Riforma bancaria – Cosa ne penserebbe Tommaso Padoa-Schioppa?

L'accordo sul trasferimento della vigilanza bancaria dagli stati membri alla Banca centrale europea (BCE), raggiunto all'alba di giovedì scorso, ha un mentore: Tommaso Padoa-Schioppa, il banchiere centrale e uomo politico, scomparso all'improvviso quasi due anni fa a Roma, il 18 dicembre 2010, all'età di 70 anni. Fu lui a proporre per primo una centralizzazione della sorveglianza creditizia oltre un decennio fa mentre sedeva nel comitato esecutivo della BCE. Tommaso Padoa-SchioppaPosso immaginare che oggi sarebbe felice dell'intesa trovata questa settimana e che rafforza il futuro della zona euro. Parlerebbe di successo politico, anche se probabilmente non esiterebbe a sottolineare i difetti di un'intesa che è per molti versi un compromesso discutibile. Padoa-Schioppa pose il problema della vigilanza unica fin dal 1999 in un lungo discorso alla London School of Economics. Seguivo ai tempi la BCE. Mi ricordo che propose di rafforzare il comitato di sorveglianza bancaria, che all'istituto monetario raggruppava ai tempi le diverse autorità nazionale, perché agisse come "un'autorità unica di fatto". In un lungo libro-conversazione pubblicato dal Mulino dieci anni dopo (La veduta corta, uscito nel 2009), Padoa-Schioppa mi spiegò che aveva ricevuto l'appoggio dell'allora presidente della BCE Wim Duisenberg, ma che i governatori nazionali si opposero "a quello che appariva loro come un trasferire a Francoforte uno dei pochi poteri che erano loro rimasti dopo la nascita dell'euro". Padoa-Schioppa dovette fare marcia indietro, nonostante fosse convinto che la nascita di una unione monetaria, la rapida integrazione dei mercati finanziari e il moltiplicarsi di banche transnazionali imponessero alla zona euro di avere una vigilanza unica, non solo perché essenziale in un'area con una sola valuta, ma anche perché sarebbe stata un modo per depoliticizzare la sorveglianza a livello nazionale.


Padoa-Schioppa tornò alla carica nel 2007 quando era ministro dell'Economia del governo Prodi. Chiese in quella circostanza all'allora presidente dell'Ecofin, il portoghese Fernando Texeira dos Santos, di mettere al voto due proposte: la creazione di un manuale comune di regole di vigilanza e la condivisione delle informazioni sui principali gruppi europei. Perché le due idee fossero approvate sarebbe stata sufficiente la maggioranza dei paesi membri. Fino ad allora, solo la Gran Bretagna si era opposta formalmente. Al momento del voto però altri paesi l'affiancarono. Secondo Padoa-Schioppa, volevano indirettamente sancire il principio dell'unanimità anche quando il Trattato non lo impone. Per certi versi, la stessa tendenza è prevalsa nell'accordo annunciato questa settimana. Il compromesso prevede sì che la vigilanza bancaria sia trasferita alla BCE, ma non mancano i piccoli accorgimenti tecnici che almeno in un primo tempo peseranno sulla portata della riforma. Prima di tutto, il voto nel futuro consiglio di sorveglianza sarà a maggioranza semplice quando si tratterà di una banca, ma a maggioranza qualificata quando la questione trattata sarà più generale. In secondo luogo, il nuovo assetto prevede che le grandi banche saranno vigilate dalla BCE, le altre dalle autorità nazionali, con la possibilità che Francoforte avochi a sé il dossier locale quando è "necessario per assicurare l'applicazione coerente di elevati standard di vigilanza" e "dopo aver consultato le autorità nazionali". Il potere è tanto ampio quanto ambiguo. Peraltro, l'equilibrio tra centro e periferia potrebbe rivelarsi difficile da praticare. In Spagna la crisi finanziaria è stata provocata anche da una vigilanza bancaria gestita contemporaneamente dalla Banca di Spagna e dalle autorità regionali. Già nel 2006, il Fondo monetario internazionale mise l'accento sulla confusione istituzionale nell'assetto di sorveglianza creditizia spagnola. Tommaso Padoa-Schioppa conosceva perfettamente i limiti della politica e avrebbe certamente capito i motivi che hanno indotto i 27 a cercare un compromesso di questo tipo. Probabilmente sarebbe convinto che il ruolo della BCE crescerà col tempo, ma individuerebbe le insidie a breve termine di una riforma che così a lungo ha perseguito da banchiere prima e da ministro poi.

 

(Nella foto, Tommaso Padoa-Schioppa, nato a Belluno nel 1940, scomparso a Roma nel 2010)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Beda Romano |

    Danke Rabo! Mi darò da fare. Buon anno anche a Lei.
    Cordialmente
    B.R.

  • Rabo |

    Frohe Weihnachten und ein glückliches Neues Jahr !
    Spero di poter leggere suoi commenti piú spesso il prossimo anno.
    Un saluto

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