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Accordo cipriota – A rischio (tra le altre cose) è il finanziamento delle banche

La decisione europea di chiedere a depositanti e obbligazionisti di sobbarcarsi i costi della ristrutturazione di alcune banche a Cipro è controversa. La vicenda nasconde alcuni aspetti positivi e molti aspetti negativi. Mi concentrerò sui secondi, senza tralasciare i primi. In questi anni gli istituti di credito ciprioti hanno attirato investimenti da tutta Europa offrendo condizioni particolarmente remunerative. 

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Mentre a Parigi o a Berlino, a Milano o a Barcellona, le banche mettevano a disposizione conti correnti remunerati a tassi in linea con quelli della Banca centrale europea, intorno all'1%, le banche cipriote offrivano tassi d'interesse che per depositi tra i 180 e i 360 giorni oscillavano tra il 5 e il 6%. Evidentemente, gli investitori più accorti (o meglio, più coraggiosi) non hanno esitato a trasferire denaro nell'isola mediterranea. Hanno preso rischi finanziari dello stesso tipo di quelli corsi da un acquirente di obbligazioni argentine negli anni 1990 o di azioni dot-com negli anni 2000. Bene o male hanno contribuito all'emergere di una bolla speculativa che ha trascinato al collasso il piccolo paese. E' legittimo che oggi si lamentino, si dicano scioccati o peggio arrabbiati dal fatto che devono accettare perdite nella ristrutturazione della Laiki Bank o della Bank of Cyprus? Per lo stesso motivo, il prelievo forzoso dei depositi, ipotesi centrale di un primo piano europeo di sostegno a Cipro poi diventato lettera morta, era controverso nei modi, probabilmente non nella sostanza. Molti puntano il dito contro decisioni europee che potrebbero avere effetti nefasti sul mercato unico. Il rischio esiste, ed è gravissimo, ma non vorrei che la critica fosse per molti versi pretestuosa, il tentativo di difendere fino all'ultimo personali scelte d'investimento a dir poco discutibili.


Passiamo ora a considerazioni più generali. La decisione europea di ristrutturare le banche cipriote chiedendo a depositanti e obbligazionisti di sobbarcarsi le perdite è certamente controversa; soprattutto perché il 46enne presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha fatto capire che dal suo punto di vista la scelta potrebbe essere un modello per nuove operazioni dello stesso tipo. Dall'inizio della settimana i titoli bancari dei paesi più fragili della zona euro sono sotto pressione. C'è il timore che quanto è avvenuto a Cipro possa ripetersi rapidamente a Malta o in Slovenia, ma anche in Italia o in Spagna, non fosse altro perché nuovi salvataggi bancari in questi paesi sarebbero resi difficili da un debito pubblico già elevatissimo. Dopo aver chiesto l'aiuto dei contribuenti, i governi saranno costretti a chiedere l'aiuto degli investitori. In questo senso, ho l'impressione che la ristrutturazione dei debiti pubblici, meglio se accompagnata da una loro mutualizzazione, sarà a un certo punto sul tappeto. Prima lo si ammette, meglio è. Nel frattempo, c'è un aspetto molto negativo che sta emergendo in queste ore, dopo l'accordo europeo di domenica notte e le parole di Dijsselbloem lunedì pomeriggio. Il finanziamento transfrontaliero delle banche europee è tornato a essere un potenziale problema. Per un lungo periodo, dopo il fallimento di Lehman Brothers nel 2008, è dominata la sfiducia; le banche prestavano solo a controparti note, preferibilmente dello stesso paese, mettendo in forse il principio stesso di un mercato unico bancario. Negli ultimi tempi le cose erano migliorate gradualmente. Da qualche giorno, il rischio di un peggioramento, a causa dell'accordo cipriota. è reale. Una società inglese, Autonomous Research, afferma che nei
paesi più fragili – i PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e
Spagna) – ci sono circa duemila miliardi di depositi non assicurati. Due le conseguenze. Da un lato c'è il pericolo di un ritorno della sfiducia tra banche: rifinanziare una banca spagnola o italiana è diventato più rischioso oggi per una controparte francese o belga, preoccupate dalla solidità dei depositi spagnoli o italiani. Dall'altro, al minimo segnale di incertezza, i depositi non assicurati oggi presenti nei PIIGS potrebbero spostarsi rapidamente verso paesi più solidi. I drammatici risvolti economici, politici e sociali di un tale fenomeno sono facilmente prevedibili. La risposta per evitare questa situazione era di ricapitalizzare le banche cipriote attraverso il Meccanismo europeo di stabilità (ESM), ma per ora questa ipotesi è stata colpevolmente tralasciata.

 

(Nella foto, file di ciprioti davanti agli istituti di credito negli ultimi giorni)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Hermann |

    Autonomous research, a dispetto del nome, è nota per avere delle tesi preconcette anti-eurpee e per portare avanti dunque un aggressione metodica nei confronti delle banche periferiche (italiane in particolare). Complimenti per la scelta della fonte …

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