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Uno sguardo europeo sul caso MPS – Complicherà il negoziato sull’unione bancaria?

La vicenda che vede coinvolto il Monte dei Paschi di Siena non lascia indifferenti le autorità europee. Per ora, tuttavia, Bruxelles, dove ha sede la Commissione europea, o Londra, da dove opera l'Autorità bancaria europea (EBA), non possono fare granché. Il caso è prettamente italiano fin tanto che la vigilanza unica non sarà effettiva. Per di più, non vi sarebbero a questo punto effetti sistemici. "Seguiamo il caso MPS, per il quale le autorità italiane sono responsabili – ha detto venerdì Stefaan De Rynck, il portavoce del Commissario al mercato interno Michel Barnier -. Siamo in contatto con le autorità italiane". 

Michel Barnier
Della vicenda, con certezza, sappiamo in realtà poco. La banca avrebbe tentato di coprire perdite con derivati che sarebbero a loro volta scappati di mano. Il risultato è un buco di bilancio di circa 700 milioni di euro. A Bruxelles e a Londra, la situazione italiana fa riflettere sul reale stato di salute dei bilanci bancari. "Due sono i punti che mi preoccupano di più – spiega un alto responsabile europeo -: da un lato mi chiedo come stiano le cose sul fronte dei mutui immobiliari al settore commerciale in alcuni paesi". In effetti, nell'ottobre scorso, la Banca centrale olandese in un suo rapporto sulla stabilità finanziaria ha fatto notare che i prezzi nel settore commerciale stanno calando da quattro anni e ha avvertito senza mezzi termini che gli investitori devono potersi "fidare delle valutazioni delle banche olandesi". Anche l'autorità di vigilanza britannica, la Financial Services Authority, ha recentemente segnalato le sue preoccupazioni sull'esposizione delle banche in questo settore, inasprendo i requisiti patrimoniali. Il secondo aspetto che preoccupa il mio interlocutore riguarda i derivati: quanti sono e quanto pericolosi sono dopo che molte banche hanno deciso di trasferirli dal portafoglio per negoziazione (trading book) ai propri portafogli bancari (banking book)? Il caso MPS non è sistemico, per ora, ma potrebbe influenzare a livello europeo l'andamento delle trattative sul trasferimento della sorveglianza creditizia alla Banca centrale europea.


Alcuni paesi – Olanda, Finlandia, e anche Germania – non vogliono che la ricapitalizzazione diretta delle banche da parte del Meccanismo europeo di stabilità (noto con l'acronimo inglese ESM) riguardi le attività precedenti la vigilanza unica (le cosiddette legacy assets). "La vicenda italiana – aggiunge l'alto responsabile europeo – potrebbe convincere questi governi che le loro preoccupazioni sono giuste e quindi indurli a un atteggiamento ancor meno conciliante, rallentando i negoziati e l'entrata in vigore della nuova sorveglianza". Per ora, non ci sono stati segnali in questa direzione, ma il rischio evidentemente esiste. Il caso della banca toscana mette in luce la necessità di depoliticizzare la vigilanza in Europa, oggi sempre in mani nazionali. La riforma approvata in dicembre – e che prevede una complessa collaborazione tra autorità europee e autorità nazionali – è solo un (timido) passo in questa direzione. C'è un aspetto della vicenda MPS che dimostra come una sorveglianza europea abbia permesso di limitare i danni in questo frangente. La banca toscana era stata bocciata negli ultimi stress tests organizzati dall'EBA e che prevedevano per le obbligazioni pubbliche il mark-to-market, vale a dire la registrazione del valore dei titoli sulla base dei prezzi di mercato. Ai tempi, il prezzo delle obbligazioni italiane era a livelli bassissimi e MPS, che in portafoglio aveva miliardi di euro in BTp e BoT, ne pagò lo scotto. Non mancarono le critiche all'operato dell'EBA, guidata da Andrea Enria. Addirittura, l'Associazione bancaria italiana, peraltro presieduta allora dall'ex presidente di MPS Giuseppe Mussari, si riservò "di verificare in ogni sede la legittimità dell'esercizio" che considerava pericolosamente pro-ciclico. La minaccia era di adire la Corte di Giustizia del Lussemburgo. Sappiamo che la scelta del mark-to-market si è rivelata rischiosa, anche perché non è stata associata – come invece atteso – da un accordo sulla ricapitalizzazione diretta delle banche da parte dell'ESM. Eppure, se l'EBA non avesse deciso di percorrere questa strada drastica, chiedendo a MPS di rafforzare il proprio patrimonio per un totale di 3,3 miliardi di euro, in quale stato sarebbe ora il bilancio dell'istituto di credito italiano alla luce del nuovo buco sui derivati?

 

(Nella foto, Michel Barnier, 62 anni, Commissario europeo al mercato unico)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • zambiasi10 |

    La verità è che le banche sono delle discariche: derivati e sofferenze sono un enigma avvolte in un mistero; ben venga l’unione bancaria e soprattutto il controllo diretto della BCE; le banche sono il braccio operativo dei cosidetti “mercati”, bisogna che gli stati impongano regole ferree.

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