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Le agenzie di rating, così demonizzate in Europa (anche se sono nate in Francia)

Da alcune settimane il parlamento europeo sta discutendo di una riforma delle agenzie di rating, sulla base di una proposta del commissario al mercato interno Michel Barnier. L'uomo politico francese vuole regolamentare un settore accusato di avere avuto una parte di responsabilità nella crisi debitoria. Da un lato, non avrebbe avvertito con sufficiente anticipo dei rischi economici e finanziari. Dall'altro, avrebbe peggiorato la situazione con declassamenti a ripetizione. E' curioso ricordare che gli storici fanno risalire la nascita di queste società ai primi dell'Ottocento in Francia, il paese che in questi mesi ha più demonizzato i ratings.

Vidocq
Nel 1833 l'ex capo della polizia di Parigi, Eugène-François Vidocq, creò una società di informazione per il commercio, una specie di agenzia di detective privati con il compito di raccogliere informazioni sui debitori. Nel 1841, appariva la prima società americana dello stesso tipo, era l'agenzia Dun. Già allora molte imprese protestavano contro l'ingerenza delle prime agenzie di rating e dubitavano della bontà del loro giudizio. Persero processi su processi. Standard & Poor's nasce nel 1860, sulla scia della rivoluzione ferroviaria negli Stati Uniti; seguono Moody's nel 1909; e Fitch Ratings nel 1924. Nel 1931, a due anni dal crollo di Wall Street, la legislazione americana impone alle banche di appoggiarsi su queste imprese nel valutare i loro investimenti societari. Nel frattempo, scoppia la prima grave controversia, che a sorpresa riguarda la Grecia: nel 1931 il declassamento del paese da parte di Moody's provoca un balzo dei tassi d'interesse e il fallimento del paese, contribuendo a gettare il seme del colpo di stato del 1936.

L'abitudine di dare voti ai debiti sovrani mette radici nel 1918. Si interrompe durante la seconda guerra mondiale e riprende negli anni 70, quando lo shock petrolifero provoca un aumento del debito pubblico in molti paesi. Le agenzie di rating sono criticate negli anni 80 in occasione delle crisi sudamericane, e negli 90 in occasione delle crisi asiatiche. Nei due casi non si accorgono dei rischi finanziari e del prossimo disastro. Molti hanno avuto gioco facile nel notare che Enron godeva ancora di un rating A il giorno del fallimento. In più di una circostanza, in questi anni di crisi debitoria, la tempistica di un declassamento ha fatto alzare più di un sopraciglio. Relatore della proposta Barnier al parlamento europeo è l'italiano Leonardo Domenici, ex sindaco di Firenze e deputato del partito democratico. In un incontro con la stampa qualche giorno fa ha dato alcune linee-guida. Tra le altre cose il parlamentare vorrebbe che si potesse impedire alle agenzie di rating di dare voti non richiesti agli stati membri. Il problema più evidente è che abolire il rating per i debiti sovrani europei rischia di pesare sulla domanda internazionale di obbligazioni europee, tenuto conto del ruolo che il voto ha a livello mondiale: nonostante tutto, il rating è un metro di giudizio ormai radicato. Nei giorni scorsi, tre associazioni imprenditoriali tedesche hanno scritto un rapporto al governo federale spiegando che le proposte regolamentari della Commissione rischiano "di penalizzare la funzionalità e la competitività dei mercati obbligazionari europei", secondo un recente articolo di Die Welt. In gennaio, all'indomani del maxi-declassamento della zona euro deciso da Standard & Poor's, il commissario agli affari economici Olli Rehn aveva spiegato con malcelato fastidio che le agenzie di rating "giocano molto secondo le regole del capitalismo finanziario americano". L'aggettivo sfrenato o selvaggio non è stato pronunciato, ma era sottinteso. Viceversa, Werner Hoyer, il neopresidente tedesco della Banca per gli investimenti europei (BEI) ed ex segretario di stato agli Esteri, ha spiegato proprio oggi: "Siamo molto contenti del nostro rating Triplo A. E siamo felici di essere oggetto dell'analisi delle agenzie di rating: ci spinge a essere cauti nella nostra gestione". In questo senso, le critiche della classe politica europea sembrano più che altro riflettere la loro impotenza nel correggere le debolezze strutturali dell'unione monetaria.

(Nell'immagine, Eugène-François Vidocq – 1775-1857 – in una stampa dell'epoca)

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Uniti! |

    Ottimo articolo! Faccio una domanda: Di chi sono queste agenzie di Rating? Mi do la risposta: appartengono alle banche private che hanno causato la crisi. La crisi, contrariamente a quello che si pensa, è stata causata dal espansione monetaria senza copertura di beni materiali. Negli ultimi 35 anni la massa monetaria negli States è aumentata di 40 volte ad essa è corrisposta una crescita di beni materiali di solo 4 volte!. Questo a provocato una bolla! Perche bolla? Perche si sono stampati soldi senza copertura materiale-oro! La Federal Reserve, infatti, non appartiene ai cittadini americani, ma alle banche, che pertanto sono i suoi azionisti di riferimento, così come, peraltro, avviene per la Banca d’Italia. Il liberista Ron Paul da anni sostiene, inascoltato, che una Banca centrale non è nemmeno contemplata dalla Costituzione americana e che di fatto tradisce lo spirito dei fondatori degli Stati Uniti d’America. Furono gli ambienti di Wall Street, nel 1914, a indurre il presidente Wilson a creare la Fed, la quale, però, nel corso dei decenni ha assunto compiti e generato dinamiche devianti, sottraendo al popolo la sovranità finanziaria con le consequenza che è sotto gli occhi di tutti. Il bello in tutto cio, è che gli Stati Uniti hanno pompato dollari al di fuori degli States…inondando il mondo di dollari…inoltre, lo stato deve acquistare dollari dalle FED pagando pure gli interessi! D’altronde, il tutto è evidente altresi in Europa…la BCE presta soldi alle banche ad un tasso del 1% e queste stesse banche le prestano alla Grecia al 18% al Italia 7% il Portogallo 3 settimane ha dovuto sborsare il 22%! Questo si chiama: Truffa!

  • giovanni |

    beda, fammi dire che per pacatezza dello stile e qualità del contenuto, attendo sempre con piacere i tuoi prossimi articoli!

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