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Backstage dell’intervista a L. Papademos – E’ l’orgoglio il vero atout dei greci?

Questa settimana sono stato ad Atene per intervistare il primo ministro greco, l’economista ed ex banchiere centrale Lucas Papademos, impegnato a salvare un paese segnato dal quinto anno di recessione e appeso agli aiuti finanziari europei (l'articolo è stato pubblicato nel giornale di oggi, 30 marzo). L’ho incontrato nella Villa Maximos, il palazzo che dagli anni 80 ospita gli uffici del primo ministro greco. L’attuale premier, un uomo fine e garbato nei modi e nei toni, ha il difficilissimo compito di gestire il proprio paese e al tempo stesso di spiegare ai partner europei i bizantinismi dei suoi connazionali.

ParlamentoGreco
In questi mesi, la stampa nazionale ha rappresentato il cancelliere Angela Merkel con l’uniforme nazista. Il colmo è che anche Lucas Papademos ha subito lo stesso destino, su un giornale dell’estrema destra del proprio paese. Il quartiere della Villa Maximos è quello della piazza Syntagma, nel centro di Atene. Accanto ai grandi viali, sempre attraversati da scie di rumorose automobili, si incrociano vie residenziali più tranquille, costeggiate da alberi carichi di arance. Il palazzo ha una storia interessante. La villa in stile neoclassico fu costruita nel 1912 da un armatore dell’epoca, Alexandros Michalinos. La vedova sposò in seconde nozze Dimitrios Maximos, governatore della banca centrale, ministro degli esteri e primo ministro. Durante la guerra l'edificio fu la residenza dell’amiraglio tedesco della flotta nell’Egeo; successivamente vi abitò l’ambasciatore americano in Grecia. Fu venduto al governo greco nel 1952. Il luogo non ha il fasto di Palazzo Chigi a Roma o dell'Hôtel Matignon a Parigi, ma è funzionale ed elegante, circondato da un bel giardino. Le sale di ricevimento sono tappezzate da dipinti di battaglie navali. Più dell’Italia, la Grecia è orgogliosa del suo rapporto con i mari, dal quale traspare un innegabile e radicato orgoglio nazionale. A pochi passi c’è la sede del parlamento e la Tomba del Milite Ignoto. Come in qualsiasi paese del mondo, il cambio della guardia continua ad attirare turisti, ma ad Atene gli euzoni hanno uniformi particolarmente caratteristiche.


La guardia d'onore greca ha un fez rosso con una lunga nappa nera, un gonnellino nero che conta 400 pieghe (il numero di anni di dominazione ottomana), e pesanti pantofole di cuoio (un chilo e mezzo l'una) sormontate da un pompon. Terminata la rituale (e probabilmente stancante) cerimonia, fatta di lunghi passi, gambe tese e andamenti lenti, un soldato in mimetica si avvicina alle giovani guardie e quasi amorevolmente riassetta i diversi pompons, che nel movimento hanno perso compostezza, rimettendo dritto il loro copricapo. Poi spiega alla folla di curiosi che è possibile avvicinarsi alle guardie e scattare foto, “ma – avverte – senza fare alcun gesto e senza toccarle”. Giovani turisti cinesi, anziani visitatori giapponesi e anche eleganti signore velate non si fanno pregare. A qualche isolato di distanza, il nuovo Museo dell’Acropoli si staglia ai piedi del Partenone. Inaugurato nel 2007, il museo vuole essere lo specchio del paese. I curatori non si limitano a presentare statue, bassorilievi, oggetti quotidiani recuperati nel corso dei decenni da numerosi scavi archeologici. Attraverso film didattici e lunghe descrizioni, raccontano anche dell’antico splendore greco, di Aristotele e di Pericle, di Sparta e di Atene, dei furti di Lord Elgin sul Partenone e della storia di un paese culla della democrazia. Accanto ai turisti, intere scolaresche ascoltano con sorprendente attenzione le loro maestre. Ai bambini in fondo viene ricordato che la Grecia non è solo debito e disoccupazione. Più che in altri paesi europei, la bandiera nazionale – con la croce bianca e blu – sventola su molti edifici, anche le scuole. Alle 8 del mattino ho assistitito all’entrata in classe di una scuola elementare. Suonata la campanella, i bambini si sono adunati nel cortile davanti all’entrata, e insieme alle maestre hanno intonato una preghiera, facendosi più volte il segno della croce come vuole il rito ortodosso. A molti europei il riferimento nella costituzione greca alla "santa trinità consustanziale e indivisibile" può sembrare pericolosamente anacronistico, ma la Chiesa ortodossa è uno dei segni distintivi di un paese che forse ha nell'orgoglio nazionale l'arma segreta con cui vincere la battaglia di questi anni.

 

(Nella foto, una guardia dinanzi al parlamento greco questa settimana in Piazza Syntagma)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Uniti! |

    Gentile Dr. Breda, Congratulazioni per l’intervista. Di certo il primo ministro greco, sa che nel 18esimo secolo AC, a Babilonia c’e’ stata la prima crisi creditizia di cui si abbia traccia. Allora i contadini depositavano grano in silos governativi e ottenevano certificati di deposito in compenso. Questi certificati poi sono diventati moneta di scambio per tutto il resto. Coloro che gestivano i certificati si sono poi tramutati in banchieri e hanno cominciato a prestare con interessi, usando un sistema di riserva frazionaria. Il problema e’ che si e’arrivati dopo un po’ di tempo a una situazione in cui l’ammontare di debito superava il grano disponibile. Allora re Rim-Sin decise di decretare il perdono dei debiti. Il suo motivo era militare: nell’esercito lui arruolava solo contadini possidenti terrieri, non schiavi. Non voleva quindi rovinarli tutti e costringerli a vendersi. I banchieri cosi’ fallirono. Le crisi creditizie in Iraq poi continuarono a ripetersi, seguiti da perdoni periodici, eccetto che i tassi di interesse si innalzarono. I banchieri irakeni non la mandarono giù facilmente e se ne andarono a cercar fortuna in Egitto. Lì ripeterono lo stesso trucco e dominarono per 1500 anni con molte dinastie di faraoni, fino alla venuta di Alessandro il Macedone. La storia si trova addirittura raccontata nella Bibbia. Un certo Giuseppe che lavorava per il faraone gestiva i silos e creò una crisi creditizia simile a quella Irakena. Eccetto che la conclusione questa volta fu diversa: alla fine, i contadini dovettero vendersi come schiavi per poter mangiare. E’ difficile dire come si evolveranno le cose a questo punto, ma una cosa è certa, non c’e’ abbastanza moneta in giro per ripagare tutti i debiti. Il sistema e’ insolvente. Questo non e’ un incidente storico isolato, e’ una trappola costruita e voluta dai nostri banchieri. Questi sanno benissimo da dove vengono e cosa succede storicamente in situazioni simili. L’unica chance per il popolo greco è il condonno (100%) dei debiti e uscire subito dall’euro. Dopodichè concentrasi su quello che si puo fare (energie rinnovabili, agricoltura, turismo, trasporti marittimi..

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