Il momento politico, economico, sociale è oggi difficilissimo. I consensi a favore dei partiti più radicali crescono in molti paesi. La crisi energetica rischia di mettere a repentaglio il futuro economico e la tenuta sociale. L’impoverimento della classe media ormai si tocca con mano.
Certo, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione pronunciato oggi qui a Strasburgo Ursula von der Leyen ha proposto nuovi strumenti di solidarietà per affrontare insieme il cambiamento climatico, i rischi geopolitici, la deriva dei diritti sociali, i pericoli connessi alle nuove tecnologie, la deindustrializzazione.
Eppure, la presidente della Commissione europea non è riuscita (e forse non era neppure il suo intento) a scaldare i cuori, a offrire nuove prospettive, a voltare pagina.
D’altro canto, in questi anni la presidente della Commissione europea ha perso credibilità, purtroppo. Tre fattori hanno probabilmente giocato.

La presidente ha centralizzato intorno alla sua persona la comunicazione e l’immagine della Commissione europea. L’esecutivo comunitario ha finalmente, agli occhi di molti europei, un volto e una voce.
La scelta presenzialista si sta però ritorcendo contro la signora von der Leyen. Ai numerosi impegni assunti in prima persona non corrispondono purtroppo conseguenti poteri, che ella inevitabilmente condivide con il Consiglio e il Parlamento.
L’effetto ottico è stato dirompente. Ha creato aspettative che spesso non ha potuto concretizzare.
In secondo luogo, sempre in questi anni la signora von der Leyen, esponente della CDU tedesca, ha accettato uno spostamento a destra della sua maggioranza. Tralasciamo per un attimo l’eventuale giudizio morale. Così facendo, la presidente si è inevitabilmente rimangiata molte promesse, tra le quali il Patto Verde.
Infine, il discorso di oggi a Strasburgo non contiene alcuna proposta non dico controversa, ma almeno non convenzionale. Non una parola sul futuro del diritto di veto, sull’eventualità di debito in comune, sulla possibilità di creare un esercito europeo, sull’ipotesi di riforme istituzionali.
Possiamo dirci sorpresi? In questi anni, la presidente von der Leyen ha più che altro messo in pratica le istruzioni del Consiglio europeo, riducendo al minimo le iniziative personali. Ancora oggi ha tenuto un basso profilo, opportunisticamente mentre molti paesi si avviano alle urne nei prossimi mesi. Nessuno nell’establishment crede sia il momento di agitare le acque.
Possiamo immaginare la difficoltà della posizione in cui si trova la signora von der Leyen. L’assetto dell’Unione europea poggia su un delicato equilibrio istituzionale. Sappiamo altresì quanto divisi siano i paesi membri, e quanto frammentato sia il Parlamento europeo.
Al tempo stesso, la signora presidente sembra navigare a vista, optando per il minimo comune denominatore e pronta a cambiare cavallo a seconda del vento. In queste circostanze, il rischio è di scontentare tutti e in fin dei conti di lasciare l’Unione europea andare alla deriva.