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Norimberga, la città dei nazisti vuole diventare “Patrimonio dell’Umanità”

Da ieri il Deutsches Historisches Museum di Berlino ospita una grande mostra su Adolf Hitler, la prima del suo genere in Germania. Giustamente, molti commentatori vi hanno visto l'ennesimo segnale di come i tedeschi guardino con più distacco alla loro storia. Meno nota e più curiosa è un'altra iniziativa, questa volta di Norimberga.

La sala 600
Il sindaco socialdemocratico Ulrich Maly ha proposto di inserire la città nella lista dei luoghi Patrimonio dell’Umanità. Non per il suo centro storico medievale, ricco di chiese monumentali, o per la sua imponente cinta muraria, ma a sorpresa per la sala delle udienze del palazzo di giustizia, che accolse tra il 1945 e il 1946 il celebre processo contro una ventina di gerarchi nazisti. Norimberga, la città dove vennero annunciate le leggi raziali e organizzate le adunate oceaniche del regime, alla stregua della Cattedrale di Chartres o dell'Acropoli di Atene? “Sui tentativi precedenti sono sempre stato scettico – ha spiegato Maly, riferendosi agli sforzi dei suoi predecessori di far inserire il centro storico nella lista dell’Unesco –. Anche questa città è stata distrutta dalla guerra e molti edifici non sono più quelli originali. Ma Norimberga può avere buone possibilità in quanto città dei diritti dell’uomo. Tutti sono d’accordo nel dire che la giustizia penale internazionale che si manifesta oggi all’Aja nasce sulla scia del processo di Norimberga. Crediamo che la sala delle udienze numero 600 sia un luogo unico, per storia e cultura”. Alla fine del conflitto, la città era “morta al 91%”, secondo un preciso resoconto delle forze alleate. William Shirer, il corrispondente americano che aveva seguito l’ascesa del Nazismo negli anni 30, raccontò in un libro di memorie che quando tornò a Norimberga alla fine del 1945 non riuscì neppure a individuare, tra le rovine, il Deutscher Hof, l’albergo usato da Hitler ogni qualvolta visitava la città.


Uno dei pochi edifici rimasti in piedi era il palazzo di giustizia, costruito all’inizio del secolo in stile guglielmino. Fu scelto quindi per il processo a Rudolf Hess, Hermann Göring e altri 22 gerarchi nazisti. La sala è tuttora utilizzata per udienze e dibattiti, rimasta da allora pressoché immutata. Così la descrisse ai tempi il diplomatico inglese Harold Nicolson: “Il colore dell’aula del tribunale è marrone scuro, ravvivato dalle pesanti cornici di marmo verde delle varie porte. La stanza è illuminata da lampade a feritoia sul soffitto (…) Il dibattito si svolge quasi in un bisbiglio (…) Gli imputati hanno l’aria trasandata, malata, depressa. Sembra gente che ha viaggiato per tre notti successive in uno scompartimento di terza classe”. La scelta di indire un processo contro i principali responsabili nazisti fu oggetto di negoziati tra gli alleati. “In Unione Sovietica non si manda nessuno sul patibolo senza un regolare processo”, disse Stalin a Yalta nel febbraio 1945. Più realisticamente, qualche mese dopo, il rappresentante del dittatore a Norimberga, Andrei Vishinski, esortò giudici e avvocati: “Bevo al vostro dovere: impiccateli tutti!” (la citazione è dell'avvocato inglese Anthony Freire Marreco, presente al processo e intervistato da Maurizio Serra nel libro Dopo la caduta). Agli occhi del sindaco di Norimberga poco importa. Maly sostiene che il dibattimento, così criticato da chi avrebbe preferito vedere i tedeschi giudicare i tedeschi, è stato un passaggio cruciale nella storia del diritto: avrebbe portato mezzo secolo dopo alla nascita della Corte penale internazionale all’Aja. Non solo fu deciso per la prima volta di organizzare un processo che avrebbe distinto i crimini collettivi da quelli personali e punito la guerra d’aggressione. Il tentativo fu anche quello di basare (per quanto possibile) il giudizio delle potenze vincitrici sulla legge, non sul desiderio della vendetta. L’iniziativa di Maly è di lunga lena – deve passare al vaglio dei governi bavarese e federale – ma ha già suscitato reazioni contrastanti. Molti si chiedono se sia lecito rovesciare le prospettive a tal punto da trasformare in patrimonio dell'Umanità il luogo in cui si svolse l'epilogo di una guerra cruente. E se fosse solo una scelta innocua, tutt'al più pubblicitaria?

 

PS: C'è un bel film del 1961 sul processo di Norimberga. Si intitola Judgement at Nuremberg. Tra i protagonisti, Spencer Tracy, Burt Lancaster, Marlene Dietrich e Montgomery Clift. L'ho rivisto questa estate e lo consiglio a chi è interessato all'argomento. Rende bene i dubbi e le angosce dei tedeschi e degli alleati.  (Nella foto, la sala delle udienze n° 600 come si presenta oggi).

  • Beda Romano |

    La ringrazio del suggerimento cara Alessandra Brisotto. Comprerò senz’altro il libro di Münkler. E grazie per gli auguri che ricambio con piacere.
    B.R.

  • Rotkehlchen |

    Lo farò nei prossimi giorni, grazie di cuore.
    Se posso, Le vorrei consigliare un libro molto interessante che sto leggendo attualmente con grande cura ed attenzione:
    “Die Deutschen und ihre Mythen” di
    Herfried Münkler.
    Le auguro un nuovo anno illuminato da minuscole faville…
    Alessandra Brisotto

  • Beda Romano |

    Grazie Alessandra Brisotto. Quando arriverà in città non manchi di visitare il museo che il comune ha appena inaugurato per raccontare la storia del processo di Norimberga. Qui troverà maggiori dettagli.
    http://www.memorium-nuernberg.de
    B.R.

  • Rotkehlchen |

    La ritengo un’iniziativa straordinaria.
    Vivo in Germania, a Colonia e tra un mese mi trasferirò a Norimberga.
    Perché?
    Perché non solo credo che sia lecito, ma oserei dire necessario rovesciare le prospettive, per quanto negative esse siano.
    Sempre.
    Quattro misere note, quattro
    misere lettere, quattro miseri colori possono diventare un’opera di valore o un’arma letale.
    Sempre.
    Grazie per gli articoli molto interessanti!
    Alessandra Brisotto

  • Beda Romano |

    Grazie! Anche da parte mia un saluto.
    B.R.

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