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La guerra a Gaza e le sue ripercussioni in Germania

La guerra in Medio Oriente sta dividendo la Germania. Nei primi decenni dopo la fine della Seconda guerra

Frank-Walter Steinmeier con Mahmoud Abbas (a sinistra)
mondiale, i tedeschi erano per natura pro-israeliani. Tra il 1953 e il 1989 la Repubblica federale versò 35 miliardi di dollari allo Stato ebraico come risarcimento per le vittime del conflitto. Allora pesavano il ricordo della Seconda guerra mondiale e il senso di colpa per l'Olocausto. Oggi i tempi sono cambiati e anche in Germania il conflitto israelo-palestinese provoca reazioni contrastate (nella foto un recente incontro tra il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier e il presidente palestinese Mahmoud Abbas). Per Angela Merkel il tema è delicato e controverso. Dinanzi agli ultimi avvenimenti, il cancelliere ha assunto agli occhi di alcuni posizioni di parte, almeno in un primo momento. Qualche giorno fa per bocca di un portavoce, ha attribuito la responsabilità per la situazione attuale a Gaza "chiaramente ed esclusivamente" ad Hamas. Ha poi detto che nel giudicare la situazione in Medio Oriente "non si devono scambiare causa ed effetto, né bisogna dimenticare la causa e l'effetto". Il cancelliere ha poi aggiunto che Israele ha il diritto di proteggere la sua popolazione e di difendere il suo territorio. Successivamente, all'inizio dell'anno, si è pronunciata a favore di "un cessate il fuoco il prima possibile nella Striscia di Gaza" ma "a condizione che la sicurezza di Israele sia garantita". E ha precisato: "Il terrore di Hamas è inaccettabile (…) Ma non dobbiamo dimenticare che non vi è alternativa razionale alla pacifica convivenza di israeliani e palestinesi in due diversi Stati".

La presa di posizione è stata criticata. "Io avrei cominciato con quello che il cancelliere ha fatto dire alla fine, ovvero sulla ricerca di una soluzione politica del conflitto", ha spiegato Gert Weisskirchen, portavoce socialdemocratico per i problemi di politica estera, secondo il quale è "indubbio" che la risposta israeliana è scaturita dall'atteggiamento adottato da Hamas. Più duro il commento espresso dal suo collega di partito Rolf Mützenich, che ha rimproverato alla signora Merkel una "presa di posizione in favore dei bombardamenti israeliani" con la quale "il cancelliere fa svanire le poche possibilità rimaste alla Germania di intervenire nella crisi mediorientale". Anche il portavoce di politica estera del partito liberale, Werner Hoyer, si è chiesto se sia "politicamente intelligente mettere all'inizio di una dichiarazione la questione della colpevolezza. Ritengo che nei necessari sforzi in favore della pace sia sbagliato formulare giudizi di colpa". Appena un anno fa, nel marzo del 2008, il cancelliere si era recato a Gerusalemme dove pronunciò un discorso alla Knesset molto criticato dalla stampa tedesca. In quella occasione la Süddeutsche Zeitung e la Frankfurter Allgemeine Zeitung avevano rimproverato alla signora Merkel di avere un atteggiamento troppo allineato sulle posizioni israeliane. In particolare, il giornale bavarese aveva spiegato che "i tedeschi devono fare attenzione a non commettere l'errore del presidente George W. Bush ed essere di parte nel processo di pace". Le divisioni all'interno della classe politica si riflettono nel Paese. Nei giorni scorsi molte città tedesche sono state teatro di manifestazioni, molte a favore di Israele, molte però anche in difesa del popolo palestinese.


PS: Sondaggio Forsa pubblicato da Stern il 14 gennaio 2009:

Il 49% dei tedeschi considera Israele un Paese aggressivo; il 59% è convinto che lo Stato ebraico persegua i suoi interessi senza curarsi degli altri Paesi; il 60% crede che la Germania non debba sentire alcun impegno particolare nei confronti di Israele. Il 30% dei tedeschi considera Hamas responsabile della guerra a Gaza; il 13% accusa Israele, il 35% dà la responsabilità ad ambedue le parti.