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Italia: commissariata o battistrada? Come cambia l’Unione

Cari lettori, da alcune settimane sono diventato corrispondente a Bruxelles. Riprendo a scrivere per questo blog, che nel frattempo ha cambiato nome diventando “Dal fronte di Bruxelles”. Ho preferito lasciare gli articoli scritti tra il 2007 e il 2011 per "GermaniE", anche per sottolineare la continuità. Non necessariamente il titolo del blog deve far pensare a una guerra. La crisi della zona euro ricorda spesso un campo di battaglia, ma il fronte può anche essere la frontiera verso una nuova Europa, più federale. Questo articolo è stato pubblicato dal giornale venerdì 28 ottobre, all’indomani del vertice europeo di mercoledì notte.

B.R.

 

Il programma di riforme che il Governo Berlusconi ha presentato a Bruxelles mercoledì scorso è stato accolto «molto bene» dal Consiglio europeo, ha detto il premier polacco e presidente dell'Unione Donald Tusk. È vero; anche il comunicato finale ne dà atto. Ma la fiducia dell'Unione è limitata. Una frase nella dichiarazione dei 17 lascia intendere che l'Italia è ormai sotto il controllo dell'Unione. «Invitiamo la Commissione a fornire una valutazione dettagliata delle misure e a monitorarne l'attuazione, e le autorità italiane a fornire tempestivamente tutte le informazioni necessarie per tale valutazione», si legge nel comunicato. La presa di posizione può essere letta come il commissariamento del Paese, ma anche più in generale come il primo segno di una riduzione delle sovranità nazionali.

Finora le parole usate nei confronti dell'Italia erano state utilizzate solo nei confronti della Grecia, sempre sull'orlo del baratro, possibilmente del Portogallo, magari anche dell'Irlanda. Tutti Paesi della zona euro, comunque, che godono dell'aiuto dell'Unione e che sono oggetto dei controlli invasivi della troika (la Commissione, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale). La novità è che le stesse parole ormai sono utilizzate anche per un Paese che non beneficia di un sostegno finanziario né di un programma di assistenza particolare. La situazione è atipica. La Spagna, anch'essa oggetto di una sezione del comunicato di mercoledì (più corta di quella riservata all'Italia), non ha avuto diritto a precisazioni di questo tipo sul particolare ruolo della Commissione nel monitoraggio della sua politica economica. Ai più, l'intervento del Consiglio e della Commissione nella politica economica dell'Italia può sembrare un commissariamento del Paese, troppo grande per fallire, troppo importante per concedergli il lusso dell'inattivismo. In realtà, la zona euro sta cambiando poco a poco. La crisi ha finalmente scosso gli animi. C'è ormai la consapevolezza che una maggiore integrazione è indispensabile per uscire dalla crisi debitoria. Paradossalmente, proprio mentre il metodo intergovernativo ha la meglio sull'iter comunitario, la crescente integrazione potrebbe comportare un rafforzamento della Commissione. Ieri Olli Rehn, commissario agli Affari economici, è stato nominato vicepresidente della Commissione e "super-commissario all'euro", secondo le parole del presidente dell'esecutivo comunitario José Manuel Barroso. A Rehn va il compito di monitorare i conti pubblici nazionali e di applicare i trattati. Peraltro, il comunicato di mercoledì spiega che «l'essere parte di un'unione monetaria ha effetti di ampia portata e implica un coordinamento e una sorveglianza molto più attenti per assicurare la stabilità e la sostenibilità di tutta la zona». Il controllo reciproco tra Stati membri è ormai ritornato in auge. Il fenomeno si accompagna e si accompagnerà – se durerà – a un graduale abbandono delle sovranità nazionali, in alcuni casi controverso e doloroso. In questo senso, l'Italia è diventata all'improvviso un banco di prova per l'intera unione monetaria. Per molti versi sta quindi al Paese dimostrare che non è stato commissariato, ma che piuttosto è il battistrada di una nuova Europa.

NB: Dal fronte di Bruxelles (ex GermaniE) è anche su Facebook

  • Piero |

    non sono d’accordo sul commissariamento dell’Italia, nella riunione del 26 l’invito e’ rivolto a tutti i paesi ” tutti gli stati membri sono decisi a proseguire la loro politica di risanamento di bilancio e riforme strutturali.Un particolare sforzo sara’ richiesto agli stati membri che devono far fronte a tensioni sui mercati del debito sovrano”.
    Non e’ un invito rivolto all’Italia, in un regime di cambi fissi e’ d’obbligo che le singole economie debbono avere le situazioni di bilancio sostenibili perche’ altrimenti va in crisi la moneta unica e per pagare i debitimsovrani debbono fare riforme strutturali che aumentano la competitivita’, in ogni caso ci dobbiamo ricordare che i paesi euro hanno un debito sovrano di 10000 miliardi di euro pari al 87% del PIL europeo, quindi dobbiamo ragionare sui dati europei.
    Considerata la situazione economica mondiale, dove le altre aree economiche stanno facendo politiche monetarie espansive anche non convenzionali che portano alla svalutazione delle loro monete, l’Europa non puo’ esimersi dall’attuare tali politiche.
    L’Italia si deve imporre in Europa su tale strada far capire agli altri paesi non solo Germania e Francia, ricordiamoci che sono 17 paesi e quindi se vi e’ il consenso di 15 paesi la Germani e la Francia ben poco possono fare, si deve procedere ad una politica monetaria espansiva con la monetizzazione di almeno il 50% dei debiti paesi euro, sono circa 5000 miliardi di euro in un decennio, circa 500 miliardi all’anno ( in due mesi la bce ha acquistato titoli per 160 miliardi di dollari e la speculazione non e’ cessata), i paesi devono inserire nella costituzione il vincolo del pareggio del bilancio, si devono armonizzare le imposte dirette, si deve aumentare l’iva con il gettito per fare le infrastrutture che possono incidere sul PIL europeo, non si deve tassare le transazioni finanziarie, si dovranno attuare politiche di bilancio per attenuare l’eventuale impatto inflazionistico della manovra sui redditi piu’ bassi.

  • yeoman75 |

    Benritrovato ed in bocca al lupo per la nuova avventura.
    Posso dire “per fortuna” che siamo sotto controllo? La paralisi totale che avvolge la nostra politica non lascia ben sperare.
    @danilo72: noi NON siamo un popolo intelligente. Perché l’intelligenza di un popolo si misura dai suoi governanti (non so più chi ha detto che un popolo mite è la mangiatoia dei tiranni), se i nostri politici sono penosi è perché l'”humus” in cui crescono è marcio e connivente. Siamo un popolo che ha un deficit socio-culturale ed economico pazzesco e tutte le statistiche (test PISA, valore delle università, competitività, immobilismo sociale, etc…) sono lì ad urlarlo, ma l’italiano di oggi se ne frega perché non ha l’intelligenza per capire di cosa si parla (confrontare le nostre percentuali di laureati e diplomati con quelle di Svezia, Francia, Inghilterra e… Thailandia).
    L’ubriaco al volante è stato messo sedici anni fa; un popolo intelligente se ne sarebbe liberato molto prima di noi.

  • danilo72 |

    Come i nostri nonni fecero nascere la Comunità Economica Europea e il suo corollario di organismi sovranazionali, ora tocca a noi superare l’Unione costruita da codici e trattati che non abbiamo mai formulato direttamente. Ora abbiamo la necessità di riprendere le redini di una macchina guidata da un autista ubriaco, di parlare con i nostri vicini per scegliere le mosse migliori ricordando gli insegnamenti che alcune grandi menti ci danno da decenni. Abbiamo capito che le dighette non reggono più, siamo un popolo intelligente che più volte nel corso dei secoli si è messo alla guida del progresso, ricordiamocelo ora.

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