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Dialoghi sulla linea verde – 12/0812

Neofytos Neofytou ha una cinquantina d’anni, i modi levantini e la pelle olivastra. E’ un giornalista greco-cipriota della Radio Astra. Da cinque anni conduce l’unica trasmissione bilingue greco-turca di Cipro, un’isola divisa in due da quando l’esercito turco ne ha occupato nel 1974 la parte settentrionale. Una volta alla settimana, il venerdì pomeriggio, Neofytou dialoga con un suo collega turco-cipriota, Ali Kishmir, a cavallo della linea verde: “I nostri programmi televisivi e radiofonici hanno spesso un accento melodrammatico. Del tipo: com’era bello il nostro passato. Noi invece vogliamo raccontare la vita quotidiana”.


I due giornalisti, tradotti pressoché simultaneamente da Hassan
Yildirim, non ambiscono a essere il grimaldello culturale che faciliterà un
giorno la riunificazione di un’isola che Shakespeare ha scelto per raccontare il
suo Otello. Ma nella loro
trasmissione – il titolo in inglese è Come
Cypriots, Let’s talk !
– Neofytou e Kishmir affrontano fosse solo indirettamente
l’impatto che la primavera araba, lo sconquasso finanziario, i cambiamenti
demografici a nord e a sud, la rinascita economica turca potranno avere sul
futuro di Nicosia, che un cartello al confine definisce “l’ultima città divisa d’Europa”.

A 40 anni dall’invasione, l’isola rimane scissa da un confine tracciato
con una matita verde, quasi con insolente leggerezza, da un ufficiale
britannico. All’estremità orientale dell’Unione europea, Cipro è uno
straordinario melting pot di ortodossi
greci, musulmani turchi, maroniti libanesi. Veneziana fino al 1571, poi
ottomana, poi ancora britannica, ha strappato l’indipendenza nel 1960. Quattordici
anni più tardi un colpo di stato organizzato dal regime dei colonnelli greci indussse
la Turchia a invadere la punta settentrionale dell’isola. Negli ultimi anni, la
divisione ha perso il carattere drammatico dei primi decenni.

Nel 2003, e poi ancora nel 2008, il passaggio alla frontiera è stato
facilitato. I check-points sulla
linea verde non hanno nulla a che vedere con i posti di frontiera della ex DDR.
Il poliziotto turco-cipriota, spesso una donna, ha lo sguardo indolente e i
gesti meccanici. Prende il passaporto e il formulario riempito sul momento e
inserisce i dati personali in un computer. Al ritorno il visitatore dovrà
mostrare il visto, e ricevere in cambio un timbro. A dispetto dei 30mila
soldati della forza d’occupazione turca e gli oltre 900 caschi blu delle
Nazioni Unite, la Ledra Street di Nicosia non è la Friedrichstrasse di Berlino.

Ogni giorno centinaia di persone attraversano la frontiera per lavorare
a sud. Il clima però rimane teso. Le statistiche sono molto incerte, ma ormai
sembra che a nord i turchi emigrati dalla madre patria abbiano superato in numero
i turchi-ciprioti (170mila contro 135mila). “La Turchia deve smetterla di
comportarsi come una potenza coloniale”, ha affermato il presidente cipriota
Demetris Christofias, incontrando a Nicosia un gruppo di giornalisti basati a
Bruxelles. “I turchi-ciprioti sono sempre stati tradizionalmente laici – nota dal
canto suo Titos Christofides, il sottosegretario di stato alla presidenza della
Repubblica -. Oggi c’è il tentativo di renderli più religiosi”.

A sud, i cambiamenti demografici preoccupano. L’establishment politico
si rende conto che la presenza crescente di turchi nella Repubblica turca di
Cipro allontana l’ipotesi di una rapida riunificazione. In un primo tempo lo
scoppio dei movimenti democratici nel mediterraneo arabo aveva creato nuove
speranze, poi tramontate. La Turchia ha deciso di non riconoscere la presidenza
cipriota dell’Unione in questo secondo semestre dell’anno. “Non sono ottimista
che si possa assistere a una riunificazione nei prossimi cinque-dieci anni”, ammette
Aysu Basri Akter, un giornalista del quotidiano turco-cipriota Yeni Düzen.

La Repubblica di Cipro a sud controlla il  63% del territorio, mentre a nord la Repubblica turca di
Cipro si estende sul 37% dell’isola. Per decenni, se non per secoli, le
dominazioni veneziana, ottomana e britannica avevano paradossalmente facilitato
la convivenza tra le due comunità. La divisione ha rimesso drammaticamente in
discussione abitudini secolari. Si calcola che nel 1974 190mila persone si
spostarono da nord a sud, e altre 50mila fecero il percorso inverso. Molti non
sono neppure tornati nei luoghi della loro infanzia. Isolata dal resto del
mondo, la parte nord è riconosciuta solo dalla Turchia.

Molti si chiedono quanto la crisi in cui versa la Repubblica di Cipro,
che ha chiesto aiuto per ricapitalizzare le proprie banche, possa contribuire a
modificare ulteriormente gli equilibri politici. A nord, il ritardo economico
si tocca con mano. Al fascino dell’antica città di Famagosta contribuiscono vecchie
chiese gotiche trasformate in moschee, ma anche strade strette e polverose così
diverse dai lunghi viali di Nicosia Sud attraversati da rapide (e costose) automobili
tedesche. La Turchia appare oggi ricca e potente, tale da consentire un giorno alla
parte settentrionale dell’isola di competere ad armi pari con il vicino
meridionale in difficoltà.

Il presidente Christofias non nasconde il timore che a nord ci possa
essere una perdita di identità cipriota. Ai più, il confronto tra cristiani e
musulmani, tra greci e turchi può sembrare la prova di un’incomprensione
storica, la conferma che la Turchia non ha ragion d’essere nell’Unione Europea.
Invece, Serhat Incirli, un giornalista del quotidiano turco-cipriota Kibris,
accusa indifferentemente le due comunità dell’isola: “Mettete un turco-cipriota
e un greco-cipriota in una stanza perché discutano liberamente. Ne usciranno
due uomini. Mettete un prete ortodosso e un soldato turco in una stanza. Ne
usciranno due asini”.

Senza pensare di poter facilitare la riunificazione, Neofytou e Kishmir
con il loro esperimento bilingue vogliono ridurre i contrasti e raffreddare le
differenze, dando spazio agli ascoltatori che chiedono informazioni pratiche.
“Cerchiamo di prendere le distanze dalle grandi questioni politiche che da 40
anni ossessionano la vita dell’isola, concentrandoci sui problemi di tutti i
giorni – riassume Neofytou –. Di recente una parte della trasmissione è stata
dedicata a una svendita di mobili e al modo per i cittadini del nord di
parteciparvi riportando la merce oltre frontiera”. Ai tempi delle due Germanie
lo stesso a Berlino non poteva avvenire.

B.R.