Ragioni dette e non dette del nuovo rapprochement italo-tedesco

I giornali italiani hanno titolato nei giorni scorsi su un asse o un patto italo-tedesco tutto rivolto al desiderio di rilanciare la crescita economica della zona euro. "Patto Germania-Italia per la crescita", titolava il Corriere della Sera il 26 aprile. "Piano segreto Monti-Merkel". ribadiva il 30 aprile La Repubblica. Sui giornali tedeschi i toni sono parsi meno trionfalistici, più discreti (e più realistici?). Anzi la notizia non è stata ripresa, o quasi. Monti-merkelAncora una volta gli avvenimenti di politica estera sono percepiti in modo diverso a seconda del paese, dei giornali, del pubblico e delle circostanze. Difficile prevedere che esito avrà il rapprochement italo-tedesco, e soprattutto quanto sarà profondo o duraturo. Certo, viene dopo anni di freddezza o comunque di rapporti politici molto formali. Quelli economici hanno sempre seguito un filone parallelo. La presenza al potere di Silvio Berlusconi non ha aiutato. Agli occhi di molti tedeschi la vita politica italiana, con i suoi scandali finanziari e la sua deriva morale, non è mai piaciuta. Anzi ha provocato una generalizzata prudenza nei confronti dell'intero paese. Silvio Fagiolo, un ex ambasciatore a Berlino che con la Germania aveva avuto lunghe frequentazioni, mi diceva che un italiano era costretto a uno sforzo particolare per assicurarsi la fiducia e il rispetto di un interlocutore tedesco. Qualche settimana fa un dirigente di una grande associazione imprenditoriale tedesca mi ha inviato un messaggio di posta elettronica per invitarmi a raggiungere il suo network su LinkedIn. Così era formulato l'invito in inglese: "Since you are a person I trust, I wanted to invite you to join my network on LinkedIn". Sembra che il cancelliere Angela Merkel si sia rivolto nello stesso modo al presidente del Consiglio Mario Monti. Il rapporto tra i due è certamente segnato da una certa fiducia reciproca. Non sappiamo di chi la signora Merkel si fidi pienamente, ma certo è più a suo agio con Monti che con Berlusconi. Lo stile della persona, l'equilibrio dei ragionamenti, la posatezza dei toni del primo ministro italiano rassicurano il cancelliere tedesco. In occasione di un incontro a gennaio in Cancelleria, i due hanno fatto colazione insieme.

A un certo punto, la signora Merkel si è fatta portare carta e penna per prendere appunti quando parlava il suo interlocutore, sorprendendo anche i suoi stessi collaboratori. Dietro al rapprochement italo-tedesco però non ci sono soltanto le affinità personali che ridanno serenità a un rapporto tra due alleati. L'Italia è convinta che l'Europa abbia bisogno di un piano di rilancio economico, fatto di investimenti pubblici e privati. Senza crescita il risanamento dei conti pubblici è fine a se stesso, e la crescente  disoccupazione potrebbe creare gravi tensioni sociali. In questo senso, convincere il governo tedesco della necessità di sostenere la congiuntura è indispensabile. E la Germania, quali sono i suoi interessi a fiancheggiare l'Italia? Da un lato è probabile che la signora Merkel condivida almeno in parte il ragionamento del governo italiano. Al di là di questo aspetto, vedo almeno due interessi. Il primo è legato all'eventualità di una vittoria del socialista François Hollande alle presidenziali francesi del 6 maggio. Berlino sa che Hollande vuole fare campagna per dare un nuovo mix di politica economica nella zona euro (per riassumere: più crescita, meno austerità), e vuole giocare d'anticipo per tracciare una possibile strada e difendere i propri interessi. Il secondo motivo è di politica interna. I sondaggi danno i democristiani della signora Merkel sempre in testa, ma i socialdemocratici si stanno lentamente riprendendo. In maggio potrebbero vincere le elezioni in due Länder, lo Schleswig-Holstein e il Nord-Reno Vestfalia. Una vittoria di Hollande a Parigi potrebbe dare all'SPD nuovo slancio, e soprattutto indurla a fare nuove richieste al governo Merkel che dei socialdemocratici ha bisogno per approvare con una maggioranza dei due terzi del Bundestag il fiscal compact e il trattato istitutivo del fondo salva-stati ESM. Anche in questo caso, il cancelliere vuole giocare d'anticipo e blandire l'opposizione socialdemocratica, usando la sponda italiana per accreditarsi nella discussione su un rilancio dell'economia europea, senza per questo tradire le attese di quella parte della società tedesca sempre preoccupata all'idea di abbandonare il rigore. Se il ragionamento è corretto, è legittimo chiedersi quanto duraturo sarà il nuovo "patto italo-tedesco", e quanto riuscirà a trarne il governo italiano.

(Nella foto, il cancelliere Angela Merkel e il primo ministro Mario Monti) 

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

Commenti

Dott. Romano@, tempo fa Lei ha scritto un articolo, molto interessante, su Viktor Orbàn. É di ieri la notizia di un accordo strategico tra Ungheria e Cina. Al di là, di chi vincerà le elezioni in Francia oppure dell'andamento dello spread; i popoli d'europa sono nauseati da questa classe dirigente. Il populismo avanza in tutta l'europa, ahimè, è proprio quello di cui abbiamo meno bisogno in questo momento.
http://it.notizie.yahoo.com/l-europa-dorme-l-ungheria-di-orb-n-172908826.html

Avevo lasciato un commento concernente il Suo "pezzo" sull'ECOFIN e Basilea 3, che però non ha ottenuto la "licenza dè Superiori"..:o)
Ma, mi chiedo, possibile che venga censurata un commento come il mio che suggeriva semplicemente di sviluppare e chiarire meglio il fatto che il settore bancario svedese corrisponda a 4 volte il PIL..???

Molto interessante! Grazie Uniti. Ormai a dispetto delle polemiche per l'assenza di conferenze stampa in occasione dei passaggi a Bruxelles dei leader cinesi, la Cina e' un elemento chiave dell'uscita europea dalla crisi economica, con tutti problemi politici che ciò comporta.
B.R.

C. Ravagnan, grazie del messaggio. Mi spiace per l'inconveniente. Su questo blog i commenti sono liberi; non conosco la politica del sito. Ne approfitto per rispondere alla sua domanda. Il totale delle attività (assets in inglese) del sistema bancario svedese era a fine 2010 pari al 400 per cento del Pil nazionale. A titolo di confronto, secondo i dati della Banca per i regolamenti internazionali, in Germania il valore era del 300 per cento, in Italia, di circa il 150 per cento.
B.R.

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