Secondo le prime stime, nel 2025 la Francia ha concesso la propria nazionalità a oltre 60mila persone. Solitamente la consegna del certificato di nazionalità avviene nelle prefetture. Una volta all’anno, per un gruppo ristretto di nuovi cittadini francesi, una cerimonia più solenne è organizzata in un celebre luogo di Parigi.
In passato, le celebrazioni sono avvenute nel Musée d’Orsay o all’Opéra Garnier. Nei giorni scorsi la cerimonia ha avuto luogo al Panthéon, nel tempio laico della Nazione sul cui frontone campeggia la scritta: Aux grands hommes, la Patrie reconnaissante.
Ho assistito alla cerimonia, e ne ho tratto alcune considerazioni.

L’appuntamento era fissato per le 8:30 del mattino. Dopo un controllo di sicurezza, i partecipanti sono stati fatti accomodare in uno degli absidi del Panthéon, a sinistra del Pendolo di Foucault.
Secondo le cifre della Prefettura di Parigi erano presenti 239 persone, di cui il 45% uomini e il 55% donne, di età fra i 24 e i 67 anni. Per ragioni di privacy, la prefettura non mi ha potuto fornire dettagli sulle nazionalità di origine né sulla professione delle persone. Erano state invitate a presenziare anche alcune scolaresche.
La cornice era semplice, ma elegante: alcune file di sedie, un leggio, le bandiere della Francia e dell’Unione europea, una statua di Marianne, e la postazione di una orchestra.
Ciascun nuovo cittadino ha ricevuto una copia della Dichiarazione dei diritti dell’Uomo, la Carta dei diritti e dei doveri del cittadino francese e una lettera autografa del presidente della Repubblica. Scopro che i naturalizzati francesi hanno un anno di tempo per eventualmente francesizzare il loro nome o il loro cognome.
Nella sua missiva, Emmanuel Macron si congratula “calorosamente” con il nuovo cittadino francese per aver scelto “il progetto di una Francia sempre in movimento”.
“La nostra Repubblica e l’Unione europea – scrive il presidente rivolgendosi al destinatario della lettera – hanno bisogno della Sua partecipazione attiva per fare vivere la democrazia. Oggi la Francia è fiera e lieta di accogliervi”.
La cerimonia è stata relativamente rapida, alla presenza del ministro degli Interni, Laurent Nuñez. In prima battuta, ai nuovi cittadini è stato mostrato un video sulle principali istituzioni francesi, sul ruolo della Francia in Europa e nel mondo, sulla partecipazione del paese all’Unione europea.
Ha poi preso la parola l’amministratrice del Panthéon, Barbara Wolffer, che ha raccontato la storia dell’edificio e il suo ruolo nel dare una ultima dimora ai grandi di Francia. Ha ricordato che il Panthéon ha accolto di recente l’eminente giurista Robert Badinter, la cui famiglia arrivò in Francia dalla Bessarabia all’inizio del Novecento, e due resistenti di origine armena, Missak e Mélinée Manouchian.

Successivamente, il discorso del ministro è stato solenne, ma ricco di aneddoti. Ha ricordato quanti francesi hanno fatto grande la Francia, senza esservi nati. Tra gli altri, ha citato il poeta Guillaume Apollinaire, la scienziata Marie Curie, il pittore Marc Chagall, l’artista Joséphine Baker.
Il ministro avrebbe potuto pescare a piene mani in un volume di oltre 950 pagine pubblicato dalla casa editrice Laffont nel 2013 e intitolato Dictionnaire des étrangers qui ont fait la France. Il libro contiene 1.200 voci individuali e 70 voci collettive.
“Vi iscrivete nella grande Storia”, ha quindi affermato Laurent Nuñez ai presenti. “Vi invito a fare brillare la Francia, ciascuno di voi nel vostro campo e a seconda delle vostre possibilità”. Ha quindi esortato “a rispettare tutte le credenze”, a “formare insieme una nazione”, e, non ultimo, a “verificare che siate iscritti sulle liste elettorali”. Infine, ha concluso: “Ricevere la nazionalità francese è un onore. Siatene degni”.
Per concludere, il ministro ha ricordato che egli stesso è di origine straniera, figlio di un immigrato spagnolo naturalizzato francese. A proposito: prima di guidare il ministero degli Interni, Laurent Nuñez è entrato all’Ecole Nationale d’Administration e ha percorso la carriera prefettizia fino a diventare prefetto di Parigi (2022-2025).

La cerimonia si è rapidamente conclusa con la Marsigliese suonata dall’Orchestre des Gardiens de la Paix de la Préfecture de Police di Parigi e cantata dal Chœur de l’Armée Française.
La Francia ha assimilato nei secoli milioni di stranieri, offrendo loro un futuro alla pari con i français de souche. In cuor loro anche i francesi più sciovinisti sanno perfettamente che il successo e l’influenza del loro paese nella Storia sono dipesi anche dalla capacità della Francia di offrire ai nuovi cittadini un futuro politico, economico e sociale dove prevale, a conti fatti, l’aristocrazia del merito piuttosto che la lealtà di clan.
A differenza dell’Italia, la Francia non concede la propria cittadinanza opportunisticamente (e dalla porta di servizio) pur di assicurare badanti alle famiglie, operai alle fabbriche, contadini alle campagne, infermieri agli ospedali, bambini agli asili – ma perché crede fermamente in un circolo virtuoso tra l’apertura al mondo e il progresso del paese.
Certo, il principio dell’assimilazione è per molti versi en panne; l’ascensore sociale è più lento di prima; alcuni partiti politici coltivano la paura dell’immigrazione e stringono le viti all’ingresso. Ma la Francia continua a perseguire un grande progetto politico, dove conta più l’appartenenza alla comunità che il vincolo di sangue o il legame clientelare.