno concentrati sui primi due anni del prossimo bilancio 2014-2020. A
meno di modifiche durante il vertice, le prime regioni a beneficiarne
dovrebbero essere quelle con una disoccupazione giovanile superiore al
25 per cento. B.R.