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E se la crisi italiana contribuisse a una soluzione dello sconquasso debitorio?

Nello stesso modo in cui la fortuna dell’uno è la sfortuna dell’altro, anche nell’incertezza più grave si nascondono sempre risvolti positivi, il silver lining lo chiamano gli inglesi. La speranza di alcuni è che la crisi politica italiana possa ridare forza alla necessità di rafforzare la zona euro. La speranza è legittima, il cammino però lungo, come ha dimostrato la riunione di oggi qui a Bruxelles nella quale i 27 paesi dell’Unione hanno ripreso il dossier in mano dopo gli ultimi vertici europei.

Angela Merkel
In vista della riunione di stamani, il gabinetto del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ha messo a punto un documento preparatorio che elenca le questioni su cui negoziare in vista di un rapporto da presentare in giugno: il coordinamento delle politiche nazionali; la dimensione sociale dell’unione monetaria; l’idea di accordi contrattuali tra i paesi membri della zona euro e le istituzioni europee; meccanismi di solidarietà che compensino in qualche modo misure economiche impopolari. “L’impressione prevalente è che dopo la spinta dell’autunno scorso che ha portato a un accordo politico sulla sorveglianza unica delle banche, i paesi abbiano tirato il freno – nota un alto responsabile europeo -. Alla tradizionale freddezza francese nei confronti di una cessione di sovranità dalla periferia al centro, si è aggiunta anche la cautela tedesca prima delle legislative di settembre. Chissà se l’incertissima situazione politica italiana, segnata dal rischio di ingovernabilità e dalla crescita del populismo, modificherà nuovamente le priorità?”.


La riunione di oggi non ha mostrato cambiamenti notevoli. Roberto Gualtieri,
deputato europeo del Partito democratico, vi ha partecipato in rappresentanza
del Parlamento europeo: “La discussione è stata intensa, ma è prevalsa la cautela.
Gli schieramenti sono rimasti quelli emersi durante il negoziato del fiscal compact: c’è chi vuole rafforzare
seriamente la zona euro e farlo subito; chi è d’accordo ma per motivi di
opportunismo preferisce aspettare; e chi in fondo non vuole fare nulla”. Analizza un funzionario parlamentare: “La Commissione ha presentato in
dicembre un rapporto sul futuro dell’unione monetaria, indicando varie piste,
tra cui la mutualizzazione dei debiti pubblici. La verità è che per ora è stato
sepellito”. Nella seconda metà del 2012, la posizione tedesca è cambiata. Dopo
aver insistito, nel pieno della crisi dei mercati, per una riforma della zona
euro (troppo impegnativa per molti paesi), Berlino è diventata più cauta, forse anche perché i mercati si sono
stabilizzati e perché è stato raggiunto un accordo sulla vigilanza unica delle
banche. A questo punto, la domanda che molti si fanno a Bruxelles è se la crisi
italiana e il ritorno del nervosismo degli investitori possano ridare slancio
all’idea di una riforma in profondità della zona euro. Paradossalmente, le stesse
delicate elezioni tedesche del prossimo settembre potrebbero indurre il
cancelliere Angela Merkel a perseguire questa strada, per evitare di mostrarsi
impotente dinanzi ai suoi elettori se lo sconquasso italiano e la volatilità
dei mercati dovessero peggiorare, rimettendo a rischio il futuro della stessa moneta unica. C’è di più. Così come stanno le cose, il rischio agli occhi della
Germania è di assistere a un ruolo sempre più controverso della Banca centrale
europea. In un articolo pubblicato stamani dal quotidiano Handelsblatt, l’ex
banchiere centrale Jürgen Stark ha
avvertito che l’istituto monetario rischia di perdere progressivamente la sua
indipendenza, soprattutto se dovesse essere costretto a intervenire per aiutare
l’Italia senza che ci sia l’impegno di un governo a riformare l’economia
italiana.
Agli occhi dei tedeschi, cosa è più indigesto: la
perdita dell’indipendenza della Bce o la controversa riforma della zona euro?
La prima probabilmente. Un radicale rafforzamento della zona euro, aprendo la via a una graduale mutualizzazione dei debiti pubblici, non solo è l'unica soluzione durevole alla crisi debitoria, ma avrebbe anche il pregio di risolvere alla radice la dicotomia tra austerità e crescita, messa
in luce (anche) dal voto protestatario italiano, e di smorzare le critiche a una Germania accusata di essere troppo concentrata sul risanamento dei conti pubblici nazionali. Non siamo però ancora arrivati a questo punto.
“Di Italia oggi non si è parlato – spiega Gualtieri – anche se dietro alla
posizione di coloro contrari a nuove regole di politica economica, e a favore
di maggiore solidarietà, mi è sembrato di percepire la preoccupazione che la crisi
italiana possa propagarsi ad altri paesi della zona euro". In Spagna tutti hanno notato negli ultimi giorni l'aumento del divario tra obbligazioni decennali spagnole e tedesche, da 335 a 365 punti base. Anche l'Irlanda, che proprio pochi giorni fa ha interrotto dopo cinque anni le garanzie pubbliche alle emissioni obbligazionarie delle banche, lascia trasparire nervosismo per i possibili contraccolpi europei degli sviluppi politici italiani. In attesa, o nella speranza, di cambiamenti
più radicali, nella riunione di oggi la Commissione ha annunciato che
presenterà a breve due comunicazioni: la prima sul coordinamento ex ante delle
politiche economiche; la seconda sugli accordi contrattuali e i meccanismi di
solidarietà.

 

(Nella foto, il cancelliere Angela Merkel durante un recente dibattito parlamentare al Bundestag)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Giovanni |

    Ma com’è la prospettiva sulla possibile ingovernabilità del paese dal punto di vista di un giornalista che vive all’estero?
    cordialità,
    Giovanni

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