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Steinmeier, la sfida parte da Est – 22/09/09

BRANDEBURGO SULLA HAVEL – Rüdiger aveva 30 anni quando il Muro crollò. Lavorava in acciaieria, e da poco aveva finito il servizio militare di 18 mesi nell'esercito tedesco-orientale a Oranienburg, 90 chilometri da Brandeburgo sulla Havel, quattro ore di treno ai tempi della Ddr. Non è tra coloro che rimpiangono la dittatura comunista. Eppure nelle elezioni federali di domenica, come migliaia di altri tedeschi dell'Est,è drammaticamente incerto su chi votare, non sa addirittura se andare a votare.

«Nel 1990 e nel 1994 non ho votato: avevo altro da fare ai tempi. Avevo perso il lavoro e – racconta mentre ad alta voce gli ritornano in mente le scelte politiche degli ultimi venti anni – le preoccupazioni non mancavano. Nelle elezioni successive, quelle del 1998 e del 2002, votai per i socialdemocratici. Quattro anni fa, nel 2005, optai per i democristiani. Quest'anno non so proprio: mi sembrano un po' tutti la stessa cosa. Non vedo grandi differenze. Di certo non voterò per Die Linke; quelli sono degli estremisti».
I sentimenti di Rüdiger riflettonol'incertezza e la volatilità del voto nei länder orientali. L'ex Ddr, dove abita un quinto dei tedeschi, è essenziale per mettere una seria ipoteca sull'esito finale delle elezioni del 27 settembre. A Brandeburgo sulla Havel, una ex cittadina industriale di 70mila abitanti a un'ora di treno da Berlino, l'Spd ha deciso di giocare una carta d'eccezione.Candidato a un seggio nel Bundestag è Frank-Walter Steinmeier,l'attuale ministro degli Esteri.
Per Steinmeier, 53 anni, la partita non è solo politica, ma anche personale. È la prima volta che si presenta alla prova elettorale. Il suo finora è stato un cammino di funzionario politico, da Hannover a Berlino, a fianco del suo mentore, l'ex cancelliere Gerhard Schröder. Poi all'improvviso la grosse Politik: nel 2005 ministro degli Esteri nel governo di grande coalizione, nel 2007 vice cancelliere, nel 2008 candidato cancelliere di una Spd che tre settimane fa in Sassonia, la patria politica di August Bebel, padre della socialdemocrazia tedesca, ha avuto il 10% dei voti.
Difficile per un uomo dell'ombra, abituato ai gabinetti ministeriali più che ai comizi politici, fare campagna elettorale. La Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung lo definisce «un tipo gentile, un moderatore », ma si chiede se abbia il carattere per guidare il paese. Eppure Steinmeier si è circondato di una dozzina di esperti d'immagine; ha preso casa nei dintorni di Brandeburgo sulla Havel; e si è rimesso in gioco, anche se a detta di tutti il seggio è relativamente sicuro: è in mano all'Spd dal 1990.
«Brandeburgo sulla Havel è una classico centro proletario», commenta il presidente dell'istituto universitario locale, Hans Georg Helmstädter. Ai tempi della Ddr gli abitanti erano 100mila, di cui 17mila lavoravano in acciaieria. In venti anni la città ha perso un terzo degli abitanti, scappati a Ovest. Il ritardo economico si tocca sempre con mano: la disoccupazione è del 15%,nonostante la presenza di alcune grosse aziende come Heidelberger Druckmaschinen e l'italiana Riva (che ha rilevato una vecchia impresa della regione).
Interrogato da un quotidiano locale sulla storia e la geografia della sua circoscrizione, Steinmeier si è difeso bene contro gli altri candidati della regione. Eppure, anche in questa cittadina brandeburghese -come altrove a Est ma anche a Ovest – l'Spd è in crisi,stretta a sinistra da Die Linke, il partito di ex comunisti ed ex socialdemocratici. Alle comunali di Brandeburgo sulla Havel nel 2008 la Cdu ha avuto il 30% dei voti, l'Spd il 27%, Die Linke il 24 per cento.
L'Spd soffre di un mal d'identità: le riforme volute da Schröder nella prima metà del decennio,l'agenda 2010, hanno irritato molti elettori di sinistra che hanno sposato le tesi più estremiste di Die Linke. In queste settimane, Steinmeier ha sventolato la minaccia di un'alleanza «neoliberista» democristiana-liberale, preferita dal cancelliere Angela Merkel e in testa nei sondaggi; promesso una nuova solidarietà in tempi di crisi; garantito quattro milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2020.
Pur in ritardo nei sondaggi – il divario con la Cdu è di 10 punti  - il ministro degli Esteri avverte che «la partita è aperta». E aggiunge, lusingando i suoi elettori: «A far cadere il Muro non fu Helmut Kohl, ma i coraggiosi cittadini della Ddr. Così è stato e così rimarrà!». L'Spd spera che i risultati di domenica siano incerti, tali da aprire i giochi delle coalizioni, smentendo per esempio i liberali che proprio due giorni fa si sono impegnati a governare con una sola alleanza, quella con i democristiani della signora Merkel.
Il 27 settembre nel land del Brandeburgo si voterà anche per il rinnovo del parlamento regionale. Candidato a Brandeburgo sulla Havel è Ralf Holzschuher, 46 anni: «Sono ottimista: il vento almeno in questa cittadina ci è molto favorevole », racconta mentre distribuisce volantini un pomeriggio assolato nella piazza principale, il Neustädtischer Markt. «Die Linke- aggiunge- piace soprattutto a una certa intellighenzia. Qui il successo del partito è limitato: gli operai di Brandeburgo sulla Havel hanno toccato con mano la dittatura comunista… ».
Eppure come non pensare che il partito della sinistra radicale possa un giorno allearsi con l'Spd? Lo ha già fatto a livello comunale e regionale. A Berlino forse è solo questione di tempo. «Per ora è impossibile visto l'euroscetticismo di Die Linke», nota Holzschuher. Tra un paio di anni, chissà. Molto dipenderà anche dalle capacità dell'Spd di mobilitare gli elettori indecisi di cui Rüdiger è solo un esempio.
B.R.